IL RACCONTO DELLA DOMENICA

LA COUPE’ ROSSO AMARANTO

di Anna Maria Scampone

La macchina è in fila, come tutte le altre auto d’epoca che si pavoneggiano in Piazza del Popolo a Latina. È in attesa. È una coupé Karmann Ghia rosso amaranto, cromata, con il tettuccio beige. Un bijou. Aspetta La Scrittrice. Ha pazienza la piccola Wolkswagen e non ha fretta. Quelle della sua generazione – è del 69 – sanno attendere. Si pavoneggia un po’. Sa di essere bella, tutta lucente e pulita. Lino, il suo padrone, l’ha lavata e tirata a lucido per l’occasione. Con amore e tenerezza,  vezzeggiandola affettuosamente. Lei ama il suo padrone e adora le coccole aggiuntive che lui le riserva quando deve esibirla.

La Piazza è illuminata e piena di gente a passeggio. Quando vedono le auto schierate, agli uomini brillano gli occhi. Si avvicinano e cominciano a girarle intorno. La guardano, sfrontati nel loro desiderio di possesso. Le donne, di solito, le regalano un’occhiata di sfuggita, si mettono in posa e scattano selfie a non finire. Pare di sentirle, con la loro voce querula: “Specchio, specchio delle mie brame, gli sguardi son tutti per me o guardano la coupé?”.

La Scrittrice non si vede. È insieme agli altri finalisti di Giallolatino che aspetta il verdetto della giuria. Dopo, salirà sulla cabrio rosso amaranto e parteciperà al Carosello delle auto storiche, organizzato per l’occasione. L’auto non gradisce gli estranei ed è gelosa anche di Roberta, la moglie del suo padrone. Non ama dividerlo con lei, ma si rassegna quando si siede nel sedile accanto al guidatore. Sopporta, così come accetterà l’invadenza di questa estranea. Ne ha sentito parlare tutta la settimana ed è stufa marcia di questa storia, ma se il padrone comanda, lei ubbidisce.

Un tramestio davanti al Circolo Cittadino annuncia l’uscita degli scrittori. Ci sono tante donne. Chissà quale è La Scrittrice. Eccola. Lino le stringe la mano e le indica la macchina. La Scrittrice gioisce e si avvicina, le gira intorno, accarezza la carrozzeria con rispetto, si sofferma sulla doppia W – il suo orgoglio – posizionata tra le due prese d’aria anteriori. Questo però non basta a renderla simpatica. Si mette in posa anche lei, cercando di sfruttare il suo lato migliore. Ma è una battaglia persa in partenza, pensa la macchina. È preoccupata. La donna è un po’ su di peso. Già se lo sente addosso, distribuito sull’intero telaio. Lino, galante come sempre, le apre la portiera e la fa accomodare. Lei si siede di botto, ohi, il primo strattone!, ma poi se ne sta buona, frugando con gli occhi l’interno dell’abitacolo. È emozionata per questo giro in macchina e si complimenta. Parla veloce, con un tono di voce forse troppo alto, ma scaraventata in un’auto con degli sconosciuti, deve pur dire qualcosa per rompere il ghiaccio.

Alla partenza, si aggiungono altri passeggeri. Sono serrati, stretti l’uno all’altro, ma è la vettura quella che sta peggio. Protesta risentita per lo chassis che scricchiola un po’troppo. Spera che il tragitto da lì all’albergo sia breve. C’è traffico e si procede con lentezza, ostacolati dai tanti semafori fermi sul rosso. La conversazione langue.  La Scrittrice rompe il silenzio per prima.

«Per ringraziarvi del passaggio in questa bellissima auto, vi regalo un racconto» dice. Poi prosegue: «Solo che io scrivo dei noir e quindi ci scappa sempre un morto.»

La coupè sobbalza, quasi ingolfa il motore. La Scrittrice continua:

«Dovrò far morire uno dei due. Tu Lino, sei il più papabile, ma Roberta potresti essere anche tu la vittima. Deciderò in corso d’opera.»

Di cosa va cianciando la donna?

Turbata per quanto ha appena sentito, la coupè imbocca l’uscita sbagliata. Perde la strada, si inoltra nelle vie parallele. Le luci sfavillanti della città lasciano il posto a sporadici lampioni accesi. È un altro mondo. Non c’è un’anima viva in giro. Gira e rigira per le strade buie la rossa. Ha un solo pensiero in testa.

 Questa donnaccia vuole uccidere il mio padrone.

Deve intervenire, fare qualcosa. Ma cosa? Potrebbe prendere una curva in piena velocità, spalancare lo sportello e scaraventare la rompiscatole fuori.

Già, ma lei porta la cintura di sicurezza.

Potrebbe frenare di colpo e fracassarle la testa contro il lunotto anteriore, ma il cristallo è originale e non può fare uno sgarbo simile a Lino. No, deve trovare qualcosa di più sofisticato, che non coinvolga il suo padrone.

Mentre medita sul da farsi, Roberta traffica con il navigatore, una diavoleria moderna  che riconduce la piccola Wolkswagen sulla strada giusta. Ancora pochi metri, alcuni minuti per decidere il destino di quella donna che continua a blaterare senza sosta. Ormai la detesta cordialmente.

«Ho già una trama in mente. Si sta sviluppando piano piano, proprio in questo momento. Sono però ancora indecisa su chi sarà la vittima designata.»

Quando arrivano a destinazione il parcheggio è già pieno. Auto di tutte le fogge e di tutte le epoche, testimonianza di un passato ormai lontano. Sono tutte lucidate a dovere, bellissime nella loro unicità. Una festa per gli occhi, una gioia per gli estimatori, un vanto per i proprietari.

La Scrittrice scende dall’auto. Ad attenderla alcuni amici. Ride, stringe mani, chiacchiera animatamente.

È un bel tipo, peccato doverla ammazzare.

Il momento propizio arriva dopo pochi istanti. In maniera impercettibile, la coupè comincia a muoversi. Millimetro dopo millimetro, guadagna terreno e acquista velocità. La ghiaia scricchiola in modo sinistro mentre avanza, inesorabile nel suo desiderio di morte. Tre metri, due metri, un metro… Lei è sempre più vicina, inconsapevole di ciò che l’attende.

Sarà una morte veloce. Nemmeno se ne accorgerà.

È la prima volta per la rossa. In tanti anni, nessun incidente, nemmeno l’ombra di un’infrazione. Una vita onorata e onesta, ma ci sono circostanze, nella vita di ciascuno, che rendono inevitabili certe scelte. Quindi, continua con il piano criminoso che ha in mente.

Si tratterà di un incidente, una fatalità… un segno del destino.

Coglie al volo uno stralcio di conversazione, isola una frase.

«Roberta, mi spiace, ma Lino è troppo gentile e galante, non posso farlo fuori.»

«Ti tocca!» dice Lino alla moglie.

Questo cambia le cose!

Ma ormai la corsa è inarrestabile. Vede gli occhi della Scrittrice dilatarsi per il terrore. È paralizzata, incapace di sottrarsi all’orribile fine che l’attende.  Apre la bocca in un urlo senza voce.

L’impatto è ormai questione di pochi centimetri. La piccola Wolkswagen realizza che non sarà una cosa pulita e indolore come aveva immaginato. Si pente, ma è tardi per fermarsi.

All’improvviso, lo sportello si apre e Lino piomba dentro come un fulmine, tira il freno a mano e inchioda la macchina. La rossa sussulta per il contraccolpo e, con un colpo di tosse, si ferma.

«Volevo farvi fuori e quasi ci rimettevo le penne io» dice La Scrittrice.

Scherza, ma è pallida come un cencio. Non sa, la poverina, quanto c’è andata vicino.

 

 

 

 

 

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