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DEFENESTRATO IULA. LA MAGGIORANZA SFIDUCIA IL PRESIDENTE: “GLIE’ SIM ‘NCASTRAT”.

Il Sindaco Ernesto Tersigni e il Presidente del Consiglio Giacomo Iula

Un consiglio comunale blindatissimo quello tenutosi questo pomeriggio a Sora. Erano numerose le forze dell’ordine presenti, forse qualcuno aveva previsto che gli animi si sarebbero scaldati facilmente. Dopo mesi di attese, discussioni e decisioni rimandate, il tormentato ‘caso Iula’ ha trovato la sua conclusione. Giacomo Iula non siederà più sulla poltrona di Presidente del Consiglio comunale di Sora. Mozione accolta, dunque, con immediata esecutività.

Dopo il mancato raggiungimento del quorum nelle prime due votazioni, alla terza, con nove voti favorevoli e sette contrari, il procedimento di sfiducia a carico di Iula è stato accolto. La maggioranza, compatta con il sindaco Ernesto Tersigni, ha dato i voti necessari. Dalle fila dell’opposizione, tutti contrari. Si è conclusa così, con la lapidaria frase del consigliere Ascione: “Come disse Giuda a Gesù, tutto è compiuto”, una vicenda che da oltre nove mesi ha tenuto banco nelle cronache politiche sorane.

La decisione è stata presa dopo quasi quattro ore di discussione in aula. Ad aprire la seduta è stato il consigliere Costantini, con la lettura del documento contenente le motivazioni della mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio. La maggioranza ha ribadito, ancora una volta, che Iula non sarebbe stato un Presidente imparziale e avrebbe gestito le precedenti sedute a suo favore.

Una volta presa la parola per rispondere alle accuse, Iula ha cominciato canticchiando ironicamente: “Questa mattina mi son svegliato, o bella ciao bella ciao ciao ciao, questa mattina mi son svegliato ed ho pensato a voi oppressor”; ha poi proseguito definendo il consiglio come il quarto atto della tragicommedia greca, trasformatosi in un film horror della politica. Iula ha riportato tre frasi che gli sarebbero state dette nei precedenti consigli che dimostrerebbero come il procedimento nei suoi confronti sia più un atto personale che un atto politico: “La prima mi è stata detta il 31 luglio – Glie sim ‘ncastrat-; la seconda il 26 settembre – con te facciamo i conti dopo – e infine mi è stato chiesto quanto volessi per dimettermi.” Ha dichiarato Iula concludendo: “Votare questa mozione è omicidio costituzionale. Così si creerà un precedente e tutti i futuri presidenti diverranno burattini nelle mani dei sindaci”.

Dalla maggioranza, Petricca ha replicato che non è stata messa in atto alcuna strategia, né compiuta alcuna azione a livello personale. “Solo l’esercizio di un diritto” ha risposto Petricca.
“State facendo un omicidio costituzionale per sopravvivere” ha contrattaccato Iula, che ha poi chiesto la parola per concludere e ringraziare tutti coloro che lo hanno sostenuto e soprattutto Sora e i cittadini: “Sono pronto a nuove sfide a partire da quella nelle aule del tribunale del Tar. So già cosa accadrà. Vi saluto e vi auguro buon voto”. Giacomo Iula ha così abbandonato l’aula, certo della decisone finale. Quasi come Gesù verso il patibolo, per restare in tema con l’allusione finale di Ascione. Con il “tutto è compiuto”, a seguito dell’approvazione della mozione, si è sciolta la seduta. La lunga pagina politica del ‘caso Iula’ ha visto scritta la parola fine. Almeno per il momento.
Sandra Raggi

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