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IL 17 APRILE SI VOTA, ECCO IL QUESITO DEL REFERENDUM

“Il 17 aprile è importante votare sì al referendum per dire un secco no alle trivelle entro le 12 miglia. Il referendum ha un valore politico per mettere gli italiani in condizione di scegliere, dopo la Conferenza di Parigi, quale politica energetica adottare”.  Queste le parole del coordinatore del comitato ‘No Triv’, Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale della Basilicata, in occasione della presentazione alla Camera del referendum abrogativo contro le trivelle. Il comitato promotore è composto dai rappresentanti delle Assemblee legislative di Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto, con la partecipazione del comitato nazionale “Vota Sì per fermare le trivelle“, delle realtà associative e culturali, delle imprese della green- economy, del turismo, dell’agricoltura e del settore del mare.
Con il termine “trivelle” si intende un insieme ampio e complesso di attività che vanno dalla perforazione dei pozzi di ricerca a quella dei pozzi di produzione, dalla realizzazione di gasdotti e oleodotti all’installazione di piattaforme petrolifere.

Quando si parla di referendum bisogna sempre captare il significato che si cela dietro questo tipo di consultazione popolare, anche se a indirlo sono state le Regioni sopracitate e non una raccolta firme di 500.000 cittadini. In ogni caso, indire un referendum significa dare voce al popolo, senza sé e senza ma. Certo, è vero che nell’ultima consultazione popolare del 2011 in cui siamo stati chiamati a votare per la ri-pubblicizzazione dell’acqua, la nostra scelta è stata disattesa, ma è pur sempre vero che tale consultazione sarà una sorta di “verifica” per questo governo, come lo era per il governo Berlusconi.
Di fatto questo referendum offrirà la possibilità, a chi crede in politiche più ecologiche, di dire basta alle logiche del petrolio indicando nuove strade possibili verso un progresso più eco-sostenibile.
Si tratterà di scegliere se abrogare la norma introdotta con l’ultima legge di Stabilità che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè sino all’esaurimento del giacimento. Sebbene le società petrolifere non possano più ottenere nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso – secondo una norma approvata lo scorso dicembre – non hanno una scadenza certa.

Quale sarà il quesito che andremo a votare?

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?”.

Affinché la proposta soggetta a referendum sia approvata – cioè che la norma sia cancellata – occorre che si raggiunga il quorum, cioè che vada a votare più del 50% degli elettori, e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Possono votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età.

A favore del referendum è il comitato “Vota SI, per fermare le trivelle” che ha lanciato un appello molto significativo indicando il petrolio come energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti e protagonismo delle grandi lobby.
Dal sito del comitato Vota sì per fermare le trivelle :
Non dobbiamo continuare a difendere le grandi lobby petrolifere e del fossile, ma affermare la volontà dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale. Per pochi barili di petrolio non vale certo la pena mettere a rischio il nostro ambiente marino e terrestre ed economie importanti come la pesca e il turismo, vere ricchezze del nostro Paese. Intanto, mancano strategia e scelte concrete per realizzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dalla COP21 nel vertice di Parigi per combattere i cambiamenti climatici, in cui si è sancita la volontà di limitare l’aumento del riscaldamento globale a 1,5°C.Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l’Election Day che avrebbe permesso l’accorpamento del Referendum con le elezioni amministrative, ha deciso di sprecare soldi pubblici per 360 milioni di euro per anticipare al massimo la data del voto, puntando così sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum.

Sono altresì molte le voci contrarie al referendum, tra esse quelle di coloro che affermano che sarà un referendum farsa poiché non di iniziativa popolare, ma indetto da 9 Regioni.
C’è chi dice, come al solito, che il progresso abbia invece bisogno di petrolio visto e considerato che paesi limitrofi all’Italia dispongono già di sistemi di trivellazioni in mare, e che non sarà un referendum per dire no alle trivellazioni ma solo un probabile NO al rinnovo delle concessioni per l’estrazione di petrolio per piattaforme già esistenti.

trivelle 1Intanto, se questo può contribuire a dare più contenuto a questo dibattito pubblico, una fuga di greggio fuoriuscito da una piattaforma petrolifera a 7 chilometri al largo delle coste delle isole Kerkennah preoccupa da un paio di settimane la Tunisia e anche l’Italia, poiché sembrerebbe che tale macchia di petrolio stia raggiungendo l’Isola di Lampedusa.

In effetti, sembra proprio lo stesso discorso che nel referendum del 2011 venne affrontato riguardo all’energia nucleare, “è inutile votare contro se poi ci sono le centrali nucleari in Francia”.

In conclusione, in un periodo in cui la politica è sempre più lontana da quelle che sono le esigenze ed i voleri del popolo, la scelta di indire un referendum ha un valore democratico all’interno di un Paese che ha smesso di vivere la democrazia da molto molto tempo.

Alessio Donfrancesco


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