FATTI AD ARTE

BRUNELLESCHI, IL GENIO DELLA CUPOLA

di Stefano Di Palma

Con l’avvio di questa rubrica che ci permette di comprendere, se pur in maniera divulgativa, i capolavori di architettura, di pittura e di scultura che costituiscono i grandi pilastri della Storia dell’Arte, si offre un nuovo spazio conoscitivo ricco di spunti e ci si augura portatore di una nuova sensibilità verso un patrimonio di inestimabile valore (troppo spesso dato per scontato oppure non rispettato adeguatamente), che ancora oggi s’impone sulla scena mondiale non come muta testimonianza di un lontano passato, bensì come materia viva e pulsante che determina la nostra genetica, la nostra forza, il nostro essere.

Ultimamente molti di voi avranno avuto modo di seguire la serie televisiva I Medici trasmessa dalla Rai che ha risvegliato un certo interesse verso le vicende di questa importante famiglia che si è imposta con clamore sulla scena fiorentina, italiana ed internazionale soprattutto dal secolo XV. Ad un certo punto nel telefilm, ma si badi bene è meglio dire nella Storia, appare uno straordinario personaggio e quella che può essere definita la sua opera principale: l’architetto Filippo Brunelleschi (1377-1446) progettista della cupola del Duomo di Firenze.

Come è noto, la costruzione del Duomo, a metà del Trecento, era giunta al tamburo ottagonale di imposta della gigantesca cupola; già ai primi del Quattrocento si pensava al completamento, ma solo nel 1418 fu bandito un concorso vinto a pari merito da Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti (come accadde in precedenza per quello della porta del Battistero fiorentino e motivo di discordia tra i due). L’edificazione presentava moltissime difficoltà, tra le quali si cita l’esigenza di armonizzare parti di un unico monumento costruito in epoche diverse e l’oggettiva perdita tra le maestranze delle conoscenze empiriche necessarie per terminare una simile costruzione. A differenza del citato concorso del 1401- dove ad un certo punto il Ghiberti si trova ad operare da solo per rinuncia del Brunelleschi – in questo caso, Filippo ricorre ad uno stratagemma: come ci tramanda il Vasari, per poter rimanere unico responsabile del lavoro, egli si finge ad un certo punto malato e la sua assenza chiarisce l’inadeguatezza dell’antico rivale allo svolgimento dell’impresa.

La costruzione della cupola inizia il 1 agosto 1420 in un clima di aspettativa che coinvolgeva tutta la cittadinanza, al quale corrisponde l’ardita soluzione vincente adottata dall’architetto. In sostanza egli progetta una doppia cupola (di cui l’esterna a sesto acuto per assecondare le forme di quel che già era stato costruito) racchiusa una dentro l’altra. Si ricorda che si parla di grandi dimensioni: quella interna ha un diametro di 45 metri mentre quella esterna un diametro di 55 metri. Costituita da una ossatura di otto costoloni interni tra i quali si tendono vele a sezione orizzontale rettilinea in grado di assorbire le forti spinte alla cupola interna, più ridotta e più forte, è affidato il compito di reggere quella esterna, alla quale fornisce anche appoggi intermedi che consentono di renderla più leggera e di modificarne il profilo.

E’ da notare che l’enorme copertura, seguendo i sistemi tradizionali, avrebbe richiesto dei ponteggi partenti da terra e centine lignee per reggere la cupola in costruzione fino alla sistemazione della chiave di volta. Ebbene, l’innovatrice soluzione attuata dal Brunelleschi che elimina simili sistemi è data dall’uso di murature con mattoni disposti a spina di pesce (desunto dagli esempi dell’antica Roma) che sono autoportanti. I costoloni vengono così costruiti di pari passo alle vele, che svolgono funzione di sostegno e che si reggono in modo autonomo grazie alla particolare posa dei mattoni. La conclusiva lanterna, eseguita solo a partire dal 1436, con la spinta longitudinale esercitata dal suo peso consolida ulteriormente costoloni e vele; si tratta in sostanza di una ben congeniata struttura dove gli elementi che la costituiscono si danno reciprocamente forza e sostegno.

Infine, nel 1438, Brunelleschi inserisce nei lati del tamburo quattro tribune semicircolari che, alternate alle quattro cappelle maggiori, determinano un significativo passaggio tra strutture interne e strutture esterne leggibili, con le loro valenze chiaroscurali, come partecipative alla armonizzazione complessiva della grande massa della cupola.

Come altri noti artisti del suo tempo, Filippo Brunelleschi fu iniziato all’arte di orafo e fu scultore; con la sua opera, insieme a quella di altri grandi protagonisti del suo tempo e successivi, inizia una vera e propria rivoluzione nelle scienze della costruzione: egli può essere indicato come primo grande architetto rinascimentale rinnovatore di forme e tecniche costruttive mediate da intellettuali ragionamenti fondati sulla conoscenza storica nonché della matematica e della geometria.1 2 3 disegno di di A. ROSSI, 1977 tratto da Arte nel Tempo volume I

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