CULTURA

FROSINONE – CHE FINE HA FATTO CAPPUCCETTO ROSSO?

‘Che fine ha fatto cappuccetto rosso?’ è lo spettacolo teatrale portato in scena nel carcere di Frosinone nei giorni scorsi e che ha visto come protagonisti i detenuti. Un evento pieno di umanità e di significato quello fortemente voluto dalla Compagnia Errare Persona e dall’Associazione Korinem che con il progetto Korinem Invisibili è risultata vincitrice del bando “Interventi a sostegno dei diritti della popolazione detenuta della Regione Lazio” 2021.
La conduzione, direzione artistica, regia e drammaturgia è stata a cura di Damiana Leone con la conduzione e co-regia Anna Mingarelli. I detenuti, ospiti delle sezioni alta sicurezza e precauzionali, che hanno aderito al progetto si sono ritrovati ad interpretare in due distinti laboratori tutti i personaggi di storie riscritte dai detenuti, in maniera empatica e solidale: dal lupo che divora Cappuccetto stessa, al soldato, al Clowns, fino al teatro delle Ombre con La favola del soldatino di Stagno. Questo tipo di lavoro è stato sviluppato per lavorare sull’immedesimazione nei confronti della vittima, sull’entrare a contatto con le proprie emozioni e per sviluppare anche una maggiore consapevolezza corporea e una migliore affettività con l’altro.
Lo spettacolo dedicato alla favola di ‘Cappuccetto Rosso’ è stato presentato il 25 novembre, proprio nella giornata dedicata alla donna vittima di violenza, ma non è che il primo di una lunga serie di eventi che il verrano portanti in scena dagli attori-detenuti della sezione preucazionali che hanno riscritto, oltre che Cappuccetto Rosso, secondo la loro visione di vita altre favole: dalla Sirenetta, al Brutto anatroccolo, da Scarpette Rosse alla Leggenda di Babayaga.

Un laboratorio teatrale, quello riservato ai detenuti della sezione alta sicurezza, che ruota intorno a dei temi principali: il potere, la lotta, la libertà e il riscatto.
Un lavoro incentrato sul potere in particolare attraverso le opere di Shakespeare, dando particolare risalto al tema del padre. Si lavorerà su Macbeth ma sempre in forma aperta e di studio proprio per sottolineare come una discussione sul potere possa avere continui sviluppi. Avendo un tipo di utenza formata quasi esclusivamente da Mafie, la riflessione sul potere cerca di scardinare in modo simbolico e catartico il mito del codice d’onore, attraverso training fisico (lavoro sugli animali, sui sentimenti, sull’immedesimazione nell’altro e nella vittima, lavoro di teatro danza, giochi di gruppo per creare un senso di comunità basata sul rispetto e la cooperazione senza giudizio e giochi di potere)
Ai progetti hanno partecipato Korinem, Orchestra Bottoni, Dionisarte per il supporto tecnico, Conservatorio, Accademia di belle Arti di Frosinone. Giuseppe Treppiedi assistente, video e organizzazione. Gioia Onorati assistente, luci, suono e fotografia.
Il 25 novembre nella casa circondariale di Frosinone hanno presenziato allo spettacolo numerose autorità oltre la direttrice Teresa Mascolo, la vice direttrice Anna Del Villano, l’educatrice Patrizia De Santis oltre che il sindaco di Alatri, Giuseppe Morini e l’assessore alla Politiche sociali della città ernica, Fabio di Fabio.