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I FUNERALI DI MARCO SAVORITI. TUTTI DOBBIAMO RIFLETTERE

Brividi al funerale di Marco Savoriti, l’operatore del 118 che venerdì pomeriggio si è tolto la vita all’interno della sua abitazione, in Viale San Domenico.

A salutarlo, una folla commossa e, al termine del rito funebre, le sirene delle autoambulanze con cui egli  stesso, tante volte, ha salvato la vita agli altri.

Nessuno, invece, è riuscito a salvare la sua, di vita. La storia di Marco si aggiunge così alla triste sequela di chi ha perso la forza ed ha mollato.

La cronaca, purtroppo, ci racconta troppo spesso, ormai, la fragilità di chi non ce l’ha fatta più a credere in questa vita, in preda alla crisi talvolta economica, talvolta di valori. Allora, pesa come un macigno su tutti noi, sulla comunità, la responsabilità di intercettare quei segni , quei disagi – che, ahinoi, restano spesso taciuti, nascosti e invisibili – che dovrebbero essere il campanello di allarme, quello che dovrebbe destare la nostra attenzione e farci correre in soccorso di chi ha bisogno di aiuto.

Proprio come Marco Savoriti ha fatto tante, tantissime volte. Questa volta, non c’erano da curare ferite del corpo. Ma quelle, ben più profonde, dell’anima. E non ci siamo riusciti.

Ognuno di noi è chiuso nel suo mondo, nei  propri impegni, a correre, perché c’è sempre tanto da fare ed  è sempre tardi. Salvo poi accorgerci che, ad un certo punto, può essere veramente troppo tardi.

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