CULTURA E INTRATTENIMENTO

ISOLA DEL LIRI – QUEL BOLLITORE DI STRACCI DIVENTATO FONTANA

Non tutti sanno di che cosa si tratti, soprattutto le generazioni più giovani. Prendiamo perciò in prestito un interessante post che l’ex sindaco Luciano Duro ha pubblicato sulla sua pagina social (con tanto di immagine) rispetto al bollitore di stracci diventato fontana ai giardinetti di via Po, in modo per ampliare la sfera, è forse il caso di dirlo, della conoscenza.
E’ un capolavoro di ingegneria meccanica costruito all’esterno con lastre di acciaio, chiodate e ribattute senza alcuna saldatura.
All’interno un’ ulteriore sfera di ghisa per evitare la corrosione della soda caustica.
In ogni bollitore venivano cotti, in circa 5.000 litri d’acqua più la giusta quantità di soda caustica, 25 quintali di tessuto in fibra vegetale.
Le balle di canapa e lino di 4 – 5 quintali provenivano nella cartiera da tutto il mondo, erano per lo più residui militari, in special modo della marina: corde gigantesche, lenzuola, abiti e uniformi coloniali. Nella “stracceria” le donne ed i bambini provvedevano alla scelta liberando gli stracci da materiali inquinanti come bottoni, pellami, gomme, cinghie e metalli.
La Stracceria era il luogo più insalubre della fabbrica per le polveri ed i parassiti che si annidavano nelle balle compresse.
Gli stracci, erano triturati e tagliati, prima di essere immessi nel bollitore, poi attraverso un enorme imbuto si versavano i 5.000 litri d’acqua e la soda. Il tutto veniva portato all’ebollizione dal vapore saturo secco che proveniva dalle caldaie. Il ciclo di cottura durava un turno lavorativo, dalla mattina alla sera. Alla fine si faceva fuoriuscire il vapore da una valvola laterale, l’espulsione impiegava dalle tre alle quattro ore.
Il bollitore girava intorno all’asse lentamente, ogni giro durava 10 minuti. Il coperchio bullonato che si vede sulla cima della sfera era chiamato dagli operai “passo d’uomo” perché era anche l’ingresso per la manutenzione. Il prodotto bollito e cotto, si scaricava, nelle “vasche olandesi” lavato e ulteriormente triturato prima di essere trattato con cloro affinché divenisse bianco.
Il ciclo di lavorazione proseguiva con ulteriori passaggi fino ad ottenere carta da sigarette per nove mesi l’anno o con diversa lavorazione carta per gli alimenti nei rimanenti tre mesi.
Il bollitore di stracci fu collocato all”interno del giardino di Via Po e ne fu ricavata una fontana, senza tuttavia manomettere quell’opera d’arte. Ma forse per un impianto idraulico difettoso, dopo poco tempo restò a secco e smise di creare quell’effetto scenico, davvero suggestivo, specialmente di sera. Oggi la vasca è un contenitore di sporcizia e la grande sfera è incrostata da calcare. Da anni è così, a pensare allo spirito di sacrificio, di quegli operai che l’avevano curata con attenzione, perché era strumento importante del proprio lavoro e quindi necessaria per la produttività dell’azienda e di conseguenza per il sostentamento delle proprie famiglie.
Questa descrizione del funzionamento del “bollitore di stracci” – conclude Duro – la raccolsi da una coppia di vecchi operai delle Cartiere Meridionali, accompagnato dall’amico Bruno Ceroli che ringrazio. E noi ringraziamo entrambi.

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