PILLOLE DI ECONOMIA

FINANZA E SCOMMESSE

di Claudio Migliardi

Le regole del mercato finanziario, del caso e delle scommesse.

 

Il mondo della finanza e quello delle scommesse è più intrecciato di quello che potrebbe sembrare.

In effetti quello dei mercati finanziari è relativo alla previsione dell’andamento di titoli azionari e obbligazionari di una moltitudine di aziende più o meno strutturate e nei settori più disparati, da quelli del manifatturiero a quelli del terziario di puri servizi, che chiedono ai mercati il denaro necessario a sviluppare i loro piani di sviluppo industriale ed economico. Ovvero a sviluppare i desideri degli Imprenditori e dei Direttori di Sviluppo Commerciale e Marketing.

Ovviamente la speculazione è imperante e ciò a cui si assiste è che il complesso dei fattori che influenzano l’andamento degli affari di un’azienda sono tantissimi.

Capire se un’azienda, un insieme di aziende o portafoglio titoli, o un comparto o indice di mercato finanziario (tipo NASDAQ, etc.) aumenterà o diminuirà in un determinato lasso di tempo è dipendente da tanti e tali fattori macroeconomici, politici, ambientali che statisticamente e per il calcolo delle probabilità è verosimile associare gli eventi influenzanti al caso assoluto, come quello del lancio dei dadi o della roulette (se non sono truccati ovviamente).

Siamo quindi nell’ambito della teoria del caso e del caos.

Scommettere su un numero della roulette o su un’azienda singola in un “lungo” periodo di tempo diventa praticamente la stessa cosa. Nel breve termine le dinamiche sono diverse e prevalgono le informazioni disponibili o privilegiate sull’azienda.

Nel video “Genius Seculi” che suggerisco a tutti i lettori di questa rubrica di guardare (potete trovarlo su Youtube) è spiegato benissimo il meccanismo del sistema monetario e dei prestiti bancari.

In sintesi brutale ogni azienda è destinata prima o poi a fallire.

Non è in discussione il se, ma solo il quando.

Se questa fine è relativamente lontana conviene prestare denaro, altrimenti no.

Per ogni Banca o Istituto finanziario inquadrare un’azienda in una classificazione di merito di credito equivale a calcolare la sua PD (Probability of Default) ovvero della probabilità di fallimento.

Per cui le banche puntano le fish (prestiti), come per una scommessa, su quelle che hanno PD più basse.

Il punto è quindi capire se questa probabilità, che non è mai zero per nessuna azienda anche se virtuosa e promettente, è inferiore o superiore alla media di settore industriale, di area geografica o altro (sistemi di rating delle aziende).

Ciò che spesso non si dice è che più un’azienda è indebitata, e più si aumenta la sua probabilità nel tempo di fallire. Per cui chi nasce virtuoso è destinato, accedendo al credito, di aumentate la sua PD. E il meccanismo non si rallenta facilmente perché l’indebitamento per le aziende è altamente seducente per due ordini di motivi.

Le aziende eseguono i loro piani e progetti con i soldi degli altri, non toccando apparentemente il proprio patrimonio e il costo dell’indebitamente è istituzionalmente detassato a differenza di quello derivante dal proprio capitale (Teorema di Modigliani-Miller sul valore aziendale).

Sembra deprimente ed eccessivo, ma purtroppo corrisponde ad una realtà.

La vera domanda è quindi quale alternativa a questo sistema potrebbe essere più giusta e utile per la crescita delle aziende, ma il fatto che il sistema è globale non consente soluzioni semplici e immediate del suo sradicamento. Rimane il monito dell’equilibrio e della riflessione ogni qualvolta si ricorre all’indebitamento, o leverage come si ama chiamarlo.

Si parla spesso di economia reale e di economia virtuale ovvero quella finanziaria. Ma purtroppo l’economia cosiddetta virtuale (finanziaria) è più reale della stessa economia reale.

I suoi effetti, infatti, si vedono e si sentono.

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