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MUSEO DELLA MEDIA VALLE DEL LIRI, MOSTRA DI ANTONIO NOTARI

Da Rodolfo Damiani riceviamo e pubblichiamo:

Nella settimana che parte dal 7 di giugno, presso il Museo della Media Valle del Liri abbiamo il privilegio di godere dei racconti grafici di Antonio Notari, Pittore, a cui si rischia di fare torto con l’aggettivazione ordinaria, Affabulatore dal tocco caratterizzante e dai colori di luce.

Ogni pittore nasconde sotto la patina di pittura maritata alla tela qualcosa del suo IO pittorico che è già più avanti rispetto all’esperienza visiva.
Notari ha saputo scoprire , nella sua ricerca, un modo di porre le cose con un equilibrio tra esegesi lirica e azione drammatica che non posso non definire rigoroso , come rigorose sono le sue creazioni fantastiche , sempre con più senso drammatico e audacie proprie dell’inconsapevolezza.

Il “nuovo” di Notari , proprio per questo suo criptare quello che verrà in futuro, non appare attraverso momenti di rottura, per Antonio , come per Newton, “natura non facit saltus”,non avviene per soluzione di continuità, ma lo si avverte quando si instaura un confronto storico delle sue opere “panta rei”con un determinismo atomistico.

In questa socializzazione dell’arte , ci troviamo ad affrontare una disputa artistica fra le tecniche usate dall’Artista, il termine disputa è improprio , in quanto non c’è conflitto è un confronto di modi d’approccio alla rappresentazione artistica.

Partecipiamo alla disputa ideale fra opere di Notari espresse in una forma diversa ,in una parte dei capolavori esposti non ci sono i colori, non c’è la politesse delle sue tele , abbiamo solo opere così come il Maestro le ha intuite senza la mediazione alla concinnitas del colore, è l’atto puro di Gentile , è lo spirito dionisiaco di Niestzeke, è l’idea che si materializza in punta di penna nella sua forza, crudezza e immediatezza. I dipinti , l’altra componente di questa mostra se ci si immedesima nel maestro sono immagini che argomentano in forme diverse la stessa storia, alla drammaticità spoglia e esasperata resa diversa per il mezzo non l’intuizione, si ammirano le ninfe asessuate dei quadri arcadi, anche in queste opere i personaggi si presentano dubbiosi e problematici con il maestro che si pone come colui che individua le speranze, è come un demiurgo impassibile ma partecipe senza esserne protagonista delle soluzioni.

Le sue figure sono comunque altro dal caos che lascia intuire e da cui si distaccano per il loro contenuto di sobria eleganza e di purezza anche se celata nella drammaticità dei gesti in cui si coglie sempre una luce che attiva un orizzonte di ottimismo.

Attraverso le opere in punta di penna il Maestro dimostra che la sua ricerca di base si pone in termini dialettici nell’agone del rinnovamento del linguaggio figurativo divenendone un protagonista raffinato e ispirato. La mostra è emblematica delle componenti essenziali dell’Artista: un disegno sontuoso, forza espressiva in tutte le sue varianti, libertà di concezione della forma e di intuizione del pensiero che detta tale forma, una saggezza nella attribuzione dei colori di una sconvolgente modernità pur senza dimenticare la lezione classica.


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