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SORA – DOMANI IN SCENA ‘D’AMORE E D’ACCORNA’

Riceviamo e pubblichiamo:

Ultimo appuntamento teatrale con “D’Amore e d’accorna” venerdì 26 Agosto 2016 a Sora presso piazza Mayer Ross con inizio alle 20,30 presentato dalle due associazioni culturali “I Commedianti del Cilindro” e “Voce d’Italia”

D’AMORE E D’ACCORNA è il titolo generale di uno spettacolo teatrale composto da 3 storie che hanno come tematica comune l’adulterio visto in chiave comica.

La prima storia è la farsa in atto unico di Peppino De Filippo: “Caccia grossa”, dove vedremo un marito, appassionato di caccia, alle prese con due belle corna (ma non di cervo!) con un finale a sorpresa “eduardiano”.

Nella farsa “Una persona fidata”, sempre di Peppino De Filippo, a farla da padrona sarà la furente gelosia di un nuovo Otello, il quale metterà in campo tutte le sue energie per venire a capo della verità. Entrambi gli atti unici sono stati prodotti dall’Associazione “I Commedianti del Cilindro” e diretti da Federico Mantova.

“I Commedianti del Cilindro” hanno preferito portare in scena l’argomento dell’amore tormentato attraverso la chiave di lettura della farsa poiché come diceva lo stesso Peppino De Filippo: “Io sono sicuro che il dramma della nostra vita di solito si nasconde nel convulso di una risata provocata da un’azione qualsiasi, che a noi è sembrata comica. Sono convinto insomma che spesso nelle lacrime di una gioia si celino quelle del dolore. Allora la tragedia nasce e la farsa, la bella farsa, si compie.

La terza storia “Sposatevi a mia moglie!”, messa in scena dall’Associazione Culturale “Voce d’Italia”, nasce dallo spunto di un vecchio canovaccio della commedia dell’arte, quello della “Sposa scambiata”, in cui gabbati improbabili partiti si presentavano dinanzi al sacerdote od al notaio con la persona sbagliata. La vicenda muove dal punto di vista opposto, quello di chi cerca a tutti i costi di accasare una sorella, zitella e complessata, tramite cento inganni e macchinazioni puntando sul più caro amico di famiglia. L’autore Andrea Conti, che è anche il regista dell’atto unico, si serve delle quattro maschere classiche (Pantalone, Rosaura, Lelio e Lucrezia) cambiando nome ed ambientazione, ma conservando integralmente il proprio ruolo specifico di vecchio gabbato, giovine astuta, giovine bugiardo e vecchia megera saggia. Quattro ingredienti fondamentali che si ripropongono con tutta la forza di cinque secoli di teatro e che formano la migliore delle portate comiche, dimostrando l’eterna validità della commedia all’antica.

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