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SORA – CENTRALE TURBOGAS, ‘VERDE LIRI’ COMMENTA LA SENTENZA

Dall’Associazione di Promozione Sociale ‘Verde Liri’, a firma di Loreto Tersigni, riceviamo e pubblichiamo il comunicato di commento sulla sentenza in merito alla questione della centrale turbogas di Sora.

Sono state rese note le motivazioni della sentenza sul procedimento penale a carico di alcuni tecnici della Regione Lazio e della società Burgo – Cartiera del Sole riguardanti la nota vicenda della costruzione di una Centrale turbogas nel grande stabilimento cartario sorano.

I quattro imputati sono accusati dalla Procura di Cassino di aver, in concorso fra loro, commesso abuso edilizio, per carenze nelle procedure autorizzative e in particolare per avere omesso di sottoporre a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) un impianto di produzione di elettricità e vapore che aumentava significativamente i valori di emissioni inquinanti.

L’ Associazione Verde Liri, che nel procedimento si è costituita parte civile  con  l’impegno  dell’avv.to Roberto Donarelli di Sora, dopo avere, già al principio della vicenda nel settembre 2007,  segnalato più volte ai vari Enti le numerose carenze del procedimento di autorizzazione dell’impianto di Cogenerazione-turbogas di Sora e  i pericoli che poteva comportare la costruzione della centrale per la salute  e per l’ambiente, ritiene importante che si sia potuto celebrare questo  processo, che ha evidenziato senz’altro tutte le obiezioni già avanzate dalle Associazioni locali. Forse uno dei primi processi in Italia su questa difficile e contestata problematica.

Dopo un dibattimento durato oltre tre anni, otto udienze e numerosi rinvii il giudice monocratico O. Manuel ha assolto, perché il fatto non sussiste, gli imputati con una lunga ed elaborata sentenza di 20 cartelle dattiloscritte in cui sostanzialmente non accoglie la tesi dell’accusa del P.M. Siravo  rigettando l’ipotesi dell’abuso edilizio. Lo stesso giudice ha quindi qualificato il fatto contestato sotto il profilo di un diverso reato riguardante “le grandi opere pubbliche e private in grado di arrecare pericolo di inquinamento o rilevante impatto negativo sulla vita dell’uomo e sull’ambiente circostante senza che i relativi progetti siano stati preventivamente sottoposti alla procedura di valutazione di impatto ambientale ( cosidetta V.I.A.) riferendosi ad una precedente sentenza della cassazione del 2012. (art.181 D.lgs 22/1/2004).”  Il giudice ha messo anche in rilievo che la valutazione in seno alla Regione Lazio sulla necessità di avviare la V.I.A. andava effettuata attraverso criteri di legge, tra cui: dimensione del progetto; utilizzazioni delle risorse naturali; impatto sul patrimonio naturale e storico; zone turistiche, urbane e agricole; zone nelle quali i standars di qualità ambientale della legislazione comunitaria sono già superati, zone a forte densità demografica; aree demaniali dei fiumi; ecc. 

Nel corso del dibattimento si è analizzata la procedura adottata dai dirigenti regionali e della società Burgo nell’iter autorizzativo per la costruzione della suddetta centrale termica, tenendo conto della potenza energetica dell’impianto, delle emissioni inquinanti nell’ambiente e dei fattori ambientali e urbanistici, che hanno indotto i funzionari regionali imputati ad escludere la necessità della V.I.A.

Di diverso avviso sono le conclusioni del Collegio dei periti della Procura di Cassino e degli esperti ministeriali dell’ISPRA che in sede di dibattimento sono stati chiarissimi nel bocciare la procedura così come è stata impostata dalla Regione Lazio, ribadendo che, viste le caratteristiche dell’impianto e l’aumento di molti fattori di disturbo ambientale, era opportuno procedere alla V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale).  A proposito ricordiamo che è ormai accertato dalla comunità scientifica internazionale che gli impianti “turbogas” non sono affatto innocui o poco inquinanti, come si poteva pensare in passato ma al contrario, al di là della potenza dell’impianto, sono responsabili di emissioni di particolato ultrafine e composti organici volatili come la formaldeide particolarmente pericolosi per la salute umana.

Il primo grado di giudizio, di questa vicenda si chiude quindi con una domanda? Cosa sarebbe avvenuto se inizialmente fosse stata contestata la fattispecie di reato poi qualificata addirittura dal giudice monocratico nella sentenza finale?

L’associazione, quindi, non tanto si duole per l’assoluzione dei responsabili ma rimane perplessa dalla sentenza che sostanzialmente non ha accolto le risultanze delle perizie e i numerosi e pertinenti rilievi della Parte civile e del PM per una valutazione generale del rischio che impianti simili producono sul territorio come ormai ammette la letteratura scientifica più avanzata. Il Tribunale ha ritenuto in sostanza di non poter sindacare nel merito il procedimento amministrativo promosso dalla Società Burgo dinanzi alla Regione Lazio.

Al fondo di questa vicenda, come sempre abbiamo pensato, si dimostra la difficoltà di dirimere in sede giudiziaria con efficacia tale la materia   per la sua estrema complessità, anche in considerazione della rapida evoluzione delle ricerche scientifiche e delle risultanze analitiche ed epidemiologiche degli effetti sul territorio degli impianti energetici “turbogas”.

Piuttosto, occorre valutare con strumenti e competenze tecniche-scientifiche all’avanguardia tale problematica e   garantire effettivamente la sicurezza alle popolazioni sempre più minacciate da nuove e subdole forme di inquinamento.

Ricordiamo a proposito che proprio il comprensorio sorano negli ultimi anni risulta fra i più inquinati del Lazio con altissimi livelli di polveri ultrasottili e COV (composti organici volatili) a dimostrazione che ben altre misure andavano prese già nel 2007 in merito alla concessioni implicanti ulteriori specifiche emissioni inquinanti.

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