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CONFERENZA EPISCOPALE DEL LAZIO: UN CONVEGNO CON MONS.ANTONAZZO

Da Gianni Fabrizio riceviamo e pubblichiamo:

La risposta cristiana alla violenza”: è questo il tema scelto dalla “Commissione per l’ecumenismo e il dialogo” della Conferenza Episcopale del Lazio”, presieduta dal vescovo di Sora, Aquino, Pontecorvo, mons. Gerardo Antonazzo, per il Convegno annuale che avrà luogo presso la Fraterna Domus, a Sacrofano, il 20 marzo, dalle ore 9 alle ore 17.

L’assise vedrà raccolti operatori pastorali e docenti delle scuole superiori di tutto il Lazio.Un impegno importante e laborioso che il vescovo Gerardo sta conducendo con grande sensibilità e competenza. “Le convulsioni dei cambiamenti storici e la forza dell’individualismo, ha commentato mons. Marco Gnavi, Segretario della stessa Commissione Regionale, sembrano lasciare un ampio varco a numerose forme di conflitto. Le cronache ci consegnano quotidianamente narrazioni di conflitti domestici sanguinosi, di atteggiamenti aggressivi e contagiosi fra gli adolescenti, di scontri che pervadono la vita quotidiana nel suo fluire: dal traffico, ai rapporti fra colleghi. Le vicende internazionali, si pensi ad esempio allo scontro su piazza Maidan a Kiev ed il problema attualissimo, fra i tanti, della Crimea,  vengono rappresentate dai media in tempo reale, come immagini in streaming alle quali si assiste impotenti, accrescendo attese, interrogativi, speranze o disillusioni.  Tuttavia, in ogni sua forma, la violenza interpella la coscienza e la comunità cristiana, chiamata ad opporvi la forza umile del Vangelo. La Chiesa è, secondo le parole di Papa Francesco, “un ospedale da campo” che deve soccorrere quanti sono feriti nel corpo e nell’anima. Essa è anzitutto portatrice di speranza e tessitrice di pace. L’assieme ancora caotico dei cristiani, può divenire “carovana solidale” e popolo, testimone di speranza. Se la Chiesa può e deve divenire “Chiesa in uscita”, il tentativo umile di questo Convegno, è raggiungere idealmente i terreni ove la violenza si manifesta e provare a identificare alcune risposte; non più di alcune indicazioni che orientino i docenti in una lettura non semplificata e mai rassegnata, delle espressioni di violenza. Una fotografia di essa, nel tessuto urbano, verrà offerta da parte della Prof.ssa Donatella Pacelli, docente di sociologia alla LUMSA; il Prof. Mobeen Shahid narrerà la via pacificante di un martire cristiano pakistano, quale il Ministro delle Minoranze, Shahbaz Bhatti e la sua eredità oggi; una lettura della risposta neotestamentaria verrà dal biblista valdese Yann Redaliè. Tamara Chikunova, coraggiosa cristiana ortodossa, che ha visto suo figlio condannato a morte e ucciso dallo Stato Uzbeko, parlerà della violenza contro le donne: la sua voce ha la forza e l’autorevolezza di una testimone di immenso dolore trasformato in coraggio di amore. L’Igumeno Andrea Wade, del Patriarcato di Mosca aiuterà i convegnisti a ritrovare la forza dell’umanesimo cristiano attraverso i padri della Chiesa e i santi russi”.

La risposta cristiana alla violenza, ha dichiarato alla Stampa, nella sua qualità di Presidente della Commissione regionale per l’ecumenismo e il dialogo, mons. Gerardo Antonazzo, deve andare alle radici della violenza, a tutto ciò che la provoca e la alimenta nel cuore dell’uomo e dei popoli. E’ importante studiare questo gravissimo fenomeno, che ai nostri giorni sembra crescere in modo esponenziale, per capire a cosa porta la sola spirale dell’odio, dell’intolleranza, dell’esclusione, dell’eliminazione dell’altro. Non di rado le radici della violenza le rintracciamo, purtroppo, nella stessa appartenenza religiosa, assunta come motivo di conflitto piuttosto che di dialogo. Si produce violenza in nome di Dio! In secondo luogo, la risposta cristiana deve suggerire soluzioni possibili. E’ interessante dal punto di vista del contenuto e, soprattutto, del metodo, quanto Papa Francesco afferma a proposito del conflitto:  “Vi è un modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze … i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita”.

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