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SORA – CASCO O NON CASCO? TRABALLA LA MAGGIORANZA DEL SINDACO TERSIGNI?

Casco o non casco? Deve aver pensato più o meno così il Sindaco di Sora, Ernesto Tersigni, quando ha fatto le sue valutazioni sulla tenuta della maggioranza da lui capeggiata.

Alcune settimane orsono, con la vicenda Iula che teneva banco e nel pieno della contrapposizione politica creatasi dopo la frattura tra Ncd e Forza Italia, proprio nel corso di una delle tante sedute del Consiglio comunale a ciò dedicate, Tersigni ebbe modo di tuonare che “in quest’aula, siede un consigliere che non potrebbe neanche starci, avendo un procedimento a carico”.

Tutti sorpresi e, soprattutto, tutti a credere che il riferimento fosse ad un avversario politico e amministrativo, seduto sui banchi dell’opposizione, “minacciato” pubblicamente.

Macchè! Tutt’altro e, adesso, quelle parole potrebbero suonare come una sorta di avvertimento a chi, forse, nella maggioranza, ha provato a sgambettare, financo a dissentire, ed è stato invece pubblicamente redarguito, zittito e rimesso al suo posto da un Primo Cittadino evidentemente a corto di numeri, ma pronto a tutti i costi a tenere in piedi la baracca. Ad avere uno di  quegli scheletri nell’armadio che fanno tremare potrebbe essere, infatti, uno degli uomini di Tersigni, la cui maggioranza, evidentemente, non sarebbe così granitica come si vorrebbe far apparire e che sarebbe tenuta insieme con lo sputo, come dicevano i nostri nonni.

Proprio ieri, infatti, in un’aula del Tribunale di Cassino, si è discusso di un procedimento penale per tentata estorsione a carico di un imprenditore, oggi consigliere comunale, ai danni di un direttore di banca. La vicenda risale al 2007, vedendo coinvolti il consigliere, sua moglie – una commerciante, che all’epoca dei fatti gestiva un negozio di abbigliamento in centro – e il direttore di una filiale tutt’ora operativa a Sora. Prima un semplice rapporto tra cliente e servizi bancari, poi un trattamento di favore, infine una storia sentimentale tra la donna e il direttore di banca che dura fino a quando il marito-imprenditore-consigliere scopre la faccenda, fa confessare la moglie – la quale nel frattempo pare avesse rilevato degli ammanchi sul suo conto corrente – ed arriva alla richiesta al direttore di 80.000 euro. Da qui la denuncia ai Carabinieri e l’inizio del procedimento penale a carico dell’imprenditore-consigliere.

Una storiaccia, insomma, che, in Tribunale vede il prossimo appuntamento il 15 Settembre, quando – sulla vicenda – il giudice ascolterà l’imputato-marito-imprenditore-consigliere ma che, in Comune, rischia di scoppiare da un momento all’altro (sempre ammesso che si tratti di un esponente della maggioranza). Fino a che punto, infatti, il Sindaco – che adesso governa la città forte (o debole?) di nove voti contro otto – resisterebbe in bilico sapendo che una vicenda giudiziaria come quella sopra descritta potrebbe farlo cadere? Forse Tersigni punta ad allungare l’agonia e a trascinarsi fino al 2016 avendo fatto un pari e dispari con i tempi della giustizia? Ma, se così fosse, cosa racconterebbe ai suoi cittadini? Che ha governato grazie al voto di uno dei suoi che in aula non potrebbe neanche stare seduto? Ah, già! Ma questo Tersigni lo ha pure detto!

 

 

 

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