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DOMENICO GROSSI COME SAMANTA FAVA?

Per il quinto giorno consecutivo, le ricerche del corpo di Mario Domenico Grossi sono andate avanti, ma sono risultate vane. Non è stato risolutivo neanche l’utilizzo delle unità cinofile, impiegate quest’oggi sul luogo del delitto.

Il corpo del 78enne non si trova e, inevitabilmente, la mente corre ad un altro caso di cronaca nera, consumatosi, anch’esso a Sora: la scomparsa, la morte e l’occultamento di cadavere di Samanta Fava.

Naturalmente, quanto accaduto domenica pomeriggio alle Compre sembra avere modalità del tutto differenti dal caso della povera Samanta, di cui si persero le tracce nell’aprile del 2012 per ritrovarne il corpo solo un anno dopo, nascosto, murato dietro una parete di una casa di Fontechiari.

Eppure, c’è almeno un elemento che, in qualche modo, fa accomunare i due fatti.

Vediamo perché. Il tratto del Liri che in questi giorni viene scandagliato per ritrovare il corpo di Domenico Grossi, tra maggio e giugno dell’anno scorso, finì ugualmente sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, in quanto l’uomo che Samanta frequentava – Tonino Cianfarani – (che successivamente è stato accusato e arrestato per la morte e l’occultamento di cadavere della donna, per cui è attualmente sotto processo) dichiarò che la poveretta aveva avuto un malore e lui, spaventato, aveva pensato di liberarsi del corpo gettandolo nel fiume Liri, nel tratto a nord della città. Per alcuni giorni, i sommozzatori si immersero alla ricerca di tracce e prove, ma non trovarono nulla. Poi, invece, il cadavere fu ritrovato murato in una casa del centro di Fontechiari. In questi giorni, i sommozzatori sono intervenuti pressoché nella medesima zona.

Tuttavia, mentre nel caso della 36enne sorana non ci furono testimoni, per quello di Domenico Grossi c’è un vicino di casa che ha dichiarato di avere visto tutto – il pestaggio e l’abbandono del corpo in acqua – e, anzi, è stato lui stesso ad avvisare le Forze dell’Ordine, consentendo l’immediato fermo – poi tramutato in arresto – dei due presunti responsabili.

Comunque, solo uno dei due ha fatto parziali ammissioni e resta da capire se Domenico Grossi sia stato gettato in acqua quando era già morto o se era solo stordito e se è vero che Angelo Pellegrini e Sante Cipollone, una volta resisi conto che il poveretto stava andando sott’acqua, abbiano provato, senza riuscirci, a tirarlo su, non avventurandosi nel greto perché nessuno dei due sarebbe capace di nuotare.

 

 

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