La convocazione del Consiglio comunale fissato al 23 febbraio prossimo ed in particolare uno dei punti all’ordine del giorno suscitano la rivendicazione del gruppo consiliare di minoranza Isola del Liri Futura che in un post scrive:
Al punto 2 dell’ordine del giorno compare l’approvazione del “Regolamento e policy privacy per la presenza istituzionale del Comune di Isola del Liri sui social network: Facebook, YouTube, Instagram”.
Nei giorni scorsi avevamo informato i cittadini di aver presentato un’interrogazione in merito alla gestione dei canali social istituzionali e alla disattivazione dei commenti. Oggi vediamo che viene portata in approvazione una policy ufficiale…. È un fatto che riteniamo significativo. Significa che il tema sollevato non era marginale. Significa che porre domande, quando lo si fa con serietà e senso delle istituzioni, può contribuire a generare atti concreti.
Poi il quesito che ripropone recenti polemiche sulla ‘censura’: Perché se oggi si ritiene necessario approvare un regolamento specifico per la presenza istituzionale sui social, è legittimo chiedersi su quale base allora siano state adottate finora scelte come la disattivazione generalizzata dei commenti? Il nostro obiettivo è sempre stato chiaro: regole scritte, pubbliche, coerenti con i principi di trasparenza, partecipazione e dialogo con i cittadini.
Proprio per questo – assicura il gruppo guidato da Antonella Di Pucchio – leggeremo con attenzione minuziosa il testo della policy. Le regole servono a garantire equilibrio e rispetto di tutti. Ma devono anche favorire il confronto civile, non limitarlo in modo permanente, o accomodante. Ci auguriamo che questa policy rappresenti un passo avanti reale, riportando i canali istituzionali a essere spazi regolati ma aperti al dialogo, nel rispetto dei ruoli e delle istituzioni. Come richiamato anche dalle linee guida AGID per le Pubbliche Amministrazioni.
Continueremo a svolgere il nostro compito con serietà, vigilando sui contenuti e sulla concreta applicazione di quanto verrà approvato. Perché riteniamo che la trasparenza non è una dichiarazione.
