Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota relativa a imposte locali in due paesi della Valle di Comino, la firma Luigi Marchione
Pescosolido e Campoli, due TARI opposte: a Pescosolido aumenti fino al 29% sulle case tenute a disposizione da residenti e non residenti; a Campoli tariffe al ribasso e riduzione del 30% per l’uso stagionale o discontinuo. A Pescosolido gli aumenti più alti colpiscono proprio le case usate meno, sia dei residenti sia dei non residenti; a Campoli il regolamento le agevola.
Campoli Appennino e Pescosolido sono due paesi vicini che per anni hanno seguito percorsi abbastanza simili. Oggi, almeno sulla TARI, sembrano andare in direzioni opposte. A Campoli il Comune ha annunciato pubblicamente tariffe TARI 2026 al ribasso, parlando di “bollette più leggere”. Il regolamento prevede inoltre, su richiesta, una riduzione del 30% per le abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale, limitato o discontinuo. A Pescosolido, invece, con deliberazione del Consiglio comunale n. 16 del 13 luglio 2026 sono state approvate le tariffe TARI 2026. Nel prospetto tariffario pubblicato dal Comune è indicato un aumento del 29,48% per le abitazioni a disposizione dei residenti e del 28,24% per quelle dei non residenti.
Il rincaro riguarda quindi sia chi vive a Pescosolido e possiede un’altra casa, magari chiusa per gran parte dell’anno, sia chi abita altrove ma mantiene qui un’abitazione. Non è, dunque, una questione che interessa soltanto i non residenti. Circa il 29% è l’aumento indicato per queste categorie. La cifra della singola bolletta dipenderà anche dai metri quadrati della casa e dalla situazione del contribuente. Ma il dato resta chiaro: le abitazioni tenute a disposizione sono tra quelle colpite dagli aumenti più alti.
Prima ancora di capire come sia stato distribuito il rincaro, c’è però una domanda più generale: perché aumenta la TARI? In un passaggio della relazione tecnica approvata si legge che «non si prevedono miglioramenti dei livelli di qualità e variazioni nelle attività gestionali». In parole semplici: almeno secondo quel passaggio, si pagherà di più mentre il servizio dovrebbe restare sostanzialmente lo stesso. La domanda viene quindi spontanea: si pagherà di più per avere cosa in più? Il paradosso è ancora più evidente per le case utilizzate poche settimane all’anno o lasciate quasi sempre chiuse. Proprio perché usate poco, normalmente producono meno immondizia e, nei periodi in cui vengono abitate, possono anche trovarsi alle prese con disservizi nella raccolta già segnalati da tempo. Eppure sono tra le categorie che ricevono gli aumenti più alti.
In Consiglio comunale l’aumento medio è stato indicato tra il 5% e il 6%. Per le case tenute a disposizione, però, arriva quasi al 29%: una differenza enorme che nel verbale non viene neppure spiegata. Molti cittadini potrebbero conoscere questa decisione soltanto quando dovranno pagare la bolletta. La trasparenza non dovrebbe limitarsi alla pubblicazione formale di un atto per quindici giorni. Chi ha chiesto ai cittadini di poter governare dovrebbe spiegare e condividere con la comunità le decisioni che incidono direttamente sulle famiglie. Tasse più alte e servizi difficili non aiutano un paese già esposto allo spopolamento. Scoraggiano chi vorrebbe tornare, recuperare una casa di famiglia o acquistarne una.
Una spiegazione pubblica sarebbe quindi il minimo: perché aumenta la TARI se, in un suo passaggio, la stessa relazione afferma che non sono previsti miglioramenti della qualità del servizio? E perché gli aumenti più alti riguardano proprio le case usate meno?