REDAZIONALE

GILBERTA PALLESCHI – SOLO VENT’ANNI ALL’OMICIDA. LE RAGIONI DELLA GIUSTIZIA.

Le ragioni della Giustizia non sono quasi mai le ragioni della Vittima.  Stride e fa scalpore la notizia della condanna a vent’anni, anzichè all’ergastolo, di Antonio Palleschi, colpevole dell’uccisione della professoressa Gilberta Palleschi. La Corte d’Appello di Roma ha ridotto la pena, riconoscendo l’infermità mentale dell’assassino reo confesso.

Quando la Giustizia, lenta ma inesorabile, compie i suoi passi, il dolore delle Vittime è ancora vivo, immortale. E così è anche questa volta. Non è sopita la sofferenza, non sono finite le lacrime, non è placata la sete di Giustizia. ‘Esemplare’, così l’avevano invocata i familiari di Gilberta, chi la conosceva e chi no, specie ogni donna che, in quella donna, ha visto se stessa, possibile innocente, casuale vittima dell’orco. Perchè Gilberta è stata strappata alla vita, in una giornata qualunque, durante una normale passeggiata, aggredita, uccisa, oltraggiata. E al suo posto poteva esserci chiunque altra.

La Giustizia è arrivata al suo capolinea ed ha soppesato le ‘ragioni’ del carnefice, come se avesse ‘scordato’ quelle di Gilberta, della famiglia, di una intera comunità, ancora scossa da tanta ferocia. E’ come se i sentimenti non avessero peso, tutto è freddo. Hanno parlato le carte, le perizie, l’infermità.

Ed è ancora l’ora del dolore. Perché le ragioni della Giustizia non sono quasi mai le ragioni delle Vittime.

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