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Fiorito condannato, ecco perché

Il Gup ha spiegato i motivi della condanna di Franco Fiorito a 3 anni e 4 mesi per il reato di peculato. L’ex capogruppo Pdl al Consiglio regionale del Lazio, nonché tesoriere del partito e presidente della Commissione Bilancio aveva sostenuto che la mole di denaro a lui destinata era giustificata dalle varie cariche ricoperte, oltre che da un vero e proprio accordo tra i vari gruppi consiliari. Tesi che è stata smentita da tutti coloro che sono stati ascoltati in Procura. Tuttavia, il nocciolo del problema non era nella quantità di denaro, ma nel suo utilizzo. Scrive infatti il Gup che Fiorito “si è speso per dimostrare che il denaro entrava in virtù della tripla carica che a suo dire rispondeva auna prassi. Proprio tale prassi è probabile risponda a un generale malcostume di gestione del denaro pubblico, confluito nelle casse dei gruppi che, se vale a rendere credibile l’imputato, non lo esonera tuttavia da penale responsabilità, atteso che, laddove un accordo del genere fosse stato effettivamente raggiunto, ciò che a lui si contesta non è quanto denaro sia stato assegnato al gruppo Pdl e le ragioni di tali elargizioni, ma l’utilizzo indebito, la distrazione di tale denaro, per finalità private e non pubbliche”. Fiorito si è appropriato di oltre un milione di euro, finiti nei suoi conti in Italia e all’estero. In questo modo – ha spiegato il Gup – ha causato un danno materiale al Pdl e alla Regione Lazio “con relative conseguenze di carattere politico e istituzionale, oltre a quello arrecato ai cittadini”.

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