LA POLEMICA

Arce – Indennità e rimborsi, Rosanova non molla

L’assessore Alessandro Proia nella sua vana e vuota replica, non fa che confermare le nostre (e non solo nostre) perplessità sull’opportunità dei rimborsi di 9.700 euro nel 2022 da parte del Comune di Arce alla società privata per la quale lavora.

Non molla la vicenda il consigliere comunale di minoranza Alfonso Rosanova che torna sull’argomento sollevato nei giorni scorsi. Nella controreplica aggiunge: E’ vero e non era certo in discussione il fatto che la legge preveda, nei limiti previsti, che il Comune rimborsi al datore di lavoro le ore o le giornate di effettiva assenza del lavoratore che esercita funzioni pubbliche (art. 79  e 80 TUEL). Nessuno ha mai detto che la maggioranza che governa Arce abbia agito contro la legge oppure Proia sia un fuorilegge.

Poi osserva: Il nostro rilievo è relativo alla sensibilità personale degli amministratori e allo spirito di servizio che dovrebbe animare l’attività politica. Tutte cose che sembrerebbero mancare a chi governa Arce. E, per questo, non ci sorprende che tale rilievo non sia stato inteso. Considerando che l’assessore Proia ha scritto di avere “una disponibilità di 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 al servizio della collettività”, i casi sono due:                     – O l’assessore Proia aveva chiesto che le attività inerenti l’esercizio delle funzioni pubbliche o buona parte di esse (come ad esempio le sedute di giunta), venissero svolte al di fuori degli orari di lavoro e non è stato accontentato perché non ha trovato la stessa disponibilità da parte del sindaco e degli altri amministratori; Oppure non lo ha mai chiesto. Senza contare le possibilità di “cambio turno” in fabbrica: circostanza che magari non si sarebbe mai potuta realizzare per mera sfortuna. Cosa certa, è che lo stesso Proia ha  confermato di costare al comune di Arce circa 1.800 euro mensili, al pari di altri assessori.

Continua dichiarando che le indennità percepite le spende quasi tutte in attività e sostegni inerenti il suo assessorato (bilancio? Cultura? innovazioni tecnologiche?). Inoltre sottolinea che è un umile lavoratore dipendente a sostegno di famiglia monoreddito, di cui di certo non abbiamo dubbi, come non abbiamo dubbi sul fatto che potrebbe ottemperare all’attività amministrativa coinciliando meglio i tempi ed utilizzare così i  9.700 euro  in modo mirato e programmato a vantaggio della comunità oppure richiedendo l’aspettativa non retribuita che gli avrebbe garantito l’intera indennità e la piena disponibilità al servizio dell’Ente. Di certo – conclude Rosanova – ancora una volta ad Arce ci rimettono i cittadini.