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SORA – 100 ANNI FA LO SPAVENTOSO INCENDIO DELLA CATTEDRALE

di Stefano Di Palma

La cattedrale di Sora, uscita sostanzialmente indenne dalle scosse di terremoto del 1915, è stata invece devastata da un incendio che si è verificato precisamente un anno dopo ovvero nella notte del 13 gennaio 1916.

Secondo le fonti del tempo l’incendio è stato causato  dallo scoppiettio di una lampada  ad olio che, per consolidata usanza del clero appartenente al Capitolo della Cattedrale, rimaneva accesa anche di notte in onore di san Giuliano. Le fiamme si estesero dapprima su un vicino confessionale in legno, poi al pulpito dello stesso materiale e si propagarono nel soffitto della navata principale.

Con  il crollo del tetto ed il rumore da esso procurato i cittadini, all’alba, presero coscienza del tragico evento cercando di adoperarsi nello spegnimento del fuoco distruttore.

Con l’incendio sono andate perdute irrimediabilmente numerose opere tra le quali si ricordano l’antica statua lignea medievale della Madonna con il Bambino ritenuta prodigiosa per aver salvato i sorani da una epidemia di peste, il soffitto decorato nel secolo XVII ed un dipinto dello Zuccari, l’organo, alcuni quadri e numerosi arredi sacri. Emblematica sulla portata dei danni è la frase scritta da G. Squilla nella descrizione del  nefasto avvenimento che recita: “Il lungo lavoro di molte generazioni, si mutò nella cenere e nella morte”.

Dall’incendio scamparono le preziose reliquie del martire Giuliano e nel giro di poco tempo la cattedrale fu restaurata e riconsegnata alla collettività religiosa e civile grazie alla sollecitudine degli organi di Stato di competenza e del vescovo Antonio Iannotta.

L’aspetto principale che si esplicita successivamente alla distruzione provocata dal fuoco è l’alto valore di questo monumento sempre percepito nella mentalità comune ma ora suffragato dalle evidenze archeologiche e artistiche emerse dalle fiamme. Con il primo ripristino della cattedrale e le successive campagne di scavo si è compreso che si tratta di una chiesa che, in funzione del suo affascinante divenire nel corso della storia, spicca nel panorama architettonico e artistico offerto dal territorio circostante.

A partire da quella “depurazione” praticata dall’incendio si è chiarito che la cattedrale sorge su un Tempio pagano, è officiata ed adornata nel periodo medievale ed ospita un considerevole apparato architettonico-decorativo tra i secoli XVII e XVIII che si snodava lungo la navata principale e nelle cappelle gentilizie delle navate minori.

Il frutto di una storia al contempo felice e travagliata, viste le alterne fortune di cui questo edificio è stato protagonista nel corso dei secoli, appare dunque ben evidente al contemporaneo visitatore che vi si reca.

Netto appare lo stacco visivo tra la navata centrale connotata da nitide geometrie di sapore romanico e sovrastata dall’austero alzato dell’antico santuario romano nella zona del presbiterio, e le due navate laterali che presentano degli altari a seconda dei casi nell’assetto tardo-barocco, rimaneggiati dopo l’incendio oppure persi totalmente.

Nel complesso, considerando una simile situazione, le evidenze archeologiche ed architettoniche nonché le opere pittoriche e gli arredi conservati in questo vetusto monumento non possono essere considerati dalla nostra visione contemporanea come semplici stratificazioni del passato (come sembrerebbe suggerire ad un primo stato d’osservazione la loro sussistenza affatto lineare che ne rende difficile la lettura), bensì come preziosi documenti che testimoniano l’attenzione privilegiata ed il lustro di cui ha goduto nei secoli questo edificio sacro di Sora.

 

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