Degenerazioni - Memorie di un assassino Notizie

DEGENERAZIONE – MEMORIE DI UN ASSASSINO. XXVI CAPITOLO – “Valeria”

Cap XXVI

Valeria

Ero perso nel fondo del bicchiere. Ripensavo alla mia posizione… volevo mollare tutto e partire per Menton… anche se gli altri pensavano il contrario, non mi ritenevo un agente così così essenziale… tutta questa storia poi, si era complicata troppo ed io cominciavo a sentirmi stanco. Sarebbe finita molto presto, mi ripetevo nella mente, ormai primavera di fuoco era imminente… Accendevo una sigaretta dopo l’altra con il succedersi dei giri di whiskey… fumai così tanto che il sapore del tabacco cominciò a disgustarmi, ed il whiskey continuava ad andare giù fino a perderne il sapore forte. Non capivo più nulla. Al mio fianco si sedette una bellissima donna ma con l’aspetto trasandato di chi beve.

-le ha finite tutte, oppure le è rimasta una da offrirmi….?-

-cosa?-

-le sigarette…-

-ah, certo… se vuole posso offrirti il bicchiere della staffa ho ancora qualche lira, poi ho chiuso questa sera…e… dammi del tu… odio i cerimoniali quando sono ubriaco…-

Era decisamente un animale da bar. Bella e sbronza. Senza il becco di un quattrino. Era molto alta ed aveva un fisico mozzafiato… chissà quali circostanze l’avevano portata a quel punto? Avrebbe potuto avere qualsiasi cosa dalla vita, tutti sarebbero stati ai suoi piedi, ma invece era li su una sedia di bar che indossava vestiti lerci chissà da quanti giorni… le diedi un paio di sigarette e chiamai due whiskey.

-sei molto gentile… come ti chiami?-

-lascia stare, non sono qui per socializzare. Ora bevi-

Sul suo volto comparve una nota di tristezza che mi creò un senso di colpa per la risposta dura che le avevo dato, forse era per colpa dell’alcool, forse perché vederla in quello stato mi dava fastidio, o forse perché pensavo ancora ad Axelle… così decisi di riparare per cercare di risollevarla

-scusa, senti… anche io ho bevuto perciò… mi dispiace non volevo trattarti male… mi chiamo Michele Cirigliano… tu? Qual è il tuo nome? Scommetto che sia al pari della tua bellezza….-

-ti ringrazio del complimento, ma il tuo nome? Non volevo sapere anche il resto… era così giusto per conversare un po’… comunque io mi chiamo Virginia… non è il mio vero nome ma, lo preferisco di gran lunga. Tu non sei di Firenze vero?-

-si, cioè no… vivo qui originariamente vengo dal Lazio. Ho vissuto lì un paio di anni e poi siamo andati via per seguire mio padre. A pensarci bene non so nemmeno come è fatta la città da dove vengo apparte i racconti di mia madre, a lei piaceva molto quel paese e mi ripeteva sempre che quando morirà vorrà essere seppellita lì.-

-che bello quando sei affezionato ad un posto… mi piacerebbe averne quello stesso amore… si Firenze è magnifica, la preferisco al novanta per cento delle grandi città italiane, però, avere origini in un paesetto calmo e tranquillo… non mi dispiacerebbe… raccontami ancora del paese dove sei nato ti prego-

Buttò giù il liquore senza fare una piega, era una gran bevitrice ma era tutta presa dal discorso e avida di informazioni. Ordinai un altro giro dicendo al barista di lasciare la bottiglia ormai quasi vuota, l’avremmo finita molto presto

-ma cosa vuoi che ti dica… mia madre raccontava sempre che abitavamo al centro dove c’erano tutta una serie di vicoli, e le donne si sedevano fuori a parlare. Alle spalle della nostra casa c’era una montagna e man mano che si saliva si trovavano delle chiese fino ad arrivare ad un grande castello che dominava la città. Da lì tutta una serie di montagne circondava il paese racchiudendoloin una valle. Il verde regnava incontrastato e risplendeva alla luce del sole. Poi un fiume solcava la città passando proprio per il centro creando una specie di penisola che racchiudeva la parte più bella. Tutti andavano a lavare i panni e fare il bagno, poi pescavano gamberi trote.. insomma il fiume era vitale per la società. Un altro aspetto che colpì molto mia madre era il mercato. A quanto pare era un grande centro di scambio e di commercio, insomma io non ne ho ricordo ma credo sia stata una città molto accogliente-

-non ti è mai passato in mente di andarci? Per vedere con i tuoi occhi, magari oggi non è più bella come un tempo, o forse lo è ancora di più-

-non lo so… forse un giorno…ma adesso cambiamo discorso per favore…-

-va bene scusa… vediamo…ti piace il cinema?-

-non so… non vedo mai film…-

– possibile tu non vada al cinema ogni tanto? Se vuoi un giorno possiamo andarci insieme-

-non ho mai messo piede in una sala… non ho mai avuto tempo per queste cose, ma ammetto che mi piacerebbe vedere qualcosa sul grande schermo…-

Continuammo a bere fino a tardi, tanto che il locale chiuse e noi camminammo fino ad arrivare esausti a piazza duomo dove Virginia dopo avermi raccontato la trama di una serie di film cominciò a cantare in malomodo come solo un ubbriaco sa fare. Eravamo cotti come due zucche. Lei tentò di baciarmi ma io non volevo sentirmi in colpa con Axelle. Anche se lei era bellissima ed il desiderio era forte, ancora di più era quello di potermi sentire in pace con la mia donna a cui volevo troppo bene. Avevo paura che Virginia mi avrebbe trascinato pian piano verso una storia tale da dimenticare tutto. Le dissi che in un’altra situazione saremmo stati insieme e niente ci avrebbe diviso, e lei capì. Disse che ormai era abituata. Aveva conosciuto uomini che la volevano solo per il suo fisico ma che non vedevano come era dentro, e chi lo aveva fatto non poteva averla, come me. Sfociò in un pianto disperato cercando ancora la bottiglia con la mano ma l’involucro era ormai vuoto e lei lo scagliò contro un muro facendolo finire in mille pezzi.

-scusami se ti sto creando tutti questi fastidi, ma… non so nemmeno io…-

Disse con gli occhi pieni di lagrime che gli bagnavano quel viso perfetto e un po’ sporco. La abbracciai cercando di calmarla un po’ al che lei mi disse che non aveva un posto dove andare e non voleva dormire ancora al freddo con il rischio di essere stuprata da qualcuno, così chiamai un taxi e la portai nell’appartamento a ponte vecchio. Le lasciai le chiavi e le dissi che l’indomani sarei tornato, intanto poteva muoversi come se fosse a casa sua e che poteva restare fino a quando non avesse trovato una sistemazione seria. Decisi di dedicarle un po’ di tempo per staccare un pò la spina, ne avevo bisogno davvero. Verso le undici de mattino tornai da lei con degli abiti puliti. Era felicissima di vedermi. Si fece una doccia e si cambiò proprio davanti a me. Uscimmo e la portai a pranzo. Aveva una fame che solo io potevo capire. La portai a comperare altri abiti e lei si sentiva un po’ in imbarazzo perché io non volevo niente in cambio da lei. Mi convinse ad andare al cinema a vedere un film, accettai, che diavolo ero in vacanza! Vedemmo un film che mi piacque molto “Piccolo grande uomo” con Dustin Hoffman e la bellissima Faye Dunaway. Nel giro di due giorni vidi alcuni film appena usciti: “Zabriskie Point, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Lo chiamavano Trinità e L’uccello dalle piume di cristallo”. Ero diventato un accanito cinefilo, e mi piaceva. Stavo molto bene con quella ragazza che disse di chiamarsi Valeria, Valeria Russo. Mi informai un pò su di lei, tanto per sapere. Faceva la modella ma è stata buttata fuori dal giro perché non volle prestarsi ad una serie di feste private a sfondo sessuale… quei bastardi non vollero nemmeno pagarla, e dato che strategicamente l’appartamento le era stato fornito da loro, la buttarono fuori a calci nel culo nel vero senso della parola. Vagò di casa in casa in cerca di ospitalità dalle sue amiche che furono costrette a evitarla per non perdere il lavoro anch’esse e costantemente tenute sotto ricatto dagli uomini dell’ambiente ormai contaminato. Valeria mi faceva una pena che mi faceva rabbia. Allungai le mie ferie e mi diedi da fare per trovarle un lavoro onesto tramite i miei agganci.

-Senti Valeria, ho parlato con alcuni miei amici… brave persone… per trovarti un posto di lavoro, però avrei bisogno di sapere che cosa sai fare…-

Entusiasta della notizia Valeria si avvicinò mi abbracciò ringraziandomi e mi diede un bacio a stampo sulla bocca.

-grazie grazie grazie grazie… sei un tesoro non immagino come sarebbe finita se non avessi incontrato te….-

Mi strinse nuovamente a se

-no non ringraziarmi, ho qualche occasione da sfruttare e non mi dispiace affatto aiutarti.

Facciamo una cosa, ti trovo qualcosa di temporaneo qui cosi staremo vicini. Poi vedremo come si mettono le cose. Il gioielliere qui sotto è persona mia, volevo dire un mio amico, dopo colazione passeremo da lui. Ora vestiti bene voglio portarti nella miglior caffetteria di Firenze-

Andavamo in giro sottobraccio come fossimo una coppia. Tutti ci guardavano, soprattutto lei, passando faceva rimanere gli uomini senza fiato. Era bella quando era sporca, ma ora fresca e curata, sorridente e benvestita faceva svenire chiunque posasse il suo sguardo su di lei. Valeria non faceva neanche caso al fermento che le si creava attorno, aveva occhi solo per me, e io cominciavo a pensare che forse mi stavo innamorando di lei. Ero fortunato ma sfortunato allo stesso tempo. Avevo ritrovato l’amore con Axelle, una ragazza semplice ma di una bellezza quasi inverosimile che mi aveva accolto tra le sue braccia sapendo bene chi ero e nonostante venissi dal carcere. D’all’altra parte c’era Valeria, ugualmente bella e semplice. Tutte e due mi amavano e io ero in mezzo. Cominciavo a vacillare. Dopo colazione andammo dal gioielliere.

-Buon giorno signor Giovanni come andiamo?-

-caro Francesco! Da quanto tempo…-

-Michele, mi chiamo Michele…-

Buttai un’occhiataccia al gioielliere che non sfuggì a Valeria.

-Scusami mi sono confuso, cosa posso fare per te caro Michele, vuoi regalare un bel gioiello a questa donna così affascinante? Guarda cos’ho qui…-

-no buon Giovanni, io voglio che tu assuma questa ragazza per qualche mese, e voglio che venga trattata con i guanti bianchi mi spiego? Pagala bene mi raccomando-

-ma non c’è alcun problema, una tale presenza non farà altro che beneficiare gli affari… sono molto felice di averti qui, signorina?-

-Valeria-

Rispose la giovane visibilmente felice mentre si stringeva a me, poi il signor Giovanni concluse

-puoi cominciare quando vuoi, noi apriamo alle otto ma puoi venire con calma, tanto fino alle nove non c’è molto da fare-

-la ringrazio signore, lei è molto gentile-

-ora andiamo via Giovanni, ma fammi un piacere, domani dai un acconto alla ragazza ha bisogno di soldi… e non essere tirato mi raccomando-

Salutammo e tornati a casa Valeria mi disse

-te lo avrò detto un milione di volte ma io non so davvero come ringraziarti, però volevo chiederti una cosa… scusa ma… sei un mafioso o che? Sarai mica un brigatista? Quello ti ha chiamato addirittura Francesco, e poi stamane hai detto che era persona tua e dopo ti sei subito corretto… non arrabbiarti ma vorrei sapere-

-ha ha ha ha… un mafioso? Ha ha ha ha…no cara non sono nemmeno un brigatista. Non preoccuparti sono uno a posto-

-ma io non mi preoccupo, so che sei una brava persona me lo hai dimostrato in mille modi… non hai voluto nemmeno fare l’amore con me… chiunque si sarebbe approfittato della situazione… però ti prego di dirmi la verità e ti giuro su tutto quello che ho di più caro che non lo dirò a nessuno-

Mi strinse la mano guardandomi con un’espressione sincera e autentica. Forse le avrei detto la verità. Mi ero anche informato su di lei ed era pulita come l’acqua. La carezzai sul volto e dissi

-non oggi Valeria, non oggi… se vuoi farmi felice vacci piano con l’alcool. Ora devo andare ci vediamo a cena.-

Feci una ricerca sulle persone che le avevano fatto del male. L’agenzia che l’aveva assunta si chiamava Dimensione Moda diretta da un losco figuro, Vittorio Cerchi, in passato aveva avuto le mani in pasta nel mondo del porno. Era collegato ad una serie di fotografi di poca fama specializzati in book e collaborava con grandi agenzie pubblicitarie o direttamente con gli stilisti. Era riuscito a piazzare solo poche ragazze nel vero giro dell’alta moda, ma usava la cosa come arma contro le aspiranti modelle per assicurarsi una totale devozione per poterle sfruttare in campi poco puliti ma molto redditizi sostituendo le promesse a minacce vere e proprie. Ne tirai fuori una lista nera che avevo intenzione di sfoltire fino all’esaurimento. Prima di uscire per andare da Valeria ricevetti una chiamata. Era Aprile.

-senti Francesco non so a che gioco stai giocando, ma ti ricordo che hai delle priorità! Divertiti con la ragazza ma datti da fare, non possiamo aspettare i tuoi comodi-

-che tono minaccioso… mi merito questo da te?-

-hai ragione scusa, ma c’è del lavoro importante da fare e tu sparisci per due settimane per darti ai bagordi con una puttanella-

-ti consiglio di moderare il linguaggio con me Aprile, tu non sai come stanno le cose… sto solo seguendo la via del Killer Karman, e questa è una storia che ci riguarda… non preoccuparti per me, mi rimetterò subito al lavoro. Ti contatterò presto.-

Misi giù il telefono con rabbia, presi il cappello ed andai da Valeria. Per strada mi fermai per prenderle qualche trucco per quando sarebbe andata a lavoro. Entrai in casa con le mie chiavi, senza bussare… d’altronde era comunque casa mia…

-Valeria… sei in bagno? Dove… Valeria!-

La trovai ai piedi del letto che piangeva. Aveva la camicetta strappata e una scarpetta con il tacco spezzato. Le sue bellissime gambe erano rovinate da graffi che si intravedevano dagli squarci nelle calze. Si voltò verso di me lentamente. La matita che aveva contornato i suoi dolci occhi color nocciola le aveva imbrattato tutto il viso, ed i capelli arruffati scendevano sul volto nascondendolo quasi del tutto. Mi allungò una mano in segno di aiuto e notai che anche alcune unghie erano spezzate. La presi con riserbo e la adagiai sul letto. Scostata la chioma castana le sollevai il capo chino e scorsi un livido nero all’altezza dell’occhio che era mimetizzato tra il nero della matita ed i capelli. Anche le sue delicate labbra riportavano il segno di un aggressione. Un brivido di rabbia mi percorse i nervi, e di istinto mi venne di stringerla a me con forza mentre lei continuava a singhiozzare.

-oh Michele… non lasciarmi mai più da sola… ho tanta paura… ti prego….-

La lasciai sfogare senza dire niente. Quando si calmò le diedi i cosmetici che le avevo preso e lei finalmente sorrise, poi versai due bicchieri di liquore e le offrii una sigaretta.

-se non ci fossi tu non saprei cosa fare… tu ci credi nel destino? Io si. È il destino che ci ha fatto incontrare e che dopo tutte le cose brutte che mi sono successe mi ha fatto dono di te… sei il mio angelo protettore, la mia luce in un periodo nero…-

-per favore Valeria raccontami cosa ti è successo, io ti posso aiutare ma non affannarti, cerca di stare calma va bene?-

Trangugiò la bevanda di colpo come per trovare il coraggio di parlare, e iniziò

-ero uscita per fare la spesa con i soldi che mi hai lasciato questa mattina… volevo prepararti una cenetta per festeggiare il mio nuovo lavoro. Una bottiglia di Bushmills e un po’ di vino toscano. Volevo farti una bella sorpresa ma all’uscita dell’enoteca in Piazza della Signoria notai che c’era uno degli uomini che lavorano per un’agenzia di moda per cui lavoravo e che mi teneva per così dire sotto contratto. Pensavo non mi avesse vista, così affrettai il passo e mi infilai in un vicolo proprio alle spalle della fontana di Nettuno… non credevo che… oddio… mi sentii tirare per un braccio… era proprio Riccardo… quel maledetto bastardo cominciò a spingermi mentre mi chiedeva che fine avessi fatto… fu un attimo e… mi spinse nell’auto dove c’era il mio ex capo… erano lì per caso, non mi stavano cercando, eppure da un momento all’altro mi ritrovai in trappola tra le loro mani! Ti spiace se fumo un’altra sigaretta?-

Le accesi la sigaretta. Poi dopo qualche istante riprese

-quel maniaco cominciò a minacciarmi dicendomi che se non fossi tornata da lui mi avrebbe reso la vita impossibile… molti dei suoi diciamo clienti sono agenti di polizia, avvocati e giudici… dopo le prime intimidazioni arrivarono le botte… mi teneva per i capelli e… e mi colpiva con tale rabbia… scusa ma… alla fine mi scaricò mentre l’auto era ancora in corsa… mi lasciò un biglietto con un indirizzo dicendomi che tra una settimana avrei dovuto essere presente per una festa importante… se non ci vado mi ammazza quello, devi aiutarmi ti prego, ti prego Michele-

A sentire Valeria che mi implorava mi si tesero tutti i muscoli infuocati per la collera che mi aveva posseduto durante il racconto e il bicchiere che avevo in mano esplose riducendosi in schegge.

-fammi una cortesia Valeria, mentre ti preparo un caffè forte vai in bagno a riempire la vasca. Rilassati, penso io alla cena, se vuoi fumare eccoti le sigarette ma basta bere più tardi voglio parlarti-

Mentre cucinavo mi venne in mente che avrei potuto cancellarle la memoria con l’X2 così il ricordo di quell’esperienza grottesca non l’avrebbe più perseguitata, però non volevo farlo a sua insaputa così decisi che le avrei detto tutto. Quando tutto era pronto lei mi raggiunse a tavola. Indossava una vestaglia sottile in cui si intravedeva il suo fisico statuario, credo non indossasse altro ma forse era solo la suggestione provocata dall’abito. Mangiammo a lume di candela con un po’di musica in sottofondo e con fiori profumati posti in un vaso di vetro a bordo tavola, magari quell’atmosfera l’avrebbe distratta un po’. Parlammo di sciocchezze e aneddoti divertenti come se non fosse mai successo niente e lei rideva di puro gusto. Era incantevole anche se il suo viso era stato segnato. Arrivati al dolce che lei aveva comprato, mi chiese con aria seria di cosa volessi parlarle. Dopo qualche istante di esitazione parlai

-mi fido ciecamente di te Valeria perciò voglio rivelarti chi sono prima di arrivare al dunque. Mi chiamo Francesco de Biase e sono una specie di investigatore… l’organizzazione per cui lavoro si chiama Killer Karman. I Killer Karman sono gli assassini del karma, noi giudichiamo gli esseri viventi in base al frutto delle azioni compiute. L’assassinio termina quegli anelli di una catena malsana che logora l’esistenza delle persone oneste. Momentaneamente operiamo solo in Italia, ma a breve si concluderà un operazione che ci eleverà fino a poterci muovere in tutto il mondo. Noi facciamo di tutto per rimanere totalmente nell’anonimato e le nostre cellule informanti sono sparse in tutti gli strati sociali, vedi il gioielliere… al momento siamo circa duecentosessantatremila e io al momento sono l’agente numero uno, l’agente non il capo. Sono evaso dal carcere di Milano un anno fa e tutti mi cercano, perciò ora mi chiamo Michele Cirigliano…-

-incredibile… tu sei quello che è svanito nel nulla dalla sua cella… il mago! Ma… per caso mi stai prendendo in giro? È uno scherzo questo?-

-no, non è affatto uno scherzo. Ti chiami Valeria Russo nata il cinque novembre del millenovecentoquarantasei a Matelica. Padre medico generico, madre casalinga, sono morti in un incidente autostradale quando avevi sedici anni. Hai un fratello, Gerardo Russo, che vive a Londra in Worgan street vicino Springs Garden, sposato con Allison Mattews, due figlie femmina Charla e Gladys. Hai frequentato le scuole medie superiori al Don Pocognoni e subito dopo ti sei iscritta alla facoltà di medicina veterinaria sempre lì a Matelica. Dalla morte dei tuoi genitori tu e tuo fratello avete vissuto con i vostri zii materni Franco Vaccaro e Annalisa Caggiano che ti hanno tenuto in casa fino all’età di ventiquattro anni quando dopo essere rimasta incinta di un certo Vincenzo Laurieri di Matera che sparì quando decidesti di abortire, ti misero alle porte. Tuo fratello di ritorno dal militare partì per Londra in cerca di fortuna e tu vagasti qua e la in giro per l’Italia ora con un uomo, ora con un altro, cercando di affogare i ricordi nell’alcool…-

-bastaaaaaaa! Come fai a sapere tutte queste cose… chi diavolo sei tu!-

-ti ho già detto chi sono, ora calmati e ascolta attentamente. So chi è questo Vittorio Cerchi, il guarda spalle Riccardo Costa che ti ha riconosciuta oggi e tutta la combriccola comprese le mosche che gli girano attorno… è inutile farti l’elenco credo abbia capito con chi hai a che fare… questi uomini sono stati giudicati dalla Killer Karman e verranno tutti giustiziati, così tu e le tue amiche sarete libere da questo schifo!-

-è questo l’aiuto che vorresti darmi? Pensi sia giusto uccidere cosi degli esseri umani? Cosa siete una setta religiosa o cos’altro?-

-Esseri umani? Dici che questi papponi e violentatori siano esseri umani? Loro sono la feccia del mondo, la malattia della società! Non hanno più diritti da quando hanno deciso di varcare quella linea, la linea dell’etica e della moralità! Politici, mafiosi, sfruttatori e ladri della libertà sono il nemico del mondo e se qualcuno non si adopererà finiranno col divorarlo senza pietà! Pensaci bene e capirai che non c’è altra soluzione… ogni giorno muoiono milioni di persone a causa loro… pensa all’Africa per esempio, una popolazione che affoga nel suo stesso sangue per far arricchire questo tipo di gente! No, no… non siamo noi gli ipocriti ma tutti quelli intorno che restano a guardare senza alzare un dito e che fanno i sapientoni in televisione o dietro un boccale di birra col culo flaccido spiattellato su una sedia da bar…-

Valeria rimase ad ascoltare le mie ragioni, e pian piano abbassava il volto cupo mentre la mano stringeva energicamente il tovagliolo di stoffa sul tavolo. Cominciava a capire che forse avevo ragione e che i mostri andavano combattuti con le loro stesse armi se si voleva sperare che un giorno il mondo diventasse un posto migliore. Le raccontai delle stragi commesse dallo stato, delle morti di centinaia di innocenti usate per ottenere il potere, delle ignobili manovre di capitani di industrie per accrescere il loro capitale, e del sacrificio di migliaia e migliaia di persone che avevano dato la vita affinché oggi avessimo la libertà di essere noi stessi come fece mio padre. La guerra non è una serie di battaglie in una riga di periodi precisi, la guerra è tutti i giorni solo che viene camuffata con il potere. La mano che strozzava quel tovagliolo si distese e scivolo giù dal tavolo mentre il viso ricompariva illuminato dalla fioca luce delle candele.

-non voglio dire che mi hai convinta, ma mi hai decisamente fatto ragionare in modo diverso. Non bisogna rimanere a guardare per poi voltare le spalle… alcune battaglie vanno affrontate sullo stesso piano… è da egoisti aspettare che siano sempre gli altri a risolvere i problemi, e così facendo sprofonderemo sempre di più fino a perderci tutti quanti… soprattutto ora che stiamo affrontando un periodo delicato non possiamo lasciare l’Italia in pasto alle bestie… basta con le mezze misure…voglio combattere anche io… voglio combattere con te, aiutami e io aiuterò gli altri-

Il suo sguardo era determinato, mi aveva fatto pensare alla fenice, l’uccello mitologico noto per la capacità di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. In effetti oggi una parte di lei era morta ed è risorta proprio dalle sue ceneri rinvigorita e desiderosa di rivalsa nei confronti della vita che ormai la stava consumando. Le parlai anche dell’X2 nel caso volesse ripensarci per tornare ad una vita più normale annullando definitivamente anche lo sporco che l’incontro di oggi con quegli uomini l’aveva marchiata dentro. Non avrebbe ricordato nulla ed io mi sarei adoperato contro quelle persone cosicché non nuocessero più a nessuno. Non volle sentire ragioni. Diceva che ormai aveva aperto gli occhi e che era decisa a rendersi utile alla società. Voleva essere una Killer Karman. Nei giorni a seguire le diedi un minimo di impostazione e alcune nozioni di autodifesa. Doveva essere in grado di notare gli indizi più minimi in ogni situazione. Ricordare una targa sospetta, memorizzare cosa c’è in un ambiente, scannerizzare rapidamente le persone che aveva attorno. Gli abiti, i gesti, gli sguardi… saper riconoscere se una persona era armata solo guardando gli abiti nei punti giusti. Valutare i rifiuti in un cestino di appartamento capendone a colpo d’occhio la storia delle ore o giorni precedenti. Sapere quante persone c’erano state, se uomini o donne, se qualcuno aveva fumato…. Erano tutti indizi che in situazioni di infiltrazione potevano salvarti la vita, o addirittura capire se qualcuno ti mentiva… ecco quello era un altro campo in cui doveva subito sapersi gestire rispetto a lei e nei confronti di un soggetto. Leggere i movimenti del corpo, come accavallare le gambe o grattarsi per esempio, o leggere i segni degli occhi che se per esempio in una affermazione se si muovono verso l’alto a destra si deduce che vengono attivati i centri creativi del cervello, il che porta a capire che il soggetto mente, mentre se andassero in alto a sinistra la neuro fisiologia ci spiega che succede perché il cervello attiva le sue funzioni visuali legati ad un immagine o un ricordo. Poi ci sono anche altri segni di comunicazione non verbale da intercettare come i segni di rifiuto: sfregarsi il naso in orizzontale o verticale, allontanare un oggetto da se come un bicchiere, spolverare una superficie, pulirsi o spelucchiare un indumento, incrociare braccia o gambe, raschiare la gola… eccetera, insomma c’era un intero mondo da farle scoprire, e lei imparava con una velocità impressionante, anche se si sa che le donne hanno una più rapida capacità di apprendimento. Le insegnai anche come maneggiare una pistola anche se sicuramente non ne avrebbe mai fatto uso, ma se fosse capitata la situazione non si sarebbe trovata impreparata ma capace di impugnare e magari fare fuoco. Era sfinita. L’avevo martellata giorno e notte. In soli sei giorni fece suo l’addestramento di un mese, il che mi lasciò talmente stupefatto che feci rapporto ad Aprile della situazione rispondendomi compiaciuto del lavoro svolto e assegnandola a me come recluta-partner-educando un grado che si assume solo dopo i primi sei mesi di addestramento. Forse Aprile stava esagerando con questa nomina, ma disse che un addestramento dall’agente N°1  valeva tre volte un addestramento di routine e che standomi vicino avrebbe appreso molto di più rispetto ad un precettore normale. Secondo me il suo scopo era tirarmela dietro per riprendere al più presto le mie indagini. Il battesimo sarebbe avvenuto con la cancellazione dei suoi oppressori dopodiché in una riunione formale ma ristretta sarebbe stata nominata ufficialmente RPE. L’organizzazione era strutturata a forma piramidale: FC (fondatore- capo) unico titolo ricoperto da Aprile, CTD. (consigliere-tecnico-direttivo) ruolo assunto da sette componenti in cui sarei entrato a fare parte secondo Aprile, il cui numero è fisso e non può crescere, IAI (informatore-agente-infiltrato) il cui unico scopo è riportare informazioni per l’organizzazione dopo essersi inserito in un determinato strato sociale, AS (addestratore-speciale) dalle mansioni di addestratore degli agenti operativi KK, ASI (addestratore-speciale-infiltrati) addestra gli IAI nelle tecniche di spionaggio, RS. (ricercatore-speciale) che si adopera nella ricerca di mezzi e strumenti per gli agenti, gli SA (specialisti-artificieri), gli SI (specialisti informatici), gli RPE (recluta-partner-educando) che sarebbero le nuove reclute che dopo l’addestramento entrano seguiti da un partner esperto che li affianca ed istruisce finché non sono in grado di operare da soli, ed in fine i KK (agenti-speciali-Killer) che come me studiano i contatti, creano rapporti ed eseguono le sentenze. Insomma, fanno il lavoro più duro e più sporco. Ognuno aveva il suo ruolo ed il suo da fare per la causa. Non c’erano cerimonie in particolare o riunioni di massa, ma per quanto riguardava gli RPE c’era una specie di rito in cui si veniva promossi dai sette in persona. Valeria era molto felice ed orgogliosa di aver raggiunto quello stato in così breve tempo, ed io allo stesso modo felice per lei. Decisi di studiare il piano di risoluzione con lei per valutare le sue capacità strategiche e inventive in cui si immerse dedicandosi con serietà e determinazione. Avevo notato che la sete di vendetta nei confronti dei suoi sfruttatori,  anche essendo molto forte, non la distraeva eccessivamente, anzi sembrava anche troppo calma. Forse nella sua mente non aveva realizzato totalmente cosa stavamo per fare e la cosa mi preoccupava molto. Nel momento della verità avrebbe potuto esitare o addirittura tradirsi per rendersi vulnerabile e pericolosamente esposta, e quindi mettere in pericolo anche me. Ero indeciso se agire come da piano oppure fermarci e portare avanti il discorso da solo. Non sapevo cosa fare. Dovevo parlarle e capire in che situazione si trovava, e nel caso fosse certa di voler proseguire dovevo metterla alla prova. Bisognava essere certi di non sbagliare. Le dissi che era ora di rilassarsi un po’ prima di agire. La portai al cinema e a pranzo fuori. Come al solito si vestì elegantemente ma senza esagerare. I suoi abiti erano semplici ma allo stesso tempo fini esaltando il suo corpo provocantemente perfetto e scultoreo, l’alcool non aveva minimamente intaccato i lineamenti della sua silhouette. Questo mi ricordava una bellissima modella russa che un tempo conobbi in gioventù in situazioni non convenzionali, anche lei era preda del liquore che la consumava quanto la depressione vorace che l’aveva scavata dentro.  Eravamo molto amici, fui il primo con cui stabilì un feeling, la consolavo e lei si confidava profondamente con me, ma il desiderio di abbracciarla e baciarla non superarono il rispetto nei confronti dei suoi bambini. Poi scomparve. Cercai di contattarla ma lei era ormai un fantasma. Dopo il pranzo ingaggiai il discorso alla lontana mentre lei mi fissava con i suoi occhi ammalianti. I segni dell’aggressione erano totalmente scomparsi, grazie anche al trucco che nascondeva gli ultimi residui.

-Allora cara Valeria vedo che ti sei ristabilita molto velocemente, con la stessa velocità con cui hai appreso tutto quello che ti ho mostrato in questi giorni… devo veramente complimentarmi con te e sappi che anche i vertici dell’organizzazione sono entusiasti. Sicuramente avrai un buon avvenire nella nostra agenzia segreta, ma per ora sei la mia recluta e come ti ho già spiegato hai dei doveri a cui dovrai attenerti, comunque tra qualche giorno avrai la tua nomina ufficialmente dal consiglio dei sette e da Aprile in persona-

-non sto nella pelle dalla contentezza e mi sento finalmente al sicuro, soprattutto parte di qualcosa di importante… dimmi dovrò vestirmi in qualche modo in particolare? Forse devo prepararmi un discorso… per caso c’è una formula che devo imparare? Dimmi tutto…-

-non essere precipitosa, dobbiamo prima risolvere il tuo problema ricordi? Tra due giorni ci sarà l’incontro con il tuo vecchio capo se così si può definire… è una prova importante che dovrai superare e io ho bisogno di sapere se sei pronta ad andare fino in fondo! Ora non si scherza è tutto reale e non ci è permesso fare errori perché sarebbe l’ultimo, ci ritroveremmo un metro sotto terra capisci?-

-ti giuro che mi sento pronta e decisa. Però non so se riuscirò mai ad uccidere qualcuno… capisco che in questa vita mi capiterà di dovermi difendere a costo della mia, e da lì cambierà tutto lo so… per te sarà uno scherzo… tu come fai? Quando è stato che hai visto morire qualcuno la prima volta? Scusa se te lo chiedo ma…-

Prima di rispondere mi versai ancora del liquore che mandi giù in un fiato. Accesi una sigaretta, e dopo un paio di tirate ruppi il silezio

-anche se ho ucciso molte persone non credere che per me sia facile, è come in guerra, nessuno vorrebbe uccidere nessuno ma se non lo fai… comunque la prima volta che ho visto morire qualcuno è stato quando fucilarono mio padre… ero molto piccolo ma non mi va di parlarne ora… la prima volta che uccisi invece fui mandato da Aprile a giustiziare un banchiere che riciclava denaro per la mafia… ero molto giovane allora… ci misi più di un ora a decidermi a premere il grilletto. L’avevo rapito e portato in un capanno abbandonato. Ero un RPE ed il mio istruttore era un uomo di ghiaccio, era lì che mi fissava senza dire una parola mentre quell’uomo era a terra, in ginocchio ai miei piedi che piangeva e mi supplicava di risparmiarlo… mi sbatteva davanti di continuo le foto delle sue bambine e di sua moglie chiedendomi di risparmiarlo perché loro potessero avere ancora un padre ed un marito da abbracciare… mi giurò che non avrebbe più fatto affari con la mala e che non avrebbe mai fatto parola sull’accaduto. Io ero lì con la pistola nella mia mano tremolante finché non esplosi il colpo che gli tolse la vita. Sapevo che dovevo farlo ma non ci riuscivo… ho ucciso un padre e un marito, un fratello e un figlio, un amico e un uomo…-

-scusami non dovevo… sono stata indiscreta…-

-non ci sono domande indiscrete, ma solo risposte…-

-Era da tanto che non ripensavo a quell’uomo. Quel giorno fu allucinante. Ricordo ancora i volti delle figlie. Se l’avessi lasciato andare la mala avrebbe sterminato la sua famiglia sotto i suoi occhi prima di freddarlo… sento ancora la sensazione di quel bagno di sudore, la mia camicia era bagnata come se avessi fatto un tuffo in piscina completamente vestito e le gambe mi reggevano a stento. Mi sentii quasi svenire e mi chiedevo continuamente se avevo fatto una cazzata. Mi ubbriacai per tre giorni e tre notti, poi Aprile venne a trovarmi e mi consolò, mi disse che la sua prima volta pianse e chiese scusa mentre teneva il cadavere ancora caldo tra le sue braccia cercando di pulirne il volto che veniva continuamente ricoperto dal sangue che sgorgava copiosamente da uno dei fori di proiettile all’altezza dello zigomo. Non era nemmeno riuscito a centrarlo in fronte al primo colpo tanta era l’agitazione. Purtroppo capii. Mi ripresi e mi ricordai che, come disse Mao Tse-tung , “la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza”.-

Accompagnai Valeria a casa e mi diressi alla mia facendo sosta per un po’ in un piccolo bar frequentato solo da bevitori veri. Nessuno parlava se non con se stesso fissando il fondo del bicchiere che si svuotava continuamente senza dare mai risposte, eravamo posseduti dal demone nella bottiglia che ci teneva inchiodati a quel tavolo. Al mattino mi ritrovai a terra nel mio appartamento avvolto in un tappeto e con una sigaretta spezzata in bocca. Avevo esagerato di nuovo. Era mezzogiorno. Mi feci una doccia e passai a prendere Valeria alla gioielleria. Pranzammo da lei per ripassare i dettagli del piano che l’indomani avremmo dovuto portare a compimento.

-sai, in questi giorni ho parlato un po’ con il signor Giovanni. Ho chiesto di te e mi ha raccontato un po’ di cosette… insomma sei un eroe all’interno della K.K.? l’agente N1, uno dei sette, il mago delle fughe e l’uomo in grado di uscire da qualsiasi situazione… l’agente perfetto! Mi ha raccontato di quella volta che inseguisti quel sabotatore per tutta Torino… eri in missione quando ti accorsi che c’era una presenza losca in stazione, quell’uomo stava piazzando una bomba sul treno. Tu senza farti notare sei salito abbandonando la missione, hai disinnescato la bomba con freddezza e decisione e poi ti sei lanciato all’inseguimento di quel pazzo che rubò una macchina e cercò di dileguarsi a gran velocità per le strade di Torino. Non sapeva però chi aveva alle calcagna. Un esperto in guida veloce che gli tenne testa fino a raggiungerlo… che emozione, disse che per combinazione c’era un elicottero della TV che stava facendo riprese per un documentario sul Castello del Valentino una affascinante residenza seicentesca nel più grande parco cittadino, e riprese una parte dell’inseguimento più esaltante e rischioso mai visto ed infine riuscisti a sottrarti alle forze dell’ordine scomparendo con l’uomo in consegna… sei pazzesco, tutta l’Italia ti vide sullo schermo eppure nessuno riuscì ad identificarti…-

-lascia stare i racconti del buon Giovanni, è roba passata… credo di essere un buon agente perché non mi esalto mai per quello che faccio, so solamente che devo riportare la pelle a casa… che poi riesca o no è solamente questione di fortuna…-

-secondo me sei troppo modesto ma forse hai ragione tu, un altro al tuo posto non avrebbe smesso di parlarsi addosso elogiandosi e dandosi perfino delle arie, e magari proprio questo atteggiamento gli sarebbe potuto essere fatale in missione. È per questo che mi piaci-

-è una persecuzione questa dell’eroe… ovunque vado è così… le ragazze poi vanno pazze per queste storielle, e mi chiedo se sono davvero innamorate di me o del mio personaggio…-

-beh, io ti ho conosciuto in un bar e non mi sono innamorata di un agente segreto, ma di un bravo uomo…-

Scese il silenzio. Io ero imbarazzato almeno quanto lei. Mi chiedevo però, a seguito di questa riflessione, se Axelle era innamorata di me per quello che ero veramente o per ciò che apparivo. Aveva sentito parlare di me per molto tempo, e forse mi aveva idealizzato divinizzandomi come fanno le ragazzine per i musicisti. Forse era innamorata della mia immagine non dell’uomo, e credo che non l’avrei mai sopportato. Questa ragazza invece aveva conosciuto prima l’uomo, e mi avrebbe amato anche se fossi stato un semplice meccanico. Mi stavo confondendo le idee, all’improvviso niente era più chiaro. Tutta una serie di dubbi mi offuscava la mente e mi rendeva la testa pesante, era come se fossi ubriaco ma lo ero di domande. Forse stavo commettendo un errore. Forse era proprio Valeria la donna della mia vita, e forse come aveva detto lei era stato proprio il destino a farci incontrare in quel bar. Rimanemmo a fissarci per molto tempo senza dire niente. Non saprei dire quanto tempo passò prima di parlare di nuovo, ma nel silenzio era come se avessimo comunicato lo stesso.

-senti Valeria, forse sbaglio a dirti queste cose ma, tu mi piaci moltissimo… solo che io sono innamorato anche di un’altra donna e sono molto confuso…-

-hai detto anche? Sei innamorato anche di me?-

-Si ma… non credo sia il momento… abbiamo del lavoro importante da svolgere, e io ho bisogno di rifletterci un po’ sopra… scusami devo andare un momento in bagno, intanto sparecchia e porta la piantina che abbiamo disegnato-

Mi alzai e mi diressi in bagno. Accesi una sigaretta mentre ero seduto ai piedi della vasca da bagno. Mi arrovellavo il cervello per capire cosa avrei dovuto fare ma avevo fissa davanti a me l’immagine di Valeria con quella tenera espressione, soddisfatta di sapere che anche io l’amavo. Tornai nella stanza e trovai Valeria al tavolo con la pianta della villa che le avevo fatto disegnare.

 


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