Si infiamma a Santopadre lo scontro sulla Tari. Dopo le accuse mosse dalla minoranza nei giorni scorsi, arriva la replica del vice sindaco Lorenzo Di Sotto che in una lunga nota ribatte pun to per punto. Ecco il testo:
TARI, IMU E “CAOS”: BASTA ACCUSE. ADESSO FUORI LE PROVE.
Mi avete chiamato direttamente in causa.
Avete scelto di mettere pubblicamente in discussione il lavoro dell’Ufficio Tributi e di chi ne ha la responsabilità. Bene. Allora è arrivato il momento di smettere con gli slogan. Adesso parliamo di atti, numeri, norme e fatti. Perché quando si parla di soldi dei cittadini, di tasse e di pubblica amministrazione, le parole hanno un peso. Accusare un Comune di mandare “cartelle errate”, di lavorare nel “caos totale”, nell’“approssimazione” e di “tartassare i soliti noti” non è una battuta da campagna elettorale. È un’accusa precisa. E un’accusa precisa deve essere dimostrata.
“LA TARI 2026 È IN GRAN PARTE ERRATA”
IN GRAN PARTE?
Bene. Quante? Quali? Dove sono? Qual è la percentuale? Quali sono gli errori?
Fate i nomi delle posizioni, indicate gli atti e mostrate i documenti. Perché dire “in gran parte errate” senza fornire un solo numero verificabile non significa dimostrare un errore. È FARE PROPAGANDA. Ad oggi è stato inviato il ruolo ordinario TARI 2026. Il ruolo è stato elaborato dal gestore del programma sulla base dei dati presenti nella banca dati tributaria delle utenze domestiche e non domestiche. Non è il Responsabile dei Tributi che si mette davanti a un computer e calcola manualmente, una per una, migliaia di posizioni. E quando un cittadino segnala un’anomalia? LA POSIZIONE VIENE CONTROLLATA. Se il cittadino ha ragione, si corregge. Se non ha ragione, gli viene spiegato perché. Questa si chiama attività amministrativa. Non “caos”.
GLI ANNULLAMENTI NON SONO UNO SCANDALO
Su questo punto bisogna essere ancora più chiari. Sì, ci sono stati annullamenti e rettifiche. E sapete cosa significa? Che quando l’attività di verifica delle banche dati fa emergere una posizione non corretta, quella posizione viene verificata. Se il cittadino dimostra di avere ragione: L’ATTO SI CORREGGE. E sia chiaro: stiamo parlando soprattutto di accertamenti IMU, non di TARI. Ammesso che la differenza sia chiara a chi continua a fare confusione. Tengo inoltre a precisare che si sta lavorando su una banca dati ereditata dai precedenti responsabili del servizio. Oggi quella banca dati viene finalmente aggiornata, verificata e bonificata. Un lavoro che poteva essere fatto anche negli anni precedenti, ma che, per quanto risulta, nessuno ha mai fatto. PERCHE’? Se durante i controlli emerge un errore, correggerlo non significa creare caos. Significa fare il proprio lavoro. Sarebbe come accusare un medico perché ha trovato una malattia. Il lavoro dell’Ufficio non è collezionare atti per far pagare di più. È stabilire chi deve pagare, quanto deve pagare e chi, invece, non deve pagare. NÉ UN EURO IN PIÙ. NÉ UN EURO IN MENO.
E METTIAMO FINE ANCHE ALLA STORIA DEL “PRIMA LE CARTELLE, POI IL CENSIMENTO”
Questa ricostruzione è semplicemente fuorviante. L’attività di censimento e verifica annunciata dal Comune è un’attività distinta. E, soprattutto, c’è un fatto che dovrebbe essere molto facile da comprendere: GLI ACCERTAMENTI DEVONO ANCORA PARTIRE. È stato pubblicato un avviso. Non è stato notificato un accertamento. Non è stata emessa una nuova cartella. Non è stata inventata una nuova tassa. È STATO AVVISATO PREVENTIVAMENTE IL CITTADINO. E sapete perché? Perché io credo che un’Amministrazione seria debba mettere il cittadino nelle
condizioni di regolarizzare la propria posizione prima di arrivare all’accertamento. Parliamo di posizioni che, in molti casi, dovevano essere sistemate già da molti anni a questa parte. INFORMARE PRIMA, VERIFICARE DOPO. ACCERTARE SOLO QUANDO È DOVUTO. Questa non è persecuzione. È BUONA AMMINISTRAZIONE. Aiutare il cittadino non significa permettere a qualcuno di non pagare ciò che deve. Significa consentirgli di conoscere i propri obblighi e di adempiere correttamente.
ADESSO PERÒ PARLIAMO DEI NUMERI
Perché è qui che certe ricostruzioni iniziano a perdere consistenza.
Nel Rendiconto 2025, per l’IMU, risultano:
€ 156.000,00 di accertamenti
€ 109.135,35 di riscossioni in conto competenza
€ 24.449,17 di riscossioni in conto residui
Per un totale delle riscossioni considerate pari a:
€ 133.584,52.
Per la TARI risultano invece:
€ 155.000,00 di accertamenti
€ 117.240,89 di riscossioni in conto competenza
€ 21.764,23 di riscossioni in conto residui
Per un totale di:
€ 139.005,12.
Questi non sono numeri inventati dal Sindaco. Non sono numeri del Responsabile dei Tributi. SONO DATI DEL RENDICONTO ALLA DATA DEL 31/12/2025. Ed è su questi dati che dovrebbe confrontarsi chi vuole discutere seriamente di fiscalità comunale.
E ARRIVIAMO AL FAMOSO “60%”
Qui bisogna essere ancora più seri. In precedenti comunicazioni della minoranza sono stati messi a confronto circa 173.000 euro riscossi con circa 376.000 euro dovuti, arrivando a trasformare quel rapporto in una percentuale di cittadini che non pagherebbe le tasse. Ora fermiamoci un secondo. 173.000 euro sono euro. 376.000 euro sono euro. Non sono cittadini. Il rapporto tra somme riscosse e somme dovute non dice automaticamente quante persone hanno pagato e quante non hanno pagato. Per stabilire quanti cittadini non hanno pagato occorre analizzare le singole posizioni. Quindi, se oggi qualcuno sostiene che “circa il 60% dei cittadini non paga le tasse”, io faccio una domanda molto semplice: DA DOVE ARRIVA QUEL 60%? Qual è la fonte? Qual è l’anno? Quale tributo? IMU? TARI? Tutti i tributi comunali? Quanti sono i contribuenti? Quanti sono quelli effettivamente inadempienti? Qual è l’importo? PUBBLICATE I DATI. Perché sui
soldi dei cittadini non si può giocare con le percentuali. GLI EURO NON SONO CITTADINI. Trasformare un rapporto finanziario in una percentuale di persone significa raccontare una cosa diversa da quella che i numeri, da soli, dimostrano.
LA LOTTA ALL’EVASIONE NON SI FA CON I TITOLI
Questa è la parte sulla quale non accetto lezioni. Quando ho assunto la responsabilità dell’Ufficio Tributi, ho iniziato un lavoro di aggiornamento e verifica delle banche dati catastali e tributarie. E quel lavoro ha fatto emergere situazioni che dovevano essere controllate. È STATO FATTO E DEVE CONTINUARE. Perché io non ho nessun interesse a difendere chi non paga. AL CONTRARIO. Chi deve pagare deve pagare. Chi non deve pagare non deve pagare. Chi ha una posizione errata deve poterla correggere. Chi non è correttamente censito deve essere individuato. QUESTA È EQUITÀ FISCALE. Non propaganda.
E SUL PERSONALE NON ACCETTO IPOCRISIE
Prima, nell’Ufficio, era presente una risorsa full-time, categoria D. Oggi l’attività viene svolta con una risorsa part-time tramite agenzia esterna. Questo non è un alibi. È UNA CONDIZIONE ORGANIZZATIVA REALE. Chi ha amministrato un Comune dovrebbe saperlo molto bene. Le banche dati non si aggiornano con i comunicati stampa. SI AGGIORNANO CON ORE DI LAVORO, VERIFICHE, INCROCI DI DATI, DOCUMENTI, COMUNICAZIONI CON I CITTADINI, RICOSTRUZIONE DELLE SINGOLE POSIZIONI E, SOPRATTUTTO, CON LE DICHIARAZIONI CHE GLI STESSI CITTADINI DEVONO, PER LEGGE, PRESENTARE ALL’UFFICIO COMPETENTE. Da questo nasce una domanda spontanea: Chi prima di me ha ricoperto questo ruolo e, avendo avuto più tempo a disposizione, visto che sono passati poco più di due anni dal mio subentro, quale operazione di bonifica, controllo dell’evasione e recupero dei crediti ha effettuato? Vi state ricordando solo ora di come si amministra un Ufficio Tributi? Criticando l’operato di chi effettivamente lo sta facendo con un personale ridotto?
E ADESSO UNA DOMANDA ALLA MINORANZA
Se davvero avete riscontrato un “caos totale”, allora la domanda è semplice: DOVE SONO GLI ERRORI? Indicate l’atto. Indicate il calcolo. Indicate la posizione. Indicate la norma violata. Indicate il numero delle cartelle sbagliate. Indicate la percentuale. Indicate da dove arriva quel famoso 60%. E io verificherò tutto. Se ci sarà un errore, lo riconoscerò. Se un cittadino avrà ragione, gli daremo ragione. Perché io non ho paura dei controlli. CHI LAVORA CON I NUMERI NON HA PAURA DEI NUMERI. Ha paura soltanto chi preferisce gli slogan ai documenti.
UNA COSA, PERÒ, VE LA VOGLIO DIRE CHIARAMENTE
Mi avete chiesto di rimettere il mandato. Mi avete accusato di approssimazione. Avete parlato di caos. Avete scelto di mettere in discussione pubblicamente il lavoro di un ufficio comunale. IO NON SCAPPO. Non mi nascondo. Non mi sottraggo al confronto. Ma pretendo che il confronto sia fatto sul terreno della realtà e, trovo quantomeno singolare che uno dei consiglieri che oggi parla con tanta sicurezza del funzionamento dell’Ufficio Tributi abbia ricoperto in passato, con lo stesso Sindaco, il ruolo di Responsabile dei Tributi. Chi ha occupato quella sedia sa perfettamente cosa significa. Sa cosa significa lavorare su una banca dati. Sa cosa significa ricostruire una posizione. Sa cosa significa trovare un’anomalia. Sa cosa significa ricevere un cittadino che contesta un atto.
SA SOPRATTUTTO CHE AMMINISTRARE I TRIBUTI NON È SCRIVERE UN POST SU FACEBOOK.
IO NON DIFENDO CHI NON PAGA. IO DIFENDO CHI PAGA.
Questa è la differenza. Perché il cittadino che paga regolarmente ha diritto ad avere un Comune che controlla anche chi non paga. Il cittadino che ha ricevuto un atto errato ha diritto a vederselo correggere. Il cittadino che deve pagare ha il dovere di farlo. IL COMUNE HA IL DOVERE DI CHIEDERE SOLTANTO CIÒ CHE È DOVUTO. Questa è equità. Non significa “tartassare i soliti noti”. Significa, finalmente, evitare che siano SEMPRE I SOLITI NOTI A PAGARE PER TUTTI.
QUINDI FACCIAMO COSÌ
TARI, IMU ED EVASIONE: PARLIAMONE. Senza polemiche inutili e senza accuse gratuite.
Il confronto politico è giusto. MA DEVE ESSERE SERIO. ALLA FINE LA VERITÀ NON HA BISOGNO DI SLOGAN. Ha bisogno soltanto di essere messa davanti agli occhi dei cittadini.
ADESSO TOCCA A VOI, PERCHE’, FINO A PROVA CONTRARIA, A MANCARE DI SERIETÀ SIETE PROPRIO VOI.