IL CAMEO, ARTE E TRADIZIONE

LA CITTA’ DI SORA RAFFIGURATA NEI MUSEI VATICANI

di Stefano Di Palma

Al pontificato di Gregorio XIII (1572-1585) si ascrivono importanti lavori inseribili in quel clima di ferventi campagne costruttive e decorative che contrassegnano i regni di molti papi del secolo XVI. Con questi lavori si abbellisce la città di Roma e soprattutto il Vaticano creando in larga parte quelle magnifiche opere che oggi costituiscono l’essenza di quel sistema museale.

Oltre alla volta della Sala di Costantino, papa Gregorio fa ridecorare la Sala dei Chiaroscuri con affreschi degli Alberti e degli Zuccari; egli fa anche costruire una nuova ala del palazzo che s’affaccia sul cortile di San Damaso, ma soprattutto, commissiona l’imponente decorazione della Galleria delle Carte geografiche lunga 120 metri e larga 6 metri.

Il papa intendeva dimostrare così l’autorità della Chiesa sul tempo (nel 1582 compie la riforma del calendario giuliano) e sullo spazio (cartografia dell’Italia). I lavori di muratura, diretti dagli architetti Ottaviano Mascherino e Martino Longhi il Vecchio, si concludono tra il 1578 e il 1580. Le carte furono dipinte lungo i muri della Galleria sotto la direzione di Egnazio Danti, dottissimo cosmografo e celebre matematico, disponendo sulla parete destra la costa tirrenica e sulla parete sinistra la costa adriatica, come se attraversando la sala si stesse camminando lungo la dorsale appenninica. Infine la volta della Galleria è stata decorata con stucchi ed affreschi recanti emblemi e allegorie eseguiti da diversi artisti tra i quali i paesaggisti fiamminghi Matthijs e Paul Brill, diretti da Girolamo Muziano e Cesare Nebbia.

Ben quaranta tavole geografiche sono dislocate nell’intero ambiente. In esse sono raffigurate le visioni complessive dell’Italia antica e di quella nuova e le regioni che la compongono insieme alle isole; i territori sono restituiti in prospettiva aerea con una cromia che prevede gamme di verde e di marrone che s’incontrano, a seconda dei casi, con l’intenso azzurro del mare. Ogni tavola è racchiusa in una elegante cornice sulla quale campeggia una tabella (entrambe dipinte) che reca l’iscrizione con il nome del territorio rappresentato.

In una simile impaginazione degli spazi compare anche la città di Sora, parzialmente presentata nella carta dell’Abruzzo a causa della sua posizione di confine con quella regione e meglio indagata nella carta della Campania.

In quest’ultima quasi al centro una iscrizione in diagonale ricorda l’antica denominazione del territorio, ovvero SORA DVCATVS. Più in basso trova collocazione la rappresentazione della città affacciata sul Liri, inserita in un circuito murario difensivo capeggiato da una croce ed affiancata dalla Rocca con il castello (elemento che ancora oggi contraddistingue il  paesaggio).

Nelle vicinanze sono individuabili altri due luoghi importanti che non hanno bisogno di presentazione: San Domenico – Villa di Cicerone e l’Abbazia di Casamari.

Non manca la raffigurazione di altri paesi che circondano la città di Sora restituiti nella pittura come piccoli conglomerati di case o muniti di fortificazioni e identificati dai rispettivi nomi scritti in un italiano che ci fa compiere un piacevole salto nella Storia dei nostri luoghi come ad esempio Valsorana, Rocca del uiua, Isola.

In una manciata di centimetri si racchiude così una delle più antiche rappresentazioni della città di Sora davanti alla quale ogni giorno sfilano migliaia di visitatori attenti e distratti provenienti da tutto il mondo.

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