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L’EX PARROCO DI CASTELLIRI CONDANNATO PER CIRCONVENZIONE D’INCAPACE

 “Siamo soddisfatti: si trattava di un processo molto delicato. La nostra assistita ha però ottenuto la giustizia che chiedeva dal suo letto di dolore e che, in punto di morte, si è fatta promettere dal fratello”. Dopo un giudizio durato anni, gli avvocati di parte civile Federica Nardoni e Antonio Rosario Bongarzone, che si sono fatti portatori degli interessi di un’anziana di Castelliri, deceduta nel 2010, hanno accolto con il giusto compiacimento la decisione del Tribunale di Cassino. La donna è risultata essere stata letteralmente soggiogata e manipolata dall’allora parroco del paese (trasferito durante la scorsa estate ad altra sede) tanto da essere indotta ad elargirgli a più riprese ingenti somme di danaro, pare per un totale di 140mila euro. La sentenza di primo grado non potrebbe essere più chiara: il prelato è stato condannato, per circonvenzione d’incapace, a 16 mesi di reclusione ed a pagare una provvisionale di ben 120 mila euro.

 “Tutto è accaduto nella seconda parte del 2009 – proseguono i legali – ed è stato il fratello della donna ad accorgersi della gravità della situazione. Poche settimane prima di morire, dal letto di una clinica sorana, l’anziana, insegnante in pensione, rese la sua testimonianza di fronte ai carabinieri, nella quale raccontava di essere stata psicologicamente soggiogata dal parroco”. Un rapporto, nato per via della sua profonda devozione religiosa, trasformatosi poi in incubo e nel quale l’uomo ha via via raggiunto una posizione sempre più dominante, a tal punto da manipolare le intenzioni della malcapitata. La vittima, in sostanza, si è sentita come rapita della sua autonomia e consapevolezza. “Lo stato di deficienza psichica e delle facoltà di discernimento dell’anziana è emerso chiaramente grazie anche ad una dettagliata perizia – aggiungono – e ciò ha consentito al parroco di impossessarsi del denaro”.

La denuncia presentata dalla donna riguarda soprattutto i mesi di settembre e ottobre 2009. Sentendosi mentalmente soggiogata, è stata portata a trasferire 110mila euro sul conto del prete (addirittura, la denunciante dichiarò che, a prova del suo stato di confusione, aveva creduto di dovergli dare 110mila lire) che le disse anche di non riferire nulla al fratello. In una seconda occasione, quando già la donna era in clinica, l’uomo si recò a trovarla e, spiegando che gli servivano soldi per dei nuovi ceri da mettere in chiesa, si fece staccare tre assegni per l’importo totale di 30mila euro. Accortasi di essere stata raggirata e manipolata, l’anziana si confidò finalmente con suo fratello.

Gli avvocati Bongarzone e Nardoni raccontano di un processo svoltosi in condizioni difficili: “Riconosciamo il profondo valore e la grande funzione dei parroci e della Chiesa, che non si vuole in alcun modo colpire. Purtroppo questi casi di circonvenzione, quando accadono, vanno denunciati e puniti proprio per salvaguardare il buon nome della Chiesa stessa. Sono procedimenti difficili in quanto i reati non sono immediatamente visibili: si consumano nel silenzio della solitudine. Nel dibattimento abbiamo potuto contare soltanto sulla testimonianza del fratello e del medico legale. Nonostante questo, è stato dimostrato che il prete aveva approfittato della solitudine della donna e della sua fragile condizione psicologica per farsi consegnare del denaro. Sarebbe or opportuna una presa di posizione anche da parte degli organi del clero, che furono interessati della spiacevole vicenda dal fratello dell’assistita ma che non ritennero di intervenire. Crediamo, infatti, che il comportamento di questo parroco abbia gettato discredito su tutta la categoria degli uomini di chiesa che con spirito di sacrificio e abnegazione si impegnano per migliorare la società”.

Davide Baldassarra

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