PILLOLE DI ECONOMIA

PROGETTO APE – APPENNINO PARCO D’EUROPA

Ha da poco compiuto 25 anni il progetto APE – Appennino Parco d’Europa, lanciato a L’Aquila nel 1995, un esempio pioneristico per il futuro sostenibile della dorsale appenninica. Fu proprio nel 1995, quando furono istituiti i Parchi nazionali (previsti dalla legge 394/91) del Cilento, della Majella, del Gran Sasso, del Gargano e del Vesuvio, che fu subito chiaro che per la catena appenninica era necessario sviluppare un programma d’azione a medio-lungo termine. Ed ecco che su iniziativa di Legambiente, con il sostegno del Ministero dell’Ambiente, della regione Abruzzo e di Federparchi, nasceva il progetto, con lo scopo di promuovere lo  sviluppo ecocompatibile e durevole dell’Appennino, dal passo di Cadibona alle Madonie, una grande area protetta ricca di biodiversità, pari a circa il 30% del totale del territorio nazionale attualmente protetto attraverso i Parchi nazionali (il 16,1%) i Parchi e le Riserve regionali (il 5,6%) e per la restante parte da 993 siti della rete Natura 2000 (ZPS e/o ZSC).

Il progetto guarda al sistema appenninico come ad un vero e proprio “sistema infrastrutturale ambientale” ad altissima densità di diversità naturale e culturale, di tipicità manifatturiera e agroalimentare, di identità locali. Questi gli obiettivi del progetto: conservazione della natura come metodo in grado di coniugare le esigenze della tutela con quelle dello sviluppo e della crescita occupazionale; la conservazione delle specificità del sistema insediativo attraverso  la tutela, il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio, culturale e religioso del territorio; turismo sostenibile; conservazione e sviluppo della ruralità; promozione di produzioni di qualità nel sistema agroalimentare; conservazione e sviluppo della PMI artigianale e agroalimentare: adeguamento della rete dei servizi.

In questi anni le aree protette hanno svolto un ruolo di traino per il progetto APE, attraverso il quale sono state realizzate azioni di conservazione della natura fondamentali. In molti casi, i parchi sono stati capaci di incidere positivamente anche nell’economia e lo sviluppo locale proprio perché hanno messo a frutto una visione strategica e una adesione ai principi di tutela e valorizzazione insita nella strategia di APE.

Dopo 25 anni, però, il progetto APE non è stato ancora applicato fino in fondo, ma ha contribuito a far crescere un sistema ambientale ricco di natura e biodiversità e una destinazione turistica oramai conosciuta. Punti di forza da utilizzare oggi per riequilibrare le politiche a favore di un contesto territoriale sempre più fragile anche a causa di un tessuto economico e sociale debolissimo. Ora che la pandemia ha fatto emergere che da solo nessun territorio è in grado di cavarsela, il progetto APE getta le basi per la costruzione di nuove alleanze iniziando da un rapporto più stretto con città di riferimento attorno a cui gravitano le aree interne. L’Appennino contemporaneo può ripartire dalla tutela del capitale naturale e dalla valorizzazione del suo patrimonio storico e artistico, puntando sulla bioeconomia e l’ecoturismo, con le risorse destinate dall’Unione europea e la possibilità di inserire questa strategia nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e accedere ai Fondi di sviluppo e coesione della programmazione comunitaria 2021/2027.

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