Comunicati Stampa CULTURA E INTRATTENIMENTO

UNIVERSITA’ – IL CARCERE E LA MALATTIA, MERCOLEDI’ LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MAURIZIO ESPOSITO

Si svolgerà il 13 aprile p.v. dalle ore 14.30 presso  l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (Campus Folcara – Loc. Sant’Angelo) una giornata di studio sul senso del carcere e della pena, organizzata dal prof. Maurizio Esposito, docente di Sociologia generale e responsabile scientifico del Laboratorio di Ricerca Sociale della nostra Università. L’occasione è rappresentata dalla presentazione ufficiale del libro, scritto da Maurizio Esposito, Il doppio fardello. Narrazioni di solitudine e malattia di persone detenute, uscito per i tipi della Cedam di Padova da pochi giorni.

L’evento, organizzato in partnership con la Banca Popolare del Cassinate, vuole proporre una giornata di sensibilizzazione sul territorio con l’obiettivo di discutere e dibattere sul senso della pena oggi, sulla salute dei detenuti, sulle misure alternative alla detenzione e sui progetti intramurali implementati per favorire il reinserimento sociale delle persone detenute.

La presentazione, dal carattere eminentemente divulgativo, sarà finalizzata a presentare agli studenti, alle associazioni del territorio e al più ampio pubblico, la vocazione “sociale” della nostra Università. Oltre all’autore, parteciperanno Giovanni Betta, Magnifico Rettore di Unicas, Loriana Castellani, direttrice del Dipartimento di Scienze umane, sociali e della Salute, Nicola Porro, docente di Sociologia della nostra Università, Patrizia Patrizi, docente di Psicologia sociale presso l’Università di Sassari, Pasquale Beneduce, docente di Storia del diritto Uniclam, Antonio Turco, educatore penitenziario della Casa di Reclusione Rebibbia e fondatore della Compagnia “Stabile Assai” e Riccardo Vannuccini, presidente del coordinamento regionale del Lazio dei Teatri in carcere. Il dibattito sarà moderato dalla giornalista Angela Nicoletti.

Il momento centrale della giornata sarà costituito dallo Spettacolo teatrale “Scusate si so’ nato pazzo”, scritto e diretto da Antonio Turco, Sandra Vitolo e Patrizia Spagnoli (che interverranno nel dibattito a margine) e recitato dagli attori detenuti Compagnia “Stabile Assai” di Rebibbia Casa di Reclusione, fondata dall’educatore penitenziario Antonio Turco, da sempre attento alle tematiche della rieducazione in ambito penitenziario. Tra gli attori in scena, anche alcuni detenuti protagonisti del cast di “Cesare deve morire”, film dei fratelli Taviani vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2012. Lo spettacolo, e le narrazioni di vita dei detenuti, saranno una occasione per parlare di carcere, persona e pena a partire dalle “voci da dentro”, ovvero dalle esperienze di vita sociale dal punto di vista della persona reclusa. Lo spettacolo si propone come una riflessione, attraverso una sintesi descrittiva che utilizza il linguaggio teatrale, dei principali temi su cui si impernia la condizione detentiva. La rappresentazione si basa su una serie di quadri scenici: il più importante dei quali è dedicato al disagio mentale che si vive in seguito al protrarsi della carcerazione. Un riferimento specifico è, comunque, indirizzato alla mancanza di scelte in certe zone del nostro Paese in cui prevalgono i codici criminali. Ulteriori problematiche saranno sviscerate con riferimento alla condizione dei detenuti anziani e dei detenuti immigrati. La “depressione”, coma forma costante  nella condizione detentiva, soprattutto in assenza di prospettive, e lo “stigma” come motivo induttore alla categoria dei “diversi”, rappresentano altre stimolazioni che la rappresentazione propone.

La condizione di malessere psicologico spesso, sfocia in una vera dimensione di “minorazione psichica” che lacera le menti e lo spirito delle persone recluse. A questa tematica così poco conosciuta della realtà istituzionale è rivolta l’attenzione degli autori e degli attori detenuti della Compagnia. Monologhi inediti, ispirati dalla tradizione popolare ed altri tratti da Bunker, da Patrick Mc Grath, da  Ginsberg, da Burroughs e da Bukowski, si alterneranno a canzoni d’autore dedicate al carcere e alla follia.

Tra gli attori detenuti da citare la presenza di Cosimo Rega e Giovanni Arcuri, protagonisti di “Cesare deve morire”. Tra i musicisti quella di Lucio Turco, noto batterista di jazz e Barbara Santoni, significativa voce soul della capitale. Da sottolineare la presenza di Rocco Duca, unico agente di polizia penitenziaria che recita con i detenuti.

 

La giornata è patrocinata dalla Associazione Italiana di Sociologia e dalla associazione Sociologia per la Persona; inoltre, è stata accreditata dall’Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio e dall’Ordine forense di Cassino.

 

Queste le notizie sulla Compagnia “Stabile Assai” di Rebibbia.

La Compagnia Stabile Assai della Casa di Reclusione  Rebibbia di Roma è il più antico gruppo teatrale operante all’interno del contesto penitenziario italiano. Il suo esordio risale a luglio 1982 con la sua partecipazione al festival di Spoleto. Questa  storia trentennale ha consentito alla Compagnia, formata da detenuti e da detenuti semiliberi che fruiscono di misure premiali, oltre che da operatori carcerari e da musicisti professionisti, di esibirsi nei maggiori teatri italiani. La Compagnia “Stabile Assai” si è caratterizzata per la stesura di testi del tutto inediti, dedicati ai grandi temi dell’emarginazione, come l’ergastolo (“Fine pena mai”), la follia (“Nella testa un campanello”), la questione meridionale (“Carmine Crocco”), la integrazione interetnica (“Nessun fiore a Bamako”). Nell’ultimo triennio la Compagnia ha messo in scena spettacoli sulla storia criminale del nostro Paese nel periodo 1977-1992, con spettacoli specificamente dedicati alla Banda della Magliana (“Roma, la capitale”), al periodo post cutoliano a Napoli (“Nascett’n’miezz o mare), alla morte di Pier Paolo Pasolini (“Ma che razza di città”). Gli spettacoli sono stati messi in scena, in anteprima nazionale, al Teatro Parioli che ha ospitato negli ultimi 6 anni la Compagnia, nella programmazione ufficiale.

E’ da evidenziare che la Compagnia si è esibita, unico caso in Italia, nel giugno del 2009, all’interno della Camera dei Deputati alla presenza del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini, del Presidente della Commissione Giustizia del Senato On. Giulia Buongiorno e del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Presidente Franco Ionta. Nel dicembre 2010 si è esibita nell’Auditorium della Casa Madre del Mutilato di Guerra di Piazza Adriana, in uno spettacolo voluto dai vertici del Tribunale di Sorveglianza di Roma e da personaggi politici. Di particolare rilievo, inoltre, è l’attribuzione della medaglia del Capo dello Stato alla Compagnia per la valenza sociale della sua attività teatrale.  Il 30 giugno del 2011 la Compagnia ha vinto il prestigioso “Premio Troisi”. Il 14 dicembre 2011 è stata, inoltre, ospite del Sindaco Alemanno nella sala della Protomoteca, con lo spettacolo dedicato al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, “Una canzone per l’Italia”. Lo stesso spettacolo è stato rappresentato all’Università di Sassari in occasione del 450° anniversario della fondazione. Nel maggio del 2012 la Compagnia ha messo in scena “L’ultima canzone”, uno spettacolo dedicato a Osvaldo Pugliese, uno dei maestri argentini più importanti della storia del tango, spesso in carcere durante l’epoca peronista. L’opera è stata rappresentata dapprima al Teatro Golden di fronte ad esponenti dell’Ambasciata Argentina in Italia.

La Compagnia, per la stagione 2014 ha messo in scena lo spettacolo dal titolo “LA FINE ALL’ALBA” che è stato esibito in prima nazionale dal 25 al 28 aprile al Teatro Golden.

Dopo il grande successo di “La fine all’alba”, esibito 19 volte fuori dal carcere, la Compagnia metterà in scena per la stagione 2015 due spettacoli: “La verità nell’ombra” tratto dal libro di Patrizio Pacioni e dedicato alla ricostruzione della strage di Portella delle Ginestre e alla morte di salvatore Giuliano e Gaspare Pisciotta, e “Una storia bandita”, dedicata al fenomeno del brigantaggio nell’Italia postunitaria.


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