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L’ultimo libro di Ottavio Cicchinelli:”Il sogno di Jacchìne ed altri racconti”

Gianni Fabrizio

Sì, esiste un altro Pescosolido. Una seconda realtà di questo splendido paese. L’ho scoperto sfogliando e leggendo l’ultima fatica di Ottavio Cicchinelli. È  il  libro “Il sogno di Jacchìne ed altri racconti”, dove, nel secondo dopoguerra, gli intrecci tra “la miseria diffusa  e la nobiltà d’animo” si susseguono, si rincorrono e diventano una narrazione di storie umane, ricche di antichi sapori. Un libro ricco  di 143 pagine, con originali illustrazioni  della professoressa d’arte Alessandra Fioravanti. Un libro  in cui  Ottavio Cicchinelli, con  la sua geniale ironia, con il suo linguaggio, in italiano ed in dialetto, ha saputo evidenziare e trasformare, come risorsa, i pregi ed i difetti della gente di un tempo. Ha, così, potuto elevare tutti a personaggi, con la loro schietta dignità, anche i  poveri e gli ultimi.  Ha preso questi dai margini di una vita scomoda e difficile  e li ha resi protagonisti di memorabili scene e di curiosi episodi ora divertenti, ora anche amari. Ha cucito insieme, come un menestrello ed un cantastorie di qualità, sia una risata fragorosa , che un pianto amaro, o un sogno antico. Tutti i personaggi conservano un comune aspetto: la loro profonda umanità. Una grande prova in cui “ il maestro Ottavio”, dà la parola, il colore ed il calore a gente semplice, umile, buona  e vera. Il suo è un appassionato gesto d’amore per questi suoi luoghi d’origine, la sua terra. Ha raccontato “l’uomo di Pescosolido”, quindi del nostro territorio, di fronte alle   difficoltà dell’ esistenza.  Gocce di memoria che si trasformano in una  dissetante lettura. Gocce che diventano pioggia fitta  di valori, di fatiche, di conquiste, di furbizie, di affari, di affanni, di  speranze, di quotidianità. Vi ho visto una sorta di diario a episodi, che racconta di persone di luoghi intrisi di sentimenti e di memorie. Ottavio Cicchinelli si è confermato un saggista che ha saputo riprendere e proporre memorabili pagine di vita di un tempo. Si è comportato come un amanuense preciso e paziente nelle vesti di un narratore oggettivo e   personalissimo, che  pagina dopo pagina, accompagna delicatamente i tanti personaggi del libro e li rispetta e li fa agire. Sì, li prende per mano. Un nugolo di “attori” unici, irripetibili, sempre simpatici. Una piccola enciclopedia di caratteri, di mestieri, di espedienti, di paure, di racconti. Ogni personaggio è lo specchio di un’ancestrale distribuzione  di compiti sociali. Lo stupore di vivere e la conquista della quotidianità  è la molla che unisce i protagonisti,  immersi nei particolari panorami di campagna e di montagna;quelli proprio intorno a Pescosolido ed alle sue frazioni. Ottavio Cicchinelli ci restituisce un segmento di tempo che non c’è più. Con “Il sogno di Jacchine ed altri racconti”  quel tempo e quelle persone  rivivono e prendono forma, dimensione e anima. Ogni lettore, chiudendo gli occhi, si può costruire con la fantasia, l’immagine di come potessero  essere ed apparire:  Jacchìne,  Lillo,  Agnesa, Cicco del Colle,  zi’ Leveggine, zi’ Pasqualucce,  Santucce,  zi’ Francische,  ziòne Michele, Giovanni Polenta, Nardino, Maria Giuseppa e tutti gli altri. Al termine della lettura li consideri tutti amici; un po’, come se si  conoscessero da sempre. Parlano, pregano, imprecano, si affannano, gioiscono, prendono in giro, lavorano. Un “verismo” pescosolidano, che è esistito davvero. Così mi appaiono i personaggi a cui Ottavio Cicchinelli dà voce ed anima.  Un libro che si apre come “un’ agorà:una piazza animata da figure speciali.  È bello vedere come  delle storie vere, siano state trasferite in un libro. Così, chi è sensibile, viene assalito da una molteplicità di emozioni. Il libro racconta “un piccolo mondo antico” che oggi fa tenerezza. Acquistare l’ultima opera di Ottavio Cicchinelli nelle librerie di Sora diventa un obbligo. E  leggerla davanti al caminetto scoppiettante di legna che arde, con il profumo di resina, come una volta, diventa un sogno, magari incantato…come quello di “Jacchìne”.

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