FATTI AD ARTE

UN FENOMENO DELLA PITTURA, MASACCIO

di Stefano Di Palma

Alla breve esistenza e relativa produzione artistica del fiorentino Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio (1401-1428), si riconduce un totale rinnovamento che lo qualifica come fondatore della pittura rinascimentale italiana. A causa della collaborazione intercorsa in brevi ma proficui momenti tra il giovane Masaccio e l’artista più anziano Masolino da Panicale, i due pittori spesso sono associati; la superiorità e l’originalità che connotano la pittura del primo artista (il quale influenza a più riprese la produzione del secondo anche se accade pure il contrario) rendono la sua arte innovatrice, geniale ed unica.

Se per le caratteristiche suddette Masaccio può essere indicato assieme a Brunelleschi e a Donatello come rinnovatore dell’Arte, è altrettanto vero che nulla sappiamo dei suoi esordi: la sue opere superstiti si ascrivono sostanzialmente agli ultimi cinque anni della sua vita e, a differenza dei suoi colleghi, il pittore non arriva a cogliere i frutti del suo lavoro e delle sue ricerche.

Tra i capolavori del Maestro spicca la decorazione della cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, commissionata a Masolino e a Masaccio nel 1424 da Felice Brancacci, ricco mercante di sete e genero di Palla Strozzi. Gli affreschi decorano per intero il vano: sulla volta sono raffigurati gli Evangelisti mentre le pareti sono decorate con le Storie di San Pietro disposte su più registri. Tra il 1426 ed il 1428 Masolino abbandona l’incarico per recarsi a lavorare in Ungheria, lasciando solo Masaccio con il compito di portare avanti la messa in opera del ciclo figurativo.

La prematura morte di Masaccio ed il successivo esilio dei Brancacci in seguito all’ascesa dei Medici, fecero sì che la decorazione venisse completata solo nel 1481 da Filippino Lippi. La lettura generale del ciclo deve tener conto di queste vicende, nonché quelle dei secoli successivi come ad esempio la perdita di alcuni affreschi, il rialzamento della volta e l’incendio del 1781 che determinò per un lungo periodo un generale annerimento della cromia.

Nonostante ciò la grandezza e la svolta rivoluzionaria della pittura di Masaccio ancora oggi può essere ammirata in tutta la sua potenza e bellezza. Le contingenze storiche illustrate ci porterebbero ad effettuare un serrato confronto tra i due artisti principali che si fiancheggiano nell’esecuzione, ma per processi di sintesi ci soffermiamo sulla straordinarietà dell’intervento Masaccesco. Negli affreschi si riscontrano, oltre che le rispettive paternità delle figurazioni, i diversi accorgimenti come: l’ingabbiatura architettonica che serra tutto il vano separando i diversi episodi; l’adozione, pur nelle differenze di stesura, di un’unica gamma cromatica limpida e brillante e, soprattutto, l’uso di un unico punto di vista pensato per un osservatore fermo al centro della cappella.

Per comprendere pienamente l’operato di Masaccio si illustrano in questa sede alcuni esempi. Celebre è la pittura del pilastro sinistro della cappella raffigurante la Cacciata dei progenitori dove Adamo ed Eva disperati e dolenti vengono inesorabilmente espulsi dall’Eden; alla estrema sinistra e in forte scorcio si scorge la porta del Paradiso Terrestre intesa dal pittore non come semplice accessorio di scena ma come stimolo psicologico che evidenzia all’osservatore il dramma in atto dato che sollecita, tramite la vista, sensazioni uditive: si tratta come di una grande bocca stretta che urla il provvedimento dell’Eterno tramite i raggi divini che vi fuoriescono come voce furiosa; in tal modo i progenitori sembrano essere sospinti fuori e allontanati da quello che un tempo era fiato divino portatore di vita, mentre in alto un angelo con la spada indica loro la via.

Ancor più famosa è la raffigurazione denominata Il Tributo. L’affresco, redatto con un sapiente uso della prospettiva, illustra tre diversi momenti: al centro gli apostoli che chiedono a Cristo come pagare il tributo, a sinistra Pietro che su indicazione del Signore pesca un pesce nel lago, a destra Pietro che paga il tributo utilizzando la moneta trovata nel ventre del pesce. Centro dell’intera composizione è la figura del Messia accerchiato da monumentali figure di apostoli. Di chiara impronta geometrica è poi l’impostazione del paesaggio e dell’architettura mentre il protagonista assoluto è Simon Pietro che compare nell’affresco per ben tre volte in altrettanti distinti momenti della storia.

Speciale menzione merita infine la raffigurazione del Battesimo dei neofiti. In questo brano Masaccio crea una prospettiva con il paesaggio ed i corpi. Al centro si evidenzia la scena del Battesimo dove i protagonisti sono baciati da una calda luce che esalta il sentito realismo che pervade l’intera composizione.

Anche qui, come in altri affreschi del ciclo, il Maestro esibisce una umanità naturale, concreta e, ancora, spirituale come ci mostra il raccoglimento in cui è ritratto il battezzando; si tratta di una umanità anche terribilmente terrena come ci mostra l’uomo nudo sulla destra che, in attesa di ricevere l’acqua lustrale, trema di freddo.

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