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Ecco il “latte sintetico”

Israele ha autorizzato la produzione di latte sintetico, ovvero prodotto artificialmente in laboratorio sfruttando dei lieviti specializzati e il processo di fermentazione. In questo video vediamo nel dettaglio cos’è e come si produce.

Dopo la carne coltivata, arriva il latte “sintetico”. Israele ha autorizzato l’azienda israeliana Remilk alla produzione e commercializzazione di latte prodotto artificialmente in laboratorio: è completamente “animal-free” in quanto sfrutta solamente dei lieviti specializzati per la produzione delle proteine del latte, tramite processo di fermentazione. Così facendo il prodotto ottenuto non contiene lattosio e colesterolo, ma neanche tracce di antibiotici o ormoni. Ma come si produce? Può essere un’alternativa ecosostenibile al latte vaccino tradizionale? Quali sono i pro e i contro?

Come si produce il latte “sintetico”
Prima di vedere nello specifico il metodo di produzione di questo novel food, è necessario porsi una domanda. È corretto chiamarlo latte “coltivato” al posto di latte “sintetico”? Risponderemo a questa domanda dopo aver capito come si produce

Come già anticipato, si sfrutta un processo di fermentazione da parte di lieviti. I lieviti sono organismi formati da una singola cellula in grado di produrre, grazie appunto al processo di fermentazione, l’alcol etilico delle bevande alcoliche.

Quello che si va a fare è semplicemente una modifica genetica al lievito: si inseriscono le “istruzioni” su come si producono le proteine del latte nel DNA del lievito. Questo è stato possibile in quanto è stato già identificato nel DNA delle vacche quale fosse il gene responsabile della produzione delle proteine.

Successivamente, i lieviti specializzati in produzione di proteine vengono fatti crescere e proliferare all’interno dei cosiddetti “fermentatori”, esattamente come per la birra. Qui i microrganismi si moltiplicano rapidamente e producono le proteine del latte.

Vengono poi aggiunti vitamine, minerali, grassi non animali e zuccheri (quindi niente colesterolo o lattosio) per formare un latte “animal-free”, da cui sarà possibile ottenere qualsiasi prodotto lattiero-caseario immaginabile!

Possiamo quindi chiamarlo latte “coltivato”? Beh, tecnicamente il latte non è formato da cellule e quindi non si può “coltivare” il latte. È vero, dato che arriva da lieviti coltivati si potrebbe chiamare così ma non sarebbe propriamente corretto. E latte “sintetico”? Le proteine del latte vengono effettivamente sintetizzate dai microorganismi, ma ci sono tanti altri componenti che vengono aggiunti e quindi non è “sintetico” al 100%.

Quindi? Si potrebbe più correttamente e genericamente chiamare “latte non animale” oppure sarà necessario inventare un neologismo.

Il latte “sintetico” è più ecosostenibile?
Premessa: si tratta di una produzione ancora poco diffusa a livello mondiale quindi al momento non è possibile dire con esattezza qual è il suo impatto.

Detto ciò, la produzione di latte sintetico avrà probabilmente un impatto positivo in termini ambientali rispetto alla produzione di latte vaccino che, a conti fatti, è quello più impattante. Produrre latte in laboratorio potrebbe potenzialmente ridurre la quantità di acqua utilizzata e soprattutto, non usando animali, limitare di moltissimo le emissioni di gas serra in atmosfera. E vista la situazione nella quale ci troviamo, si tratta di un parametro tutt’altro che trascurabile.

Possibili svantaggi
D’altra parte, così come gli allevamenti, anche questi impianti occupano spazio, oltre che a richiedere importanti quantità di cemento e plastica per la loro costruzione. Anche il consumo di energia elettrica potrebbe non essere trascurabile. Ribadiamo però che si tratta di ipotesi e al momento non ci sono studi sull’argomento. Ad ogni modo, come tutte le nuove tecnologie, man mano che prenderanno piede, diventeranno sempre più efficienti e sostenibili, riducendo consumi ed emissioni.

Un’ultima possibile criticità legata alla produzione del latte sintetico potrebbe essere la proprietà intellettuale. Infatti la ricetta del latte sintetico potrebbe diventare qualcosa di gelosamente custodito da brevetti, che verrebbero contesi dalle grandi multinazionali biotecnologiche coinvolte nella sua produzione.
Senza accesso a questi brevetti, quindi, non ci sarebbero piccoli produttori locali, come quelli del settore lattiero-caseario tradizionale.

Credit: Geopop