FATTI AD ARTE

IL DAVID DI DONATELLO – L’EROE DELLA CITTA’

di Stefano Di Palma

Alla straordinaria produzione plastica di uno dei principali protagonisti dell’arte rinascimentale, ovvero Donato di Niccolò de’ Bardi, comunemente conosciuto come Donatello (1386-1466), si ascrive questa creazione artistica eseguita per Cosimo de’ Medici e oggi custodita a Firenze presso il Museo Nazionale del Bargello. L’opera è così descritta dal Vasari: “Trovasi di bronzo, nel cortile del palazzo di detti signori, un David ignudo quanto il vivo, ch’a Golia ha troncato la testa, et alzando un piede, sopra esso lo posa, et ha nella destra una spada. La quale figura è tanto naturale nella vivacità e nella morbidezza che impossibile pare agli artefici che ella non sia formata sopra il vivo”.

Nella Bibbia, si narra che il giovane ed esile David, durante la guerra tra il suo popolo e i Filistei, fu il solo ad accettare la sfida lanciata dagli ebrei da un esperto guerriero filisteo dalla statura impressionante, ovvero Golia. David riesce ad uccidere il gigante colpendolo in fronte con un sasso lanciato con la sua fionda per poi decapitarlo. Per il coraggio dimostrato in questa lotta impari, il vincitore diviene simbolo delle virtù eroiche di Firenze e della sua capacità di resistere alle minacce interne ed esterne; a tal riguardo si ricorda che, tra i vari esempi, l’esecuzione di questo tema figurativo in scultura sarà successivamente affrontato anche da Michelangelo Buonarroti.

Classica bellezza ed armonia, umana introspezione e perizia tecnica si coniugano in questo capolavoro del Maestro; alla tradizionale lettura iconografica dell’opera, databile al 1433 circa, si è accostata anche una diversa identificazione che la prevede come raffigurazione del dio Mercurio.

Sia che si tratti dell’eroe biblico in cui si incarnavano gli ideali civici oppure del dio protettore anche dei commerci, Donatello ne dà un’interpretazione altamente intellettuale ed elegante aderente alle aspettative ed al rango della committenza. Il giovane re è colto nell’atto del riposo dopo aver tagliato la testa del gigante che giace sotto il suo piede; malgrado l’esilità delle membra quasi femminee e lisciate dalla patinatura, l’atteggiamento statico della figura evidenzia un corpo reso con vigore ed equilibrio che si snoda in una forma a serpentina ed è racchiuso in angolazioni sapientemente studiate nelle gambe, nei fianchi, nei gomiti e nella testa.

Lo sguardo mostra consapevolezza per quanto è appena stato compiuto nonché il turbamento provato dal protagonista davanti alla grandezza dell’evento; del resto anche la nudità eroica in cui David si mostra si aggancia alla terribilità dell’azione compiuta: non si tratta solo di una dimostrazione delle capacità artistiche di Donatello nella resa anatomica, ma di un’allusione alla protezione divina riservata all’uomo retto al quale dunque non serve alcuna armatura.

Se la presenza della spada e specialmente del sasso identificano l’effigiato in David, sono la mancanza della fionda e della ferita sulla fronte della testa decapitata i principali elementi che suggeriscono la raffigurazione di Ermes – Mercurio, dio messaggero con ai piedi la testa di Argo ucciso per volere di Zeus. Entrambe le letture dell’opera si fondano dunque evidentemente sulla lotta e la vincita del bene sul male.

Se nella materia costitutiva di questa statua, ovvero il bronzo, si manifestano simili reminiscenze visto che il corpo di Davide è perennemente baciato dalla luce e le superfici così si trasfigurano visivamente in una sorta di eterno tocco divino, alcune ricercatezze s’impongono alla nostra attenzione come ad esempio dimostra la testa ombreggiata dal curioso copricapo (il pètaso dei pastori) oppure il particolare del fregio con putti che orna l’elmo di Golia, derivato probabilmente da un cammeo della raccolta medicea.

La scultura, realizzata a tutto tondo, è ricordata nel 1469 presso Palazzo Medici di via Larga; con l’avvento della Repubblica nel 1494 fu sottratta ai Medici e collocata in Palazzo Vecchio; successivamente da una sala di Palazzo Pitti passò alla Galleria degli Uffizi e da qui al Bargello.

Accanto a Brunelleschi e a Masaccio, Donatello è uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione artistica del primo Quattrocento. Nonostante le sue umili origini egli, attraverso la dura pratica di mestiere, l’arguto ingegno e la fecondità creativa che contraddistingue la sua intera carriera, rappresenta uno dei più vasti fenomeni della Storia dell’Arte: un artista del passato estremamente moderno figlio del suo tempo e al contempo innovatore della tecnica e della forma.

 

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