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Il risparmio e le urne

La chiusura delle Borse anglosassoni per le celebrazioni del Memorial Day ha forse fatto mancare al balzo dei mercati europei la qualifica formale di rally post-elettorale.

Ma anche con un pò di liquidità rimasta ai margini, la sostanza dei fatti non cambia: il bisogno di «cambiamento nella stabilità» espresso domenica dagli elettori è il migliore degli scenari che potesse aspettarsi la Borsa dopo una campagna elettorale dominata dagli slogan populistici, dai proclami indipendentisti e dalle minacce dei movimenti anti-euro di ribaltare governi e istituzioni e soprattutto di abbandonare la valuta comune in caso di vittoria.
Anzi, a ben guardare, i mercati sono stati proprio forse gli unici a non basarsi sui sondaggi e a valutare con lenti proprie il possibile scenario post-voto: invece di andare “corti” già da venerdì sulla base delle incognite del voto – a cominciare da quello italiano – gli investitori internazionali sono tornati a comprare bond e azioni della periferia dell’Eurozona, cioè dei mercati che più avrebbero rischiato di pagare il prezzo di uno strappo estremista, proprio alla vigilia del voto, scelta che alla prova dei fatti si è rivelata vincente. D’altra parte, al contrario dei sondaggisti le cui previsioni si basano prevalentemente sugli umori della piazza, le opinioni dei mercati si basano sui fatti.

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