FATTI AD ARTE

IL PITTORE DELL’UNIVERSO FEMMINILE – LA LATTAIA DI VERMEER

di Stefano Di Palma

Il valore, la poesia e la straordinaria capacità introspettiva dell’artista Jan Vermeer (1632-1675) sono ben sintetizzati in questa acuta analisi, già richiamata nel titolo, che vi propongo: “Tra tutti i pittori olandesi del Seicento, e si potrebbe dire in assoluto dell’intera storia dell’arte, Vermeer mostra una sottile, straordinaria capacità di entrare nel mondo degli affetti, delle emozioni, dei segreti femminili. Una parte molto rilevante della sua non numerosa produzione è dedicata a interni domestici, con una o due donne. Si tratta sempre di quadri in cui regna il silenzio, rotto appena dallo scricchiolio di una penna su un foglio, da un accordo tentato al clavicembalo, da un arpeggio alla chitarra, dallo scorrere del latte da una brocca, dallo snocciolare degli aspi sul tombolo di un merletto: o più spesso, da un sospiro appena sfuggito, da un sorriso, da un’esperienza catturata al volo. I pudori e le gioie trattenute, il raccoglimento e l’animazione, i turbamenti e le passioni: con grande delicatezza, in punta di piedi, Vermeer ci introduce sulle soglie dell’universo femminile. Madre, suocera, moglie, sorelle, figlie: certo Vermeer  è effettivamente circondato dalle donne, ma non è mai possibile identificarne una con sicurezza nei suoi quadri: le donne dei dipinti di Vermeer sono tutte senza nome, non conosciamo la loro storia, ma a ciascuna di esse Vermeer offre un lampo di affetto, che diventa spesso un atto di amore” (cfr. S. ZUFFI, 1999).

A queste considerazioni, si accostano molte opere come, ad esempio: La Donna con una bilancia (1664); La suonatrice di chitarra (1667); La ragazza con collana di perle (1665); La ragazza che legge una lettera (1660-1663) e la famosa Fanciulla con la perla (1665) una delle immagini-simbolo della pittura di Vermeer.

La celebre opera intitolata La lattaia, olio su tela databile al periodo 1659-1660, si trova nel Rijksmuseum di Amsterdam. Pur partendo probabilmente da prototipi italiani, si tratta di una delle prime scene di genere in cui il pittore realizza quel meraviglioso rapporto tra figura e spazio circostante che supera il semplice realismo.

La scena si consuma all’interno di una semplice stanza domestica, connotata da alcuni elementi legati a quel contesto, come ad esempio recipienti di vimini, di ceramica e di metallo; un raggio di luce radente che proviene dalla finestra illumina l’ambiente e dona sostanza agli elementi e alla protagonista. La fisionomia della domestica che versa il latte sprigiona una grande concentrazione: in tal modo il gesto quotidiano, avvolto in quest’atmosfera rarefatta, assume un che di sacro. Come è stato osservato, per raggiungere tale risultato, Vermeer ha studiato attentamente la composizione, facendo convergere le diagonali del polso della donna sulla brocca, che diventano fulcro emotivo della tela, col rivolo bianco che esce dal buio; Vermeer nobilita inoltre la domestica facendole assumere la tradizionale posa della Temperanza, virtù raffigurata mentre versa acqua da una brocca, alla ricerca di un equilibrio (cfr. F. FISOGNI, 2006).

Minuziosa è poi la cura con cui sono resi i dettagli: la luce tocca la protagonista e gli oggetti che la circondano e attraverso una pennellata granulosa, a piccoli tocchi, la materia diventa sostanza, l’atmosfera dipinge il vero.

A tal riguardo, si osservi lo straordinario accostamento di un colore caldo (il corpetto) e di uno freddo (il grembiule) che codificano l’abbigliamento della donna procurando gli effetti dei diversi tessuti; questa speciale capacità di gestione del dato naturale è poi riproposto nello splendido brano di natura morta costituito dal pane e dal drappo posti sul tavolo.

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