COMUNE

SORA – LE DIMISSIONI DEL SINDACO… A TEMPO SCADUTO E COL DUBBIO BLUFF

Le dimissioni presentate dal sindaco o dal presidente della provincia diventano efficaci ed irrevocabili trascorso il termine di 20 giorni dalla loro presentazione al consiglio. In tal caso si procede allo scioglimento del rispettivo consiglio, con contestuale nomina di un commissario.

E’ l’articolo 53 del Tuel: Testo unico enti locali. Questo dice la legge.

Ma che dice la politica? E’ davvero l’assenza di qualche consigliere alla seduta dell’assise civica on line la causa delle dimissioni del sindaco Roberto De Donatis? In attesa di conoscere le posizioni ufficiali delle parti ‘in causa’, la vicenda si presta a qualche considerazione che non può prescindere dal fattore tempo. Forse il sindaco le dimissioni avrebbe dovute rassegnarle quando sono cominciate le frizioni interne alla maggioranza. Al primo, al secondo, al terzo segnale bastava dire: ‘Ragazzi, se non la smettete ce ce andiamo tutti a casa‘. Magari l’ha pure detto, ma non l’ha fatto. E così ha costretto il Comune, quindi la città ad una lunga ed estenuante agonia, peraltro accentuata da oltre un anno dal maledetto virus. Ed invece ha tenuto incollata la maggioranza con lo scotch. Maggioranza, è opportuno ricordarlo, che si trova da diverso tempo ormai nella pericolosa condizione del 9 a 8, di fatto partendo da 12 a 5.

Sembra una sciocchezza, ma in realtà con un solo voto di differenza ognuno dei nove si sente un padreterno. La mattina si alza e dice: ‘Se non mettete cinque lampioni su quella strada passo all’opposizione‘. Oppure: ‘Dovete sistemare quel marciapiede nella mia zona…‘. Gli esempi sono puramente indicativi perché, con il bilancio di previsione ancora da approvare, l’impressione è che sotto sotto ci sia dell’altro. E prima o poi verrà fuori.

Nel frattempo De Donatis ha perso nell’ordine: Antonio Farina, Serena Petricca e per ultimo Augusto Vinciguerra. La rottura è solo colpa loro? E adesso è colpa di Francesco De Gasperis, oppure di Floriana De Donatis, o ancora di Alessandro Mosticone? Eppure il sindaco dimissionario aveva un esempio da non seguire: quello del suo predecessore Ernesto Tersigni, che addirittura si trovò sull’8 a 9 e venne salvato in calcio d’angolo dal salto della staccionata di Enzo Petricca in una manovra tutta interna al Pd. E questo senza contare che nel corso del mandato anche qualche suo fedelissimo talvolta non ha condiviso le scelte fatte. E poi, non solo il centrodestra, ma anche il centrosinistra ha menato randellate all’ex compagno socialista. Insomma, non pare azzardato affiancare il nome di De Donatis al sostantivo Delusione. Secondo noi è l’impressione che prevale in città. E tutto è cominciato con il siluro scagliato contro la Piattaforma Civica, affondata nella fossa delle Marianne, a 11mila metri di profondità. Piattaforma che tutto era tranne che Civica. Il primo, vero inganno perpetrato a chi ci aveva creduto.

E’ vero che amministrare oggi è complicato, non ci sono le risorse soprattutto. E’ anche vero che quando è diventato sindaco, in Comune molti non hanno fatto salti di gioia. Ma in questi anni De Donatis non ha mostrato di possedere l’autorevolezza necessaria, prestando il fianco a tutti e quattro i punti cardinali.

E infine, che senso ha dimettersi a pochi mesi dalle comunali? Sempre che non sia un bluff! Perché in giro per la città così sono intese le dimissioni. Una finta con doppio passo alla Ronaldo nel tentativo di passare per vittima quando in politica le vittime non fanno molta strada. Il primo giorno, magari, trovi un po’ di solidarietà. Poi, arrivederci e grazie.

 

 

 

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