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DISOCCUPAZIONE GIOVANILE – ANCHE SE IN LIEVE CALO, IN ITALIA E’ ANCORA AL 39%

Nella giornata di ieri c’è stata una pubblicazione di un rapporto da parte dell’ISTAT (Istituto di Statistica nazionale) riguardo l’occupazione e la disoccupazione in Italia a Febbraio 2016. QUI
Secondo i dati provvisori dell’Istat, il tasso di disoccupazione torna a salire nel mese di febbraio, anche se sembrerebbe che la disoccupazione giovanile (15-24 anni) sia in calo di 0,1 punti percentuali.

Il dato che abbiamo di fronte rimane molto allarmante poiché la disoccupazione giovanile rimane comunque al 39,1%. Dal calcolo del tasso di disoccupazione, sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro.

Il vero problema, forse, non è chi non riesce a trovare un lavoro avendo un diploma o una laurea – fattori che determineranno prima o poi l’inserimento nel mondo lavorativo – ma il problema è quella percentuale di giovani italiani che non dispone di alcun titolo di studio e si trova senza impiego, i cosiddetti NEET acronimo inglese di (Not in Education Employment or Training).
Secondo alcune ricerche e studi, sembrerebbe che il numero di Neet, in Italia, si aggiri tra i 2,5 e 3 milioni; numero che, tra l’altro, stabilisce il primato in Europa per persone che non lavorano e non studiano.

E’ evidente a tutti che questo fenomeno si stia sempre più ingrandendo, per tutta una serie di motivi che vanno da una didattica scolastica poco coinvolgente e non sempre attenta alle esigenze di ciascun alunno, alla dispersione scolastica, all’aumento di contributi scolastici, a servizi sociali poco efficienti, ad un welfare non adatto alle esigenze di tutti e alla crisi . E’ un problema se si calcola che i due milioni e mezzo di Neet italiani influiscano di fatto sul PIL, in termini di mancata produttività e spese per lo Stato.

In questi casi, allora, ecco che potrebbe essere un fattore determinante il cosiddetto “reddito minimo garantito” o “reddito di cittadinanza”, ovvero forme di sostegno al reddito per le fasce più deboli e disoccupati.

Basterebbe veramente poco per decretare un provvedimento di grande urgenza come questo, considerando che paesi europei come Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Norvegia abbiano già adottato provvedimenti del genere.

Ovviamente, andrebbero comunque create di pari passo delle opportunità lavorative o delle corsie preferenziali per questi giovani e meno giovani senza titoli di studio né lavoro come, per esempio, l’aumento di bandi per servizi civili o lavori socialmente utili, che siano per l’appunto socialmente utili.


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Di Stefano Luca