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DELITTO DELLE COMPRE: LA PAROLA ALL’AUTOPSIA

Il cerchio, per ora, si è chiuso.

C’era un tassello mancante nel caso delle Compre: il corpo della vittima.

Tutto si era svolto velocemente il pomeriggio del 13 Aprile: il litigio tra Mario Domenico Grossi e due vicini di casa, le botte, il corpo buttato in acqua, un testimone che aveva visto tutto e aveva allertato le Forze dell’Ordine, l’arrivo dei Carabinieri, il fermo e poi l’arresto dei due presunti colpevoli – Angelo Pellegrini e Sante Cipollone – le parziali ammissioni di uno di essi.

C’era tutto. Meno il cadavere.

Il corpo del 78enne giardiniere – conosciuto perché particolarmente esperto negli innesti – era stato cercato, da quel pomeriggio di sedici giorni fa, tutti i giorni, anche a Pasqua. Il fiume era stato perlustrato dai sommozzatori a partire dal punto in cui il testimone aveva raccontato di averlo visto finire in acqua. Si era cercato anche sulle rive, si era aperta la diga di Valfrancesca per far defluire l’acqua, particolarmente profonda e melmosa in alcuni punti.

Alla fine, tutti gli sforzi compiuti sono valsi il recupero del corpo di Grossi, riaffiorato nella tarda mattinata di oggi, circa due chilometri più a valle del punto in cui è finito in acqua.

Ora, inizia un’altra fase: gli esami autoptici, infatti, dovranno appurare se l’uomo era già morto quando è stato gettato in acqua o se era solo stordito. Dovrà dunque essere riscontrato se è vero o meno quanto sembra sia stato sostenuto dai due vicini di casa che lo hanno pestato e che cioè, dopo averlo buttato nel fiume, avevano cercato di recuperarlo quando si erano accorti che Domenico Grossi era in difficoltà.

Dunque, non può ancora calare il sipario su un tragico fatto di cronaca che ha tenuto costantemente in allerta tutti e principalmente gli abitanti delle Compre, ancora increduli per l’accaduto.

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