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L’IMMIGRAZIONE ITALIANA IN FRANCIA

Dal Prof.Michele Santulli, riceviamo e pubblichiamo:

Sta avendo luogo in Francia con durata fino al 10 settembre una iniziativa ufficiale sulla immigrazione italiana in quel paese dal 1860 al 1960 intitolata ‘Ciao Italia’ la prima realizzazione su questo tema.

Il Museo Nazionale della Emigrazione ‘Porte Dorée’ di Parigi è riuscito a mettere sotto gli occhi del visitatore cento anni di storia e di vicende con il soccorso di materiale raccolto di varia natura e soprattutto col ricorso a sussidi cinematografici molto pregevoli e rari. Sono stati ricordati personaggi famosi, artisti principalmente, vissuti in Francia, attori importanti italiani divenuti francesi, quegli italiani che hanno avuto successo nell’imprenditoria e nel commercio; sono stati ricordati e dove possibile illustrati con rari documenti sia gli stretti rapporti e relazioni storici come pure quelle occupazioni talvolta particolari che gli immigrati svolgevano,  tali gli spazzacamini molto numerosi, i lustrascarpe, i venditori di sculturine di gesso  o di di immagini sacre oppure i  poveri bambini e adolescenti occupati  nelle vetrerie allora molto diffuse in Francia. Naturalmente peso rilevante è per quelle informazioni di carattere generale che evidenziano e sottolineano l’apporto in tema di mano d’opera che gli Italiani hanno dato al Paese in tutti i settori, primi fra tutti l’edilizia e l’agricoltura. Naturalmente l’attenzione è stata anche diretta verso i sempre difficili episodi di integrazione, sugli sforzi delle autorità per facilitare o quanto meno rendere meno difficoltosa la convivenza tra individui appartenenti a mondi differenti, non ci si è arrestati di fronte alla illustrazione e ricordo anche di quegli episodi ed eccessi di intolleranza o di vera e propria furia  xenofoba criminale.

Iniziative di così ampio respiro, pur se dignitosamente sviluppate e documentate, non possono evitare qualche annotazione critica. Il fenomeno immigratorio si fa iniziare col 1860 ma già prima di tale data sono registrati ufficialmente in Francia circa centomila Italiani! Da dove vengono ? E’ noto che la stragrande maggioranza di immigrati, già all’inizio,  è rappresentata dai  Piemontesi stanziati nel Sud Est del Paese ma una informazione un pizzico più dettagliata sulla origine vera e propria del fenomeno avrebbe fatto scoprire necessariamente che i primi flussi regolari quindi non episodici, avevano un nome e una provenienza -e anche una motivazione- differente: i ciociari della Valcomino in Terra di Lavoro, Regno di Napoli, gli avamposti e i pionieri  a Parigi già fine 1700. E individuata tale contingenza storica, si sarebbero individuati, nel prosieguo degli anni -a differenza delle altre comunità immigrate- dei fatti e realizzazioni nonché  -inimmaginabile- rapporti e coinvolgimenti della cultura francese con i luoghi di origine di questa umanità, che avrebbero di molto incuriosito e acculturato il visitatore. La esposizione in verità, pur se marginalmente, pone attenzione a qualcuna di tali contingenze: alludo agli artisti girovaghi che come pifferari, zampognari e organettari (andrebbero aggiunti i briganti) rappresentano come ben si sa, delle icone consolidate e celebrate nell’ambito della storia dell’arte occidentale e non solo dell’arte pittorica; sono state esposte due antiche foto di questi artisti nomadi per le strade di Parigi e la breve scheda informa invece che tali presenze, consuete già ‘bien avant le XIX siècle’, sono di girovaghi ‘abbruzzesi’, ribadendo dunque un madornale comune errore di identificazione. E pur brevemente menzionandolo, troppo brevemente, il Museo ha trovato una collocazione a quell’altra figura notoriamente eccezionale del modello e della modella di artista: invero trattasi  per alcuni di essi di creature che hanno veramente contribuito a fare la storia dell’arte occidentale: Rodin, Matisse, Corot, Leighton, Frémiet, Falguière, hanno lasciato la immagine visibile di queste donne e uomini: San Giovanni Battista, Eva, Balzac, Iris, Agostina, Carmelina, Le Serf, il ragazzo dal panciotto rosso, sono divenuti  dei veri e propri simboli dell’arte occidentale. E nel contesto della emigrazione italiana in Francia, questi fenomeni sociali così storicamente rilevanti e noti che stiamo descrivendo sono unici e tipici e la Francia è stata l’humus favorevole a tale fioritura. E si costata, finalmente, che nella breve scheda sui modelli il Museo  menziona la loro patria ‘la Ciociaria’, probabilmente è la prima volta che una istituzione francese impiega tale termine e bello sarebbe stato, per la cultura e l’arte, se il Museo si fosse soffermato un  momentino sul significato e le implicazioni di tale termine: cosa è la ‘Ciociaria: si sarebbe fatto scoprire al visitatore che la immigrazione italiana in Francia, proprio grazie maggiormente alla Ciociaria,  non  fu solo domestici o cocchieri o  muratori, senza citare  i Galliera-Brignole o Luisa Casati  o Elsa Schiaparelli o Gabrielle Flammarion  e non dico  Marinetti o Mimì Pecci Blunt…

La presenza ciociara e diciamo pure anche laziale, numericamente rappresenta, oggi, una frazione minima degli Italiani in Francia, forse il  quattro-cinque per cento ma, ripeto, la più antica comunità a Parigi,  la più diffusa e integrata fino a circa il 1870-80 sempre a Parigi, quella che infinitamente di più si è distinta, quella che più, e sola, ha dato non solo alla manovalanza ma anche alla Cultura ed Arte francesi e non solo francesi: a tale proposito vanno ricordate perfino delle scuole d’arte istituite  e gestite da ciociari, qualcuna di grande significato e notorietà come la Académie Colarossi; altre furono l’Académie Carmen, l’Académie Vitti, l’Académie Di Camillo: si raccomanda la lettura di: “MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra nel 1800-1900 e anche “ORGOGLIO CIOCIARO/Ciociaria pride”. Altra immagine altrettanto sperimentata e perfino amata, che il Museo non registra, è quella del ciociaro che indossa il suo costume, letteralmente immortalato dalla gran parte degli artisti europei nello spazio di almeno centocinquantanni tra i quali Manet, Corot, Degas, Cézanne, Sargent, Whistler, Van Gogh, Picasso ecc. presente dunque in tutti o quasi i musei del pianeta: la loro origine era sempre la Ciociaria ed esattamente un luogo particolare di essa già ricordato, la Valcomino, una valle quasi conficcata in un fianco dell’Abruzzo. Uno sforzo andava fatto da parte del Museo della Porte Dorée per esporre almeno un quadro che illustrasse un ciociaro, in quanto   immagine molto cara ai francesi presente regolarmente nei Salons dagli  inizi del 1800.

Per terminare, ancora una osservazione: sono  stati ricordati tanti artisti di origine italiana  ma si è ignorato il nome di quello che infinitamente più di tutti è divenuto parte integrante della vita medesima dei francesi e che tutti conoscono: Coluche e cioè Michele Gerardo Giuseppe Colucci originario di Casalvieri in Valcomino, tra il tanto altro il fondatore dei Restos du coeur! Come pure  -ma forse sarà sfuggito alla mia visita- non si trova menzione di una immigrata, anche essa italiana, che addirittura fa parte del bagaglio intellettuale e sociale di ogni francese, come la Bastiglia, la Rivoluzione, De Gaulle e cioè la Semeuse: anche questa sarebbe potuta essere la occasione per finalmente ufficializzare e rendere pubblico il fatto che la modella che posò per Oscar Roty quando, dietro ordine del Governo, incise il franco d’argento  -poi anche sui francobolli-  era ‘une petite italienne’ anche essa ciociara, Rosalina Pesce della Valcomino.

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