IL RACCONTO DELLA DOMENICA

QUELLA MALEDETTA DOMENICA – 2^ PUNTATA

di Anna Maria Scampone

(Puntata precedente – Elisa, svegliata dagli schiamazzi provenienti dall’appartamento di fronte al suo, decide di andare a constatare cosa sia successo.)

La stanza era in un disordine pazzesco. Piatti con residui di cibo sulla tavola ancora apparecchiata, pentole nel lavello, briciole sui pavimenti. In un seggiolino, poggiato per terra, una neonata urlava e, a giudicare dal fetore che l’avvolgeva, aveva un urgente bisogno di essere cambiata. In equilibrio su una sedia, c’era un ragazzino di circa sette anni. Indaffaratissimo con il bricco del latte, non si era accorto dell’entrata della ragazza fino a che lei non ebbe spento il fornello.

«Ma cosa fai? Non sai che è pericoloso giocare con il fuoco?»

«Non gioco. Preparo la colazione.»

«La tua mamma dove è?»

«Tu chi sei?»

«Sono la vicina di casa. Dove è mamma?»

«Non lo so.»

«Come non lo sai?»

«Quando mi sono alzato non l’ho trovata.»

Oddio, ma che razza di madre è quella che lascia soli due bambini. Doveva fare qualcosa.

«Giovanotto, come ti chiami?»

«Davide»

«Ok, Davide, adesso cambiamo la tua sorellina.»

Quando prese in braccio la piccola, rafforzò l’idea, comunque già radicata, di non avere figli. Annotò mentalmente, i bambini puzzano. L’avrebbe aggiunto alla lunga lista dei contro. Sì, aveva una lista anche per questa faccenda dei bambini, così come ce l’aveva per le amicizie, gli amori, le faccende di casa, i divertimenti… Lei era una lista-dipendente.

«Come si chiama questa bellezza?»

«Chantal!»

«Bene Chantal, a noi due!»

Prese la bambina e la allungò sul fasciatoio. Davide corse via e tornò con degli asciugamani e dei pannolini puliti. Trotterellò di nuovo verso il bagno e tornò con una di quelle torte di pannolini che tanto andavano di moda. Anche questa pazzia andrà nella mia lista dei contro, pensò.

Togliere la tutina alla bambina fu già un’impresa, ma indursi a rimuovere il pannolino con quello che conteneva, fu una prova terribile. La bambina era imbrattata fin sulla schiena e pulirla fu un supplizio. Davide guardava divertito, per nulla turbato dallo spettacolo orripilante che aveva davanti. Chantal, dal canto suo, era sollevata dall’essere stata liberata da quel mare di merda e gorgogliava felice.

Dove diavolo poteva essere andata la loro mamma? E cosa l’aveva indotta a lasciare da soli due bambini?

Cominciava a preoccuparsi sul serio.

Si sentiva a disagio a frugare nella casa di un’estranea, ma doveva pur iniziare da qualcosa di concreto. Andò in camera da letto. A giudicare dalle coperte buttate per terra e dai vestiti sparsi in giro, la donna doveva aver avuto una gran fretta. Entrò nel bagnetto attiguo alla camera e vi trovò lo stesso caos. Sul lavandino, in mezzo a trucchi e spazzole, trovò la borsa della vicina. A una ricognizione veloce, rilevò che la donna aveva lasciato le chiavi, i soldi, i documenti a casa. Dedusse che non doveva essersi allontanata. La stessa porta aperta dell’appartamento faceva pensare che, di qualunque cosa si trattasse, la donna aveva pensato di sbrigarla in pochi minuti.

Affidò i bambini a una vicina e decise di dare un’occhiata nel palazzo. L’ascensore era bloccato.

Di nuovo, pensò. Ma mi sente l’amministratore al prossimo incontro condominiale.

Fece le scale di corsa, arrancando quando dovette affrontare le rampe che portavano al terrazzo. Nulla. Nessuna traccia della dirimpettaia. Si chiese se fosse il caso di allertare i carabinieri.

Accidenti a te, imprecò tra sé, se chiamo le forze dell’ordine, i servizi sociali ti tolgono i ragazzini. Però io non me la posso assumere questa responsabilità. Maledetta domenica del cazzo.

Decise di chiedere l’aiuto di alcuni condomini. Solo un paio collaborareono, gli altri le chiusero la porta in faccia.

«Mi ricorderò di voi, egoisti e ipocriti che non siete altro.»

Frugarono ovunque, persino nel seminterrato. Fu lì che trovarono le tracce di una colluttazione. C’erano impronte di sangue e questo li allertò.

A quel punto, non poteva più rimandare la chiamata.

(continua)