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TG24: I Ciociari all’epoca di Fiorito & Co.

Grazie a Fiorito e ai suoi sodali democraticamente  eletti ma grazie soprattutto a quegli  elettori che li hanno votati, oggi tra le tante umiliazioni  ci ritroviamo a dover leggere sulla stampa nazionale e ascoltare, in ricordo di certe imprese peraltro tipiche di  tutti i ‘vaccari di castelliri’, gli insulti e lo sberleffo più manifesti sui ciociari in generale. Offesa imperdonabile, oltre al danno.  Si parla addirittura di ‘Ciociaria Pride’ vale a dire ‘orgoglio ciociaro’ identificato e incorporato appunto da Fiorito & Co, fatti divenire gli emblemi e i simboli della identità ciociara: cioè Fiorito  & Co sarebbero  i ciociari autentici: si perviene perfino  alla scoperta di  una ‘antropologia’ ciociara che questi personaggi  rappresentano e identificano,   cioè tutta la nobile regione ciociara  -così la chiamò Carducci- non sarebbe altro che Fiorito & Co!! Naturalmente, a riprova, i giornalisti che si occupano di tutte queste belle notizie, richiamano alla memoria perfino uomini politici  come Andreotti, Franco Evangelisti e Fanelli -senza contare quelli locali- che avrebbero rappresentato -ed educato- al meglio il ciociaro, modello ‘er batman’ & Co. Vengono ricordate  perfino le parole di Craxi, notoriamente il maestro di certe imprese, che soleva rispondere quando dubitava delle parole di qualcuno: ”Questo lo vada a dire ai pecorai della Ciociaria”. E ‘i pecorai della Ciociaria’  sarebbero, per questi commentatori,  i ciociari per antonomasia, cioè  gli impapponi, gli incapaci, i senza regole,  gli allievi migliori di Ali Babà, quali appunto certi personaggi, secondo loro e naturalmente anche alcuni  ciociari che siedono al parlamento da anni e che in realtà, senza rumore e ben acquattati, si godono la vita, a spese degli Italiani, senza fornire alcun contributo di civiltà e legalità.
Si riscontra che questo concetto ‘ciociaro’ più passa il tempo e più viene identificato solo col frusinate, cioè il ciociaro come concetto generale è divenuto solo il ciociaro della provincia di Frosinone,  cioè quello che da sempre è agli ultimi posti nella graduatoria dei capoluoghi italiani, grazie sempre e solo ai suoi cosiddetti  amministratori, quali appunto i signori testé menzionati ed altri. Molto facile. Invece la realtà è un’altra: la ciociaria frusinate è quella che rappresenta  al peggio, da sempre, la Ciociaria Storica, anzi non la rappresenta affatto in quanto nulla e niente ha mai fatto non dico per promuoverla ma almeno per conoscerla: la causa appunto della ignoranza che regna su questa regione, perché di ciò si tratta, di grande ignoranza, è imputabile tutta e senza riserva alcuna proprio alla provincia di Frosinone che  pur rappresentando la fetta maggiore della regione ciociara, mai e sempre mai ha fatto qualcosa per divulgarne quello che è stata e ancora è: perché questo è stato il livello generale dei cosiddetti amministratori. Certo è ben vero, disgraziatamente, che i ciociari che oggi abitano questo territorio sono in gran parte i tipici rappresentanti di Fiorito e di Abbruzzese (basti pensare che circa 50.000 persone hanno eletto e scelto  questi due rappresentanti del popolo!!) & Co perché, sia detto chiaramente, i ciociari che aspirano a situazioni differenti di solito vanno via da qui, o addirittura emigrano. Qui restano, e  distruggono, quelli che qui vengono ‘scelti’ dalla popolazione, cioè coloro che poi si rivelano esserne dei bubboni e delle escrescenze maleodoranti.  Certamente un tipo di Ciociaria è ben rappresentato e individuato dai Fiorito, dai Fazzone, dagli Abbruzzese  & Co, come pure da certi personaggi eletti addirittura al Parlamento Europeo -non si fa distinzione di partito- pur non sapendo nemmeno dove si trovi Strasburgo e pur non sapendo  dire nemmeno ‘buongiorno’ in una lingua straniera:  ma questi connotano e impersonano solo una faccia della Ciociaria,  e quella certamente, paradossalmente, meno ciociara:  non vogliamo dire quale in verità, è la faccia vera, pur se tutti lo capiscono.
Senza incomodare l’antichità e senza iniziare da Atina Potens e anche da ancora prima, limitandoci ad oggi, la Ciociaria, quale entità storica e folklorica e culturale cioè quale entità civile quindi colta e democratica, cito a memoria, è  rappresentata e illuminata da personaggi come Amedeo Maiuri, Ennio Morricone, Antonio Valente, Anton Giulio Bragaglia e fratelli, Pietro Ingrao, Francesco Paolo Ingrao, Libero de Libero,  Giuseppe Micheli, Arturo Ciacelli, Licinio Refice, i Cardinali Aloisi Masella, Giuseppe De Sanctis, Mimì Pecci Blunt, Tina Lattanzi, Luigi Pietrobono, Amleto Cataldi, Umberto Mastroianni, Gina Lollobrigida, Nino Manfredi, Caterina Valente, il Maresciallo Graziani, dai  tanti magistrati della Cassazione, dai tanti professori universitari, dai giudici, e qualche presidente,  della Corte dei Conti, dai professionisti che siedono in numerosi consessi nazionali e internazionali, da Anacleto Verrecchia, da Tommaso Landolfi, da ciociari all’estero quali Edoardo Paolozzi, Alberto Morrocco, Jack Vettriano, Coluche, Charles Forte e numerosi altri grandi imprenditori e artisti; da Maria Antonietta Macciocchi, Giovanni Colacicchi, Domenico Purificato, da Severino Gazzelloni, don Vincenzo Paglia, da Marcello Mastroianni. Anni fa, nel 1999 -sembra oggi-  scriveva l’eroico Luciano Renna: “…in questa Ciociaria che non è solo degrado, devianze, delitti senza colpevoli, misfatti senza aggettivi”, ma soprattutto  questi personaggi sommariamente testé  ricordati, tra cui ancora Eleuterio Arcese, Luciano Zeppieri, Filippo Coarelli, Antonio Pennacchi… Ma se si ricorda che i primi libri stampati in Italia dopo Gutenberg lo furono non a Venezia o a Firenze o a Napoli bensì  in Ciociaria, che le prime glosse in lingua italiana furono pronunciate e scritte non a Milano  o a  Firenze o Pisa bensì in Ciociaria, che la prima impostazione tipografica moderna alla stampa, tra l’altro con la punteggiatura e il corsivo, è dovuta ad un ciociaro e non a un milanese o a un torinese, che il libro più letto e più diffuso, dopo la Bibbia, era la Regola Benedettina pure scritta in Ciociaria e certamente non a Bologna o a Padova, allora  -e qui ci fermiamo- si comprende bene come colossale e imperdonabile e perfino pregiudizievole è la ignoranza della essenza della Ciociaria e, di riflesso, come Fiorito e tanti altri come lui, quasi tutti senza arte né parte e allievi di Ali Babà, di ciociaro hanno solo il luogo di nascita. E i rispettivi elettori, che sono quelli che per ragioni loro li hanno sdoganati,  non pare che si distinguano molto  da quella ‘gente’ che il Leopardi con grande delicatezza definiva ‘zotica e vil’, mentre il Padre Dante, più pertinente e più icastico,  parlava di ‘matta bestialitade’.

Michele Santulli

Fonte: http://www.tg24.info/sora/i-ciociari-allepoca-di-fiorito-co-i-ciociari/