IL CAMEO, ARTE E TRADIZIONE

SORA – L’ABBAZIA DI SAN DOMENICO

di Stefano Di Palma

L’Abbazia di San Domenico è situata in una zona pianeggiante dove confluiscono i fiumi Liri e Fibreno, sul confine di Sora con Isola del Liri, in un punto dove nei pressi sorgeva la villa di Cicerone. Se dell’antico monastero non è pervenuta alcuna rilevante testimonianza architettonica, la chiesa, dedicata alla Vergine ma nota con il nome del suo fondatore, rappresenta il superstite monumento del primitivo nucleo cenobitico anche se pervenuta ai nostri giorni in forme altamente rimaneggiate.

L’edificio di culto è costituito da un impianto basilicale diviso in tre navate da pilastri ciascuna terminante in absidi e da una cripta dove sono custodite le spoglie di san Domenico, morto il 22 gennaio del 1031. Secondo una prassi comune al periodo della fondazione – che tradizionalmente viene indicata nell’anno 1011 ma più ragionevolmente riferita entro il 1030 – (D. ANTONELLI, 1986; R. REA, 2011), la chiesa presenta un cospicuo reimpiego di materiali lapidei provenienti dalla villa di Cicerone e da alcuni sepolcri un tempo ubicati nelle vicinanze; questi reperti si trovano in maggioranza incassati nei muri perimetrali della chiesa e della cripta (A. TANZILLI, 1982).

La costruzione presenta anche alcuni elementi tratti dal linguaggio del romanico lombardo a cui, per citare i più evidenti, si collegano le finestre a ruota e la decorazione esterna delle tre absidi ritmate da una serie di piccoli archetti impostati su peducci (R. MARTA – E. BERANGER, 1988).

Sin dalla fondazione il monastero si è qualificato come un centro primario della vita religiosa sorana posto continuamente sotto la tutela della Santa Sede. A tal riguardo si ricorda il provvedimento di papa Pasquale II il quale, giunto a Sora, mostra speciale predilezione della Sede Apostolica con il solenne atto di consacrazione della chiesa, oltre che alla Vergine, a san Domenico: il significativo evento ebbe luogo il 22 agosto 1104.

Alla crescita del culto di san Domenico corrispose un graduale declino della comunità benedettina insediata dal fondatore che non passò inosservato alla Santa Sede visto che, con un risolutivo intervento, sotto papa Onorio III nel 1222 si ridusse l’Abbazia di San Domenico a priorato cistercense soggetto in tutto all’abate di Casamari.

I cistercensi, introdotti così in San Domenico, trovarono il monastero in cattivo stato e lo riattarono nelle singole parti; a questa fase si dovrebbero collegare anche dei lavori sulla chiesa, (che ne determinarono una oggi perduta soluzione in stile gotico), che comprendevano la costruzione di un portico addossato al prospetto, testimoniato dalla presenza dell’unico pilastro che ancora oggi si erge davanti ad esso.

Nonostante gli sforzi compiuti il cenobio cistercense subì un progressivo disfacimento a partire dal secolo XV. L’irrimediabile situazione protrattasi nel tempo culminò nel provvedimento di papa Innocenzo X che, nel 1652, constatato il generale declino del sacro luogo, ne dichiarò la chiusura al culto quotidiano. Nel Settecento, con il passaggio della Commenda alla famiglia Albani, si assiste ad una rifioritura, se pur discreta, dell’abbazia sorana (M. CASSONI, 1910; L. LOFFREDO, 1981).

In questo periodo la ripresa del culto di san Domenico trovò impulso dalle ricognizioni delle sue spoglie mortali compiute rispettivamente nel 1703 e nel 1706. Con l’ultimo recupero i resti furono inseriti nello splendido altare in marmi policromi ubicato nella cripta e che reca nelle pareti laterali lo stemma del committente, ossia papa Clemente XI Albani. Una manomissione del sepolcro è stata conseguita nel 1799 a causa della furia devastatrice dell’esercito napoleonico che determinò, per ragioni di sicurezza, il trasferimento delle reliquie nella centrale chiesa di Santa Restituta sino al 1800 (F. FARINA – G. COPPOLA, 2004).

Nel secolo XIX, nel segno di un decisivo ripristino del culto quotidiano, si eseguirono nuovi interventi sulla chiesa che ne comportarono un totale cambiamento. A questa fase si collega ad esempio il totale stravolgimento della facciata (che in parte era crollata) con l’inserimento nella parte alta di un centrale arco inflesso. Questo restauro, condotto nella seconda metà dell’Ottocento, senza seguire alcun criterio filologico, fu annullato da altri lavori praticati sulla chiesa in seguito ai crolli dovuti al terremoto del 13 gennaio del 1915.

L’ultima fase della tormentata vicenda architettonica di questo monumento si ascrive alla seconda metà del Novecento con i lavori di consolidamento e di ristrutturazione dell’intera chiesa e della cripta: essi si sono protratti per diversi anni provocando la totale chiusura dell’edificio fino al 1994.

Un nuovo intervento, stavolta di stampo artistico, si ha nel 2009 con l’inserimento negli accessi all’edificio delle porte in bronzo firmate dall’artista Alessandro Romano. La principale porta è dedicata all’Assunzione della Vergine, in ossequio alla primitiva intitolazione della chiesa, mentre quelle laterali del prospetto insieme a quella che collega la chiesa al chiostro raffigurano episodi tratti dalla vita di san Domenico.

Ciclicamente risorta dalle sue ceneri questa preziosa testimonianza monumentale benedettina, che ancora oggi si distingue nel nostro territorio per la storia, la solennità e il fascino della sua architettura, è stata insignita del titolo e della dignità di Basilica Minore con il decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti datato al 12 febbraio 2011 (S. DI PALMA, 2011).

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