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CANNABIS – E’ GIUNTA L’ORA DI LEGALIZZARLA ANCHE IN ITALIA?

Lo scorso 25 luglio, una proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis, sottoscritta da 218 parlamentari provenienti da diversi schieramenti politici è approdata in Aula alla Camera per essere discussa. QUI la lista di tutti i firmatari.

Scopo della proposta, tentare di regolamentare la reperibilità delle cosiddette droghe leggere ma anche regolamentarne l’uso personale, domestico, medico e ricreativo.
Nonostante una discussione iniziale in cui si è capito che la battaglia sarà veramente dura, il voto sulla legalizzazione della cannabis avverrà a settembre.

E’ sicuramente un momento storico per il nostro Paese il quale si troverà finalmente a dover prendere una posizione su una questione che ancora oggi divide il mondo intero.

Ma cerchiamo di capire cosa esattamente prevede la proposta di legge e in quali aspetti andrà ad influire sulle vite dei consumatori. Dal sito ( www.cannabislegale.org ) :

Il possesso: Si stabilisce il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – non sottoposta ad alcuna autorizzazione, né ad alcuna comunicazione a enti o autorità pubbliche. Rimane comunque illecito e punibile il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. È inoltre consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo.

L’autocoltivazione: É possibile coltivare piante di cannabis, fino a un massimo di 5 di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. È altresì consentita la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale è sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio e non è necessaria alcuna autorizzazione. I dati trasmessi sono inseriti tra i “dati sensibili” del Codice Privacy (opinioni politiche, tendenze sessuali, stato di salute…), e non possono essere né acquisiti, né diffusi per finalità diverse da quelle previste dalla procedura di comunicazione.

I cannabis social club: Per la coltivazione in forma associata, è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello deicannabis social club spagnoli, cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. Ciascun cannabis social club può coltivare fino a 5 piante di cannabis per ogni associato. È possibile iniziare a coltivare decorsi trenta giorni dall’invio della comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio. Anche in questo caso le comunicazioni sono protette dalle norme previste per i “dati sensibili” dal Codice Privacy.

La vendita: È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali. Per le attività soggette a monopolio sono previsti principi (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento, ecc. ecc.), la cui attuazione è delegata a tre decreti ministeriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga.

Per curarsi meglio: Sono previste norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale. Sono inoltre semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis. L’obiettivo è quello di migliorare una situazione, come quella attuale, in cui il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è formalmente previsto, ma sostanzialmente impedito da vincoli burocratici, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati.

Fuori, no!: Si stabilisce un principio generale di divieto di fumo di marijuana e hashish  in luoghi pubblici, aperti al pubblico e negli ambienti di lavoro, pubblici e privati. Sarà possibile fumare solo in spazi privati, sia al chiuso, che all’aperto.

Se fumi, non guidi: Come per l’alcol, la legalizzazione della cannabis non comporta l’attenuazione delle norme e delle sanzioni previste dal Codice della strada per la guida in stato di alterazione psico-fisica. Nel caso della cannabis, rimane aperta comunque la questione relativa alle tecniche di verifica della positività al tetroidrocannabinolo che attestino un’alterazione effettivamente in atto, come per gli alcolici, e non solo un consumo precedente che abbia esaurito il cosiddetto effetto “drogante”.

La prevenzione: I proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, sono interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.

Evitando di citare le numerose dichiarazioni di molti parlamentari che hanno promesso barricate contro questo progetto di legge, tanto sembra essere così convincente questa legge che anche il presidente dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione Raffaele Cantone ha dichiarato di essere diventato favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere così dichiarando ieri a Radio Radicale: “Fino a poco tempo fa ero assolutamente contrario all’idea della legalizzazione perché non mi convincevano gran parte degli argomenti, che servisse cioè per sconfiggere la criminalità organizzata, perché le droghe leggere sono una parte insignificante degli utili della criminalità organizzata, o che servisse per evitare una serie di problemi di salute dei ragazzi. Adesso ho un po’ cambiato posizione. Credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità. Questo mi porta ad essere molto più laico. “. Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone dice sì al disegno di legge in discussione alla Camera per iniziativa dell’intergruppo parlamentare promosso dal sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova.

Di parare diametralmente opposto il Ministro della Salute Lorenzin la quale, in  merito al progetto di legge in approdo in Aula ha così dichiarato su twitter:
Senza titolo
Riprendendo le parole del Presidente dell’Autorità Nazionale Anti-Corruzione Cantone, legalizzare vuol dire contrastare la criminalità organizzata.
Già… sconfiggere la criminalità organizzata. Nella sua ultima Relazione annuale, la Direzione Nazionale Antimafia ha denunciato apertamente, a proposito dell’azione di contrasto alla diffusione dei derivati della cannabis, “il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. D’altra parte, aggiunge la DNA, dirottare ulteriori risorse su questo fronte ridurrebbe l’efficacia dell’azione repressiva su “emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc.” e sul “contrasto al traffico delle (letali) droghe ‘pesanti’”.

In questo quadro, è proprio la DNA a proporre politiche di depenalizzazione che potrebbero dare buoni risultati “in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

Solo chi vive al di fuori della realtà può essere contrario alla legalizzazione delle droghe leggere perché legalizzarne l’uso e la vendita significa dare un grosso colpo alla criminalità organizzata, ammesso che la si voglia colpire di petto e non in maniera inefficace.

In secondo luogo, come sottolineato anche dal presidente dell’Autorità Nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone legalizzare le droghe leggere significa evitare che milioni consumatori, giovani e meno giovani, abbiano a che fare direttamente con la criminalità organizzata per cui ci si rivolge alla mafia sia per il reperimento sia per per rimetterla sul mercato.
Secondo quanto riportato da Repubblica, in Italia sono circa 4 milioni i consumatori di marijuana e hashish, circa il 10% della popolazione mondiale ; usufruitori che troppo spesso sono costretti a dover consumare sostanze di dubbia provenienza e di dubbia qualità, come emerso più volte in numerose inchieste delle autorità e di canali di informazioni in cui è emerso che all’interno della marijuana a volte erano presenze sostante quale polvere di vetro, ammoniaca o nel peggior dei casi heroina. Stesso discorso anche per l’hashish.

E’ quindi evidente che il proibizionismo non ha portato alcun risultato positivo.

Paesi che hanno legalizzato, per i citarne alcuni Usa ,California, Canada, Olanda, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca hanno dimostrato che tale apertura può essere un grande aiuto sia per le casse statali; in Italia, i proventi derivanti dalla vendita della marijuana sono stimati intorno ai 10 miliardi di euro, sia per quanto concerne l’abbassamento dei consumi.
In ogni caso, il primo errore da non commettere è quello di generalizzare riguardo le droghe. Non c’è la droga, ma le droghe, ci sono quelle leggere e quelle pesanti. Le prime non sono lesive come le seconde.

A cosa servono dati, studi e statistiche se poi a prevalere sono i moralismi?
Non può essere trascurato l’aspetto economico: la legalizzazione della cannabis – e, se vogliamo, anche della prostituzione determinerebbe sostanziose entrate fiscali, si sottrarrebbe un mercato enorme a mafia e criminalità di strada, si smetterebbe di intasare le aule di tribunale per perseguire giovani “pusher”, si svuoterebbero le carceri … I vantaggi sono molteplici…quindi perché non tentare?

Alessio Donfrancesco

 

 

 

 

 

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