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Alvito – Parco di Villa Mazzenga, la rivendicazione

ALVITO E LA VILLA CHE C’È.
E’ il titolo di un post comparso stamane sulla pagina social Alvito e il villaggio che -non- c’è. Post riferito all’imminente inaugurazione del Parco di Villa Mazzenga (oggi pomeriggio).
Nel messaggio si legge: Oggi 29 marzo 2026 si chiude un cerchio, un sogno che si avvera! Grazie a tutti quegli alvitani e alvitane che nel 2015 hanno firmato insieme con noi, si sono iscritti al Comitato in difesa della piana “Alvito e il villaggio che non c’è”, hanno creduto come noi che non fosse troppo tardi e con noi hanno immaginato un parco pubblico dentro Villa Mazzenga.
Nonostante tutti ci dicessero che era troppo tardi, che nulla potesse più essere fatto, con quella folle audacia della giovinezza e forti delle nostre esperienze abbiamo iniziato a fare domande, a bussare ad ogni porta, ad interrogarci su cosa si potesse ancora fare. Eravamo infatti convinti che con quel che restava del finanziamento del Villaggio dell’Emigrante non si sarebbe potuto avere molto di più di uno scheletro di cemento armato, che avrebbe rovinato per sempre una delle cose più preziose della nostra amata città: il paesaggio. Abbiamo immaginato una soluzione alternativa e abbiamo iniziato a parlarne, a raccogliere documentazione, a studiarla prima tra noi e poi coinvolgendo con la nostra passione sempre più persone, fino a presentarla pubblicamente durante un dibattito che resterà nella storia di Alvito.
Quel 29 agosto del 2015, davanti tutta la nostra comunità, realizzando un concreto momento di democrazia attiva e partecipata, abbiamo dimostrato che il progetto potesse realmente essere trasferito nel centro del paese e abbiamo individuato Villa Mazzenga e il suo parco come il luogo ideale. Lo avevamo immaginato realizzato nella sua interezza donando al nostro paese un’opera unica. Purtroppo le cose sono andate diversamente e altri hanno pensato di spezzettare il progetto in tanti lotti, di sfruttarlo per meri tornaconti elettorali, che ne hanno stravolto completamente la natura.
Oggi dentro ognuno di noi i sentimenti sono contrastanti. C’è sicuramente la gioia di aver contribuito a regalare ad Alvito un parco pubblico, ma anche l’amarezza per tutto quello che non è stato e che (forse) mai più ritornerà. Non possiamo non pensare al tempo trascorso, ai troppi cantieri ancora incompleti e soprattutto a come sarebbe stato se qualche alvitana e alvitano avesse creduto un po’ di più in quel sogno. È una vittoria mutilata che ci lascia con un sorriso amaro, ma anche con la consapevolezza che quando si crede veramente in qualcosa nulla è impossibile e soprattutto che quando si sogna insieme si può trasformare la realtà.
Per noi questa villa sarà per sempre simbolo di quel sogno, di quelli di noi che non l’hanno vista aperta, ma hanno contribuito affinché Il Villaggio dell’Emigrante fosse un’occasione per tutta la comunità di Alvito, perché NIHL DIFFICILE VOLENTI.
I soliti noti (che ancora sognano)