Un doppiopesismo non solo sbagliato ma grave, per un’istituzione pubblica che non può selezionare la memoria in base alle convenienze politiche o agli equilibri della propria maggioranza.
Delineato il quadro, appare evidente come il Sindaco strizzi l’occhio a una precisa area politica che ha fatto del tema delle foibe l’asse portante della propria iniziativa pubblica e istituzionale.
In particolare, a quel consigliere comunale che ha assunto tale tema come perno quasi esclusivo della propria azione politica.
Una sua impostazione che affonda le radici in un percorso iniziato negli ambienti dell’estrema destra e che oggi trova piena legittimazione dentro la cornice amministrativa cittadina, con un Sindaco impegnato in una perenne operazione di equilibrio elettorale trasversale che finisce per avallarla.
Emblematica è la posizione del Partito Democratico locale che, parte integrante del sistema di potere che governa la città — il cosiddetto “distefanismo democristiano” — continua a tollerare e normalizzare tali presenze e impostazioni.
A Sora i proclami di antifascismo del PD risultano svuotati dalla pratica politica concreta e dagli assetti di alleanza.
Ricordiamo quando il dirigente provinciale del PD cassinate Danilo Grossi, in campagna elettorale, attaccò duramente l’attuale Sindaco proprio per le sue alleanze con quell’area politica.
Oggi lo vediamo invece collocato negli stessi equilibri locali, nello stesso campo amministrativo, a sostegno delle medesime dinamiche politiche e congressuali.
Tutto ciò rientra in un quadro più ampio: l’accordo politico provinciale Di Stefano–De Angelis che a Sora si traduce in un sistema privo di identità politica riconoscibile, nel quale l’antifascismo resta enunciazione formale mentre la pratica amministrativa procede tra equilibri trasversali e convenienze elettorali.
A Sora e in provincia di Frosinone prende forma un blocco di potere trasversale che svuota l’antifascismo di contenuto e riduce la memoria pubblica a strumento di legittimazione degli equilibri dominanti.
Di fronte a questa deriva culturale e politica non intendiamo tacere né adattarci.
Chi governa la città si assume la responsabilità di aver trasformato la memoria in terreno di convenienza e di aver aperto spazi di legittimazione istituzionale a culture politiche che nulla hanno a che vedere con la tradizione antifascista della Repubblica Italiana .
Anche la tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata — che, come tutte le sofferenze storiche, merita rispetto e memoria — non può essere isolata dal contesto della violenza fascista nei Balcani, dell’occupazione italiana e delle politiche di snazionalizzazione che l’hanno preceduta e alimentata.
Ridurre quella vicenda complessa a bandiera identitaria mentre il Comune dimentica di commemorare la Shoah e la memoria della Resistenza significa tradire la verità storica e piegare il dolore delle vittime a un uso politico di parte.
Noi staremo dall’altra parte: dalla parte della memoria integrale, dell’antifascismo costituzionale e della verità storica. Senza ambiguità. Senza compromessi. Senza silenzi, conclude la nota.